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A Reggio Calabria al via il progetto #StreetSport

22 Luglio Lug 2016 1156 22 luglio 2016
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Lo sport di strada e di cittadinanza protagonista nei luoghi del disagio e della criminalità grazie a un progetto del Centro sportivo italiano che porta animazione, educazione e legalità

Investire a fondo perduto sui giovani. È questa la scelta del Centro sportivo italiano di Reggio Calabria, come spiega il presidente Csi reggino e consigliere nazionale Paolo Ciccciù che con i dirigenti e i volontari del Csi provinciale è in calzoncini e maglietta per animare le piazze della città. «In questi giorni in cui la nostra Reggio è martoriata da notizie nefaste, che fotografano una società “al rallentatore”, noi proviamo a “vivere e custodire” quegli spazi del cuore che gli altri pensano di progettare a suon di milioni di euro».

Lo Sport - come ricorda una nota del Cs di Reggio Calabria - non può restare un’opera incompiuta, soprattutto quando non mancano mani e gambe pronte a scattare in piedi nel nome del servizio. Capita ad Archi Cep, a Scaccioti, così come a Cataforio e San Salvatore. Tre quartieri, in modi e con responabilità diverse, abbandonati a se stessi dalle Istituzioni. Da ArchiSport allo StreetSport ciò che è emerso è il grande bisogno di animazione e d’incontro. «Purtroppo gli Enti di Promozione Sportiva, a volte, si rinchiudono nell’ufficiale ed in ciò che porta profitto», commenta Cicciù. «Promuovere attività sportiva libera e come nel caso di ArchiSport un piccolo esercizio di orientamento sportivo non è più remunerativo, perciò viene abbandonato. Invece la ricchezza sta nelle strade, nelle piazze, nei campetti abbandonati, dove giovani, anche di etnie diverse, scendono sullo stesso campo di gioco e si incontrano».

Partita di pallone ad Archi Cep

L’esperienza di ArchiSport in questo senso è preziosa: una giornata di animazione sportiva di strada promossa assieme al Cereso (Centro sportivo di solidarietà) e al gruppo dei volontari e delle Suore Francescane Alcantarine. Tanti, tantissimi giovani migranti si sono ritrovati per le strade assieme ai ragazzi del Cep e del rione Scaccioti. «È triste pensare che per molti quei piccoli atleti sono solo numeri abbiamo toccato con mano la povertà e il disagio e in fondo un pallone che rotola è bastato per far tornare sorrisi e far incontrare mondi, apparentemente lontanissimi», prosegue Cicciù. Così campi abbandonati, piazzette, discariche a cielo aperto, strade e vicoli “attenzionati dalla criminalità” sono diventate spazi di legalità e partecipazione vivi e custoditi”. Un pallone, un canestro e una rete hanno reso unici e divertenti i pomeriggi dei nostri ragazzi. Da Archi a Cataforio, per il Csi, il passo è breve.

Da dieci giorni animatori e volontari sono “impolverati” in tornei di calcio e pallavolo e nelle attività ludico/motorie per i più piccoli. Nel progetto sono coinvolti tutti i ragazzi della Parrocchia di San Giuseppe di Cataforio e San Salvatore. Un’iniziativa condivisa col territorio, con la presenza costante delle famiglie ad osservare i propri ragazzi giocare e divertirsi in modo semplice.
«La colpa è di chi pensa che lo Sport è tale solo se esaltato da grandi palcoscenici invece è nelle periferie, tutte le periferie, che dobbiamo muoverci con più attenzione e dedizione. Abbiamo anche fatto un gemellaggio, tra la parrocchia di Sant’Alessio D’Aspromonte e quella di Cataforio - San Salvatore», soggiunge il presidente provinciale del Csi. «È stata occasione di crescita per due comunità messe ai margini, ma ricchissime sotto il profilo umano e relazionale». Le iniziative estive del Csi, però, non saranno solo un’esperienza estemporanea destina a chiudersi. «La cosa bellissima è che all’indomani dell’avvio di queste attività siamo stati subissati di richieste da altri territori, soprattutto da parrocchie che hanno riconosciuto la gratuità e l’efficacia del nostro progetto “#StreetSport”» conclude Cicciù. «Vogliamo far diventare, questa dell’animazione sportiva di strada, una buona prassi per un territorio che delimita lo sport nell’orticello della competizione agonistica, non cogliendone gli aspetti più puramente civici, educativi e di partecipazione».

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