Ambiente

2000 chilometri di coste italiane coperte dal cemento

5 Agosto Ago 2016 1620 05 agosto 2016

Nel dossier “Italia, l’ultima spiaggia - lo screening dei mari e delle coste della Penisola”, il WWF denuncia la presenza di 2000 km di barriere di cemento, costruite negli ultimi 50 anni, sulle coste italiane. Inoltre nel documento si mette a confronto la situazione del 1988 con quella di oggi: i 167 interventi che hanno cambiato la morfologia della nostra fascia costiera sono per il 95% causati dall’espansione edilizia

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Nel dossier “Italia, l’ultima spiaggia - lo screening dei mari e delle coste della Penisola”, il WWF denuncia la presenza di 2000 km di barriere di cemento, costruite negli ultimi 50 anni, sulle coste italiane. Inoltre nel documento si mette a confronto la situazione del 1988 con quella di oggi: i 167 interventi che hanno cambiato la morfologia della nostra fascia costiera sono per il 95% causati dall’espansione edilizia

Negli ultimi 50 anni le barriere di cemento hanno preso il posto delle coste italiane. A denunciarlo il WWF Italy nel dossier “Italia, l’ultima spiaggia – lo screening dei mari e delle coste della Penisola”. Cemento e mattoni lungo 2000 Km di costa. Inoltre il 25% della piattaforma continentale italiana è interessata da attività di estrazione degli idrocarburi con 122 le piattaforme offshore attive e 36 istanze per nuovi impianti; il trasporto via mare fa dell’Italia il Paese in Europa (dopo Olanda e Regno Unito) per quantità di merci containerizzate. Mentre il 45% dei turisti italiani e il 24% di quelli stranieri sceglie le nostre località costiere come meta di vacanza. Anche l'attività di pesca è in caduta verticale perchè il 93% degli stock ittici è sovrasfruttato.

Gli studi dell’equipe coordinata dal professor Bernardino Romano dell’Università dell’Aquila, ha documentato come la densità dell’urbanizzazione in una fascia di 1 km dalla linea di costa è passata nella Penisola dal 10 al 21%, mentre in Sicilia ha raggiunto il 33% e in Sardegna il 25%.

Tra il 2000 e il 2010, secondo l’Istat, sono stati costruiti 13.500 edifici, 40 edifici per Kmq, nella fascia costiera di un km dalla battigia (nei versanti tirrenico e adriatico) e più del doppio sulla costa ionica. E se il ritmo delle nuove edificazioni fosse quelle registrato tra il 2000 e il 2010, nei prossimi 30 anni avremmo su scala nazionale almeno altri 40.500 nuovi edifici nella fascia di 1 km dalla battigia.

La maglia nera della densità urbanistica (con indici di urbanizzazione che vanno dal 50 al 60%) è da assegnare al versante tirrenico (con quasi tutta la costa della Liguria, il Lazio centro-meridionale e la Campania centro-nord) e al settore emiliano-romagnolo/marchigiano/abruzzese del versante adriatico, c’è da notare che il sistema dei 100 parchi e riserve e degli oltre 200 siti costieri della Rete Natura 2000 costituisce un argine alla espansione edilizia.

Ciò è vero in particolare sul versante tirrenico con i parchi nazionali del Pollino e del Cilento che scardinano la continuità edificatoria nel Sud d’Italia, mentre sul versante adriatico si rileva la mancanza di aree protette di estensione significativa che possano al momento fare da diga. Ciò avviene in una situazione in cui comunque le aree tutelate sono sottoposte ad un crescente assedio, visto che, secondo elaborazioni originali su foto satellitari contenute nel dossier WWF, che hanno raffrontato la situazione dal 1988 ad oggi.

I 167 interventi che hanno cambiato la morfologia della nostra fascia costiera sono per il 95% causati dall’espansione edilizia (per il 58.7% strutture turistiche, per il 19% insediamenti residenziali, per l’11% infrastrutture portuali) e vanno ad interferire con 107 siti di interesse comunitario (SIC), tutelati dall’Europa, sui circa 400 siti comunitari marini e costieri.

Qui sotto il Pdf con il report completo

Foto: M.Gunther/WWF

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