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Violenza

Gli abusi sulle donne nei campi profughi in Grecia

10 Agosto Ago 2016 1039 10 agosto 2016
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La denuncia arriva da Narasha Bowler, giornalista dell’agenzia di stampa Thomson Reuters. È stata pubblicata sul sito della loro Fondazione. «È difficile stare qui nei campi profughi in Grecia», le ha raccontato Warda, una delle rifugiate. «Lo è soprattutto per le donne»

È difficile per tutti stare qui, ma soprattutto per le donne. Loro sono esposte alle molestie da quando lasciano il loro paese fino al loro arrivo in Europa», ha raccontato Wanda a Narasha Bowler, giornalista dell’agenzia di Stampa della Thomson Reuters. Warda rimane anonima per ragioni di sicurezza.

Quando Warda, 18 anni, ha lasciato la sua città, Idlib, in Siria, sapeva che ad attenderla ci sarebbe stato un viaggio lungo e difficile; ma non poteva immaginare che il fatto di essere una giovane donna avrebbe aumentato i pericoli da affrontare.

Negli ultimi quattro mesi la ragazza ha vissuto in un campo profughi improvvisato vicino al porto del Pireo, ad Atene, con il suo fidanzato e sei familiari che hanno compiuto insieme a lei il pericoloso viaggio verso la Grecia attraverso la Turchia.

Costretta a condividere la tenda con i suoi genitori e a usare bagni misti, si sente soffocata dall’assenza di riservatezza. Inoltre è terrorizzata dagli uomini del campo; ci sono molti afgani e siriani, giovani e soli, che se ne stanno seduti in gruppetti a fare commenti su tutte le donne che vedono.

«Agli afgani piace molestare le ragazze che si trovano nel campo. A loro non importa che io sia fidanzata o musulmana», racconta la ragazza. «Quando ci infastidiscono, non abbiamo nessuno a cui rivolgerci. È davvero spaventoso».

Secondo Amnesty international, le richiedenti asilo sono esposte alla violenza, allo sfruttamento e alle molestie sessuali da quando lasciano l’Iraq e la Siria fino a quando arrivano in Europa. Secondo le ultime stime dell’Onu, il 55% dei migranti passati per la Grecia a gennaio sono donne e bambini, più del doppio rispetto allo scorso anno.

Da quando è arrivata a Lesbo, lo scorso mese di marzo, Mariam Hussain, di 17 anni ha più volte cercato di separarsi dal padre, un uomo che da tempo la sottopone ad abusi psicologici. Dopo mesi di maltrattamenti e tentativi falliti di essere assegnata in un altro campo, ha cercato di uccidersi.

«Ero molto depressa. Lo sono ancora”, dice Mariam, spiegando anche che gli operatori del campo non hanno fatto nulla quando ha chiesto di essere separata dal padre. “Anzi, gli hanno raccontato tutto».

Hussain sta riponendo tutte le sue speranze nel compimento di 18 anni, a settembre. «Non vedo l’ora che arrivi il 12 settembre. Spero di potermi liberare finalmente di lui», racconta.

Fonte Thomson Reuters Foundation

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