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Accoglienza: comuni, comunità e unioni montane pronte a fare la loro parte

16 Agosto Ago 2016 1407 16 agosto 2016
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La montagna è capace di accogliere più delle aree urbane, creando progetti dal basso tra i Comuni, con le associazioni locali, la rete del volontariato, la Caritas, le parrocchie. Le zone montane sono diverse dalle città nella capacità di creare opportunità di crescita, sviluppo, manutenzione e tutela del territorio, protezione ambientale, ma anche salvaguardia dei servizi pubblici locali, a partire dalle scuole

Ci sono tanti territori che stanno facendo la loro parte. Ci sono Enti locali che credono profondamente nell'accoglienza e nell'importanza di dare un futuro a chi è stato meno fortunato e oggi ha bisogno di speranza. Ci sono Comuni che guardano alla loro storia e sanno quanti dei cittadini delle vallate alpine e appenniniche, tra il 1850 e il 1970 sono stati costretti a emigrare in diversi Paesi europei e oltreoceano; lì erano considerati, in molti casi, bestie, costretti ai margini. Ricordare questa storia delle nostre comunità è un monito oggi. Ci sono Comuni che stanno scegliendo di lavorare insieme sul fronte dell'accoglienza. Di essere più uniti anche su questo fronte. Succede nel Biellese ad esempio dove l'Unione dei Comuni montani della Valle di Mosso ora punta sul progetto Sprar, un vero e proprio intervento di accoglienza gestito insieme dai Comuni che metteranno a disposizione le strutture e si occuperanno della gestione.

Luoghi per accogliere

A Pettinengo, 59 migranti sono una vera "risorsa", grazie a corsi di formazione, stage e opportunità di lavoro. Ma anche nuove amicizie e due matrimoni misti già celebrati. L'associazione Pacefuturo dal 2014 ha accolto oltre 300 richiedenti asilo. Comune e parrocchia, nel centro biellese, fanno la loro parte in ottima sinergia. Il Comune di Ormea, grazie all'impegno e alla determinazione del Sindaco Giorgio Ferraris, con tanti altri amministratori del territori, ha bloccato le spirali di demagogia attorno al tema dell'accoglienza. E ha guidato un percorso oggi tra i più virtuosi, con gli immigrati richiedendi asilo - anche di Chiusa di Pesio - che lavorano in concorso con l'Ente Parco e diversi Comuni del territorio. A Pamparato, il Comune ospitata una famiglia di richiedenti asilo: si sono integrati nella comunità che costruisce opportunità di coesione. Vale anche per Vogogna, nell'Ossola, per la bassa Val di Susa, con 15 Comuni uniti nel gestire un percorso di coesione e impegno, in accordo con la Prefettura di Torino. Non senza le parrocchie e molte associazioni di volontariato locali. Lavorano, fanno manutenzione del verde pubblico e pulizia di boschi. Anche in Val Maira, il presidente Roberto Colombero ha chiesto ai Comuni di agire insieme sul fronte dell'accoglienza dei migranti. Nelle Valli di Lanzo, i migranti accolti in diversi Comuni (tra cui Lemie e Pessinetto) hanno formato un coro che canta in piemontese, due (fortissime) squadre di calcio, diverse attività che creano opportunità di lavoro e volontariato per le donne e gli uomini fuggiti dalle guerre e dalle miserie. In Canavese, a Castellamonte, Borgiallo, Montalenghe i migranti lavorano in accordo con i Comuni: modelli che si stanno estendendo e diventano esempi per altri centri. A Chiesanuova, dal 2001 arrivano stranieri di tutte le etnie e di tanti Paesi: da 15 anni si fa integrazione con il Comune in prima fila. In Val Chisone e in Val Pellice, dal 2011 a oggi, l'Area migranti della Diaconia Valdese ha promosso e realizzato numerosi progetti di accoglienza e supporto a richiedenti asilo e rifugiati. Forte l'impegno di Saluzzo in questi mesi nell'accogliere, Comune e Caritas insieme, i migranti che arrivano in città e nella zona per la raccolta della frutta.

I dati oltre la retorica della crisi

I dati prodotti dalla Fondazione Montagne Italia, presentati a ottobre 2015 alla Camera dei Deputati - spiega Marco Bussone, vicepresidente Uncem Piemonte - raccontano «che non siamo in presenza di nessuna invasione, ma anche che gli stranieri da vent'anni stanno rimpiazzando la manodopera autoctona che non svolge più determinati mestieri e integrandosi sia nelle filiere di produzione agroalimentari, sia per le manutenzioni ambientali e la cura del territorio». Vale anche per i migranti richiedenti asilo. «La Regione, con l'assessorato all'Immigrazione - prosegue Bussone - ha messo a disposizione dei Comuni un vademecum che permette ai Sindaci di orientarsi tra normative complesse e spesso in continuo cambiamento. Così i migranti possono anche prestare lavori alle comunità, essere coinvolti in corsi e attività di formazione, partecipare alle attività delle associazioni e supportare gli Enti locali ad esempio in manutenzione di aree verdi. Impegni che permettono coesione. Vale per tutti quanto fatto negli ultimi anni da Riace, paese 'rinato' grazie ai migranti, presentato dai media di tutto il mondo per la sua capacità di accogliere».

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