Idee

Il filo rosso che lega Adriano Olivetti a Jacques Maritain

22 Agosto Ago 2016 1453 22 agosto 2016

Per la Collana Intangibili della Fondazione Olivetti è uscito"Adriano Olivetti e Jacques Maritain per un’economia più umana: persona, industria e sviluppo integrale". La recensione della ricercatrice della Fondazione Mattei, Annalisa Percoco

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Per la Collana Intangibili della Fondazione Olivetti è uscito"Adriano Olivetti e Jacques Maritain per un’economia più umana: persona, industria e sviluppo integrale". La recensione della ricercatrice della Fondazione Mattei, Annalisa Percoco

Sono stati di recente pubblicati nella Collana Intangibili della Fondazione Adriano Olivetti gli Atti del Convegno “Adriano Olivetti e Jacques Maritain per un'economia più umana. Persona, industria e sviluppo integrale” promosso a Roma il 26 marzo 2015 da Fondazione Olivetti e Istituto Maritain.

Il volume raccoglie le riflessioni proposte da studiosi ed esperti su due uomini, un filosofo e un imprenditore, due profili esistenziali differenti, ma che “hanno creduto fino in fondo – come evidenziato dal Segretario Generale dell'Istituto Internazionale Jacques Maritain, prof. Curcio - nell'attualizzazione di un progetto straordinario che avesse la persona come punto fermo del loro pensiero e del loro agire”.

Tra la “visione antropologica” di Maritain e il “sogno industriale” di Olivetti esiste, dunque, un punto di convergenza tutt'altro che utopico, che ritrova nel rispetto della dignità della persona il fine ultimo dell'agire umano.

Detto in altri termini, la riflessione di Maritain sulla centralità della persona si pone a fondamento del sogno industriale di Adriano Olivetti, costruito sulla volontà di orientare e dominare i mezzi, compresi quelli produttivi, per perseguire uno sviluppo integrale, non solo materiale ed economico, ma anche morale e culturale: in sintesi, per realizzare un modello di “sviluppo della persona, con la persona, per la persona”, come ricordato nella relazione di Tommaso Di Ruzza.

Ivrea, peraltro candidata a patrimonio UNESCO, rappresenta il luogo dove sono nate e si sono sviluppate una riflessione e un'azione straordinarie che il mondo intero ricorda ancora oggi: il lavoro non è sempre alienazione, ma costruzione, solidarietà, dono, crescita personale e comunitaria.

Questo progetto di “nuova cristianità economica fondata sulla persona”, proposto dal filosofo Maritain, trova poi compimento nel modello e nell'organizzazione dell'impresa di Olivetti, centrata sul rapporto di interazione continua e indissolubile tra impresa, territorio e comunità.

Questo tentativo sociale della fabbrica di Ivrea, come definito dallo stesso Adriano Olivetti nel discorso che egli tenne in occasione dell'inaugurazione dello stabilimento di Pozzuoli nel 1955, è espressione della dimensione spirituale dell'imprenditore piemontese, capace di interrogarsi, ricercare e attualizzare una vocazione nella vita di una fabbrica, altra rispetto alla ricerca unicamente del massimo profitto.

Olivetti, cioè, è già consapevole che il denaro di per sè non risolve i problemi di un territorio e di una comunità, ma solo nella misura in cui sia in grado di attivare responsabilità, voglia e capacità di fare, fiducia, solidarietà e capitale sociale.

Ecco emergere la missione, la vocazione dell'impresa secondo Olivetti: l'impegno costante e continuo a migliorare e qualificare la vita dell'uomo e la società. Un fine etico, lo stesso che caratterizza anche la gran parte della riflessione di Maritain.

E' proprio il mondo del lavoro, allora come ora, a rappresentare un luogo primario in cui l'uomo è chiamato a operare una scelta e a vivere come persona, secondo le regole dell'amore, del rispetto e della solidarietà.

Sono le relazioni umane, la dimensione spirituale e comunitaria, i legami e i vissuti, segnati da gratuità e reciprocità, a conferire il senso ultimo della vita e del lavoro dell'uomo all'interno della Comunità: si raggiungerà un vero e duraturo sviluppo solo quando i valori della Persona avranno informato ogni dimensione della vita umana, con un'armonica fusione tra i valori materiali e quelli spirituali.

Lo ricorda bene Laura Olivetti nella sua relazione; il fine ultimo del lavoro e della vita di Adriano Olivetti va rintracciato nella redenzione dalla miseria, umana prima ancora che economica: la salvezza dell'uomo è resa possibile attraverso la cultura, l'istruzione, il bello, il vero e i luoghi di lavoro.

E' lungo questo percorso umano e culturale che Olivetti incontra, tra gli altri, Maritain, come documentato in una corrispondenza epistolare tra i due che si colloca tra il 1946 e il 1952.

Il percorso di lettura e interpretazione di queste due grandi figure proposto in questo volume proietta il lettore immediatamente nel tempo contemporaneo.

L'incontro tra i due si colloca in una cornice storica, politica ed economica particolare; le loro analisi, elaborate nei difficili anni della ricostruzione dopo il secondo conflitto mondiale e dopo gli orrori dei regimi totalitari, condividono la critica nei confronti di un modello di sviluppo ingiusto e ben lontano dai valori della solidarietà e dell'equità sociale, oggi diremmo poco sostenibile. Le loro riflessioni, il loro impegno sul piano dei diritti umani, la loro azione, come emerge dalle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo indirizzo di saluto, risuonano oggi come allora come un monito all'adozione di comportamenti, tanto nella sfera personale quanto in quella pubblica, che creino le condizioni per uno sviluppo sostenibile incentrato sulla persona e sulla comunità.

Una visione organica dello sviluppo non può prescindere dalla valutazione di implicazioni etiche, quali il rispetto della persona, della sua affermazione fisica e morale, della sua dignità, e la considerazione del bene comune.

In questo nostro tempo di “crisi”, che è innanzitutto una crisi di senso, Olivetti e Maritain ci insegnano a riflettere sulla necessità di perseguire nel contempo uno sviluppo antropologico ed economico.

Il volume restituisce la fotografia di un incontro profondo tra pensiero e vita che fanno di queste due figure un unicum, un incontro che, come ricorda Francesco Miano, “[…] è un insegnamento per l'attualità: riuscire a cogliere l'assoluta necessità di un incrocio, di un intreccio, tra il pensiero e la vita e potremmo dire tra il pensiero e l'azione, tra la ricerca intellettuale e l'agire etico, tra la dimensione privata e la dimensione pubblica”.

La lettura di queste due figure, così come riproposta nei contributi ospitati nel volume, ci pone di fronte a un intellettuale non distante dalla realtà e a un imprenditore che coltiva il senso e la ricerca del pensare: in sintesi, a pensiero e azione insieme.

Nella situazione attuale, infatti, non può esistere sviluppo senza un'etica che orienti l'agire umano, dal momento che lo sviluppo è un processo integrale che interessa aspetti politici, economici, sociali, culturali ed ecologici. Se tale processo non viene orientato da contenuti e obiettivi etici, lascia questioni insolute e produce risultati controversi e ambigui.

Non basta, allora, fruire, occorre un'etica della fruizione, non basta produrre, occorre un'etica della produzione, non basta agire, occorre un'etica dell'azione umana.

Quale etica? Scrive Papa Benedetto XVI, “L’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento; non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona”[1]. Solidarietà e sussidiarietà diventano le parole concrete con le quali si sviluppa un’etica amica della persona.

Questo volume ci consegna un'interpretazione e una guida utili per l'oggi: abbiamo un bisogno enorme di una ricerca intellettuale sempre più impegnata nella vita quotidiana e nella vita pubblica; nel contempo, c'è sempre più bisogno di un comportamento etico e responsabile dell'impresa e dell'economia in genere.

L'impresa deve essere concepita come il luogo per antonomasia dove si alimenta la relazione tra individui, tra individui e organizzazione, tra individui, organizzazione e territorio, rapporto in grado di condizionare economia e società.

La lettura del volume ci immerge, oltre che in una dimensione fatta di una sintesi equilibrata e armonica tra pensiero e vita, anche in un mondo di relazioni.

La riscoperta di questa dimensione comunitaria rappresenta oggi un'ulteriore priorità. Lo stare bene, come meta della vita di ognuno di noi, dipende dall'impegno e dalla capacità delle persone, in relazione tra loro, di coniugare i valori propri con quelli degli altri, della società, delle istituzioni e dello Stato.

Questo è l'invito che lo stesso Papa Francesco rivolge a tutti gli uomini e le donne di buona volontà nell'Enciclica Laudato sì. Secondo il Pontefice, lo stesso degrado ecologico è specchio della rottura dei legami di integrazione e di comunione sociale che connotano i nostri tempi.

Quello che sta accadendo negli ultimi anni sul piano della crisi economica, finanziaria, politica, civile ed ecologica in Italia, in Europa, nel Mediterraneo e a livello mondiale ci ricorda che il recupero della dimensione comunitaria è indispensabile proprio per preservare l'essere stesso della persona, i suoi valori, la sua azione e la sua libertà.

Jacques Maritain

Nel pensiero di Maritain e nell'esempio di Olivetti è possibile rintracciare una possibile via da percorrere: anche l'industria, e il mondo economico, produttivo e finanziario tutto, possono porsi come fine l'elevazione dell'uomo, il suo riscatto morale insieme al riscatto di un territorio e di una comunità.

Valore provocatorio e allo stesso tempo propositivo di Adriano Olivetti che, associato al contributo che il pensiero di Maritain può offrire alla politica e all'economia di oggi, inducono a ritrovare e rafforzare il fine vero della politica e dell'economia, facendone strumenti di una autentica promozione dell'umano e di rilancio di due valori essenziali: “il valore della comunità, cioè della complessità, e quello della persona come individualità”.

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