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#Terremoto

Il diario di Andrea, comunicatore e volontario ad Amatrice

25 Agosto Ago 2016 1626 25 agosto 2016
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La mia notte ad Amatrice, restare attaccati all'unica presa rimasta libera di una ciabatta per caricare il telefono e alle stelle che si vedono da Amatrice la notte quando è tutto buio che sembrano le poche cose rimaste su, a quella frase scritta una volta da uno che si chiama Lev Tolstoj «Se c’è qualcuno che dirige le cose della vita, vorrei rimproverarlo. È troppo difficile e spietata»

È stata la volta che mi è venuto da pensare che, pure se è sottile ci si può ritrovare a sperare di riuscire ad attaccarsi ad un pelo d'acqua. È qui ad Amatrice, dove il mare più vicino é comunque tanto lontano, che gli schiocchi vengono da sotto i piedi e li fanno alzare di continuo, schiocco di terra dopo schiocco di terra.

E allora, l'unica cosa da fare, almeno adesso, è restare attaccati a qualunque cosa, anche qualcosa di sottile come un pelo d'acqua, come riuscire a vedere un abbraccio silenzioso e lungo tra chi ce l'ha fatta, al freddo della notte di un giorno iniziato troppo presto, a un cartoncino con scritto "primo soccorso" appiccicato a un palo, restare attaccati una coperta portata da chissà dove e all'ultima tacca di batteria di telefono per mandare la buonanotte a chi stanotte ha dormito (magari al caldo), restare attaccati all'unica presa rimasta libera di una ciabatta per caricare il telefono e alle stelle che si vedono da Amatrice la notte quando è tutto buio che sembrano le poche cose rimaste su, a quella frase scritta una volta da uno che si chiama Lev Tolstoj «Se c’è qualcuno che dirige le cose della vita, vorrei rimproverarlo. È troppo difficile e spietata», al fazzoletto di carta piegato tante di quelle volte per quanto ha fatto male quello schiocco, restare attaccati ai rumori dei cicalini continui dei superpowermezzi della macchina dei soccorsi e agli sdong dei pali e delle traversine di metallo che incrociate tra loro fanno una tenda. E dopo una notte così continuare a restare attaccati al thè caldo, al caffe, ai cornetti spaccati con dentro la Nutella per colazione.

Insomma restare attaccati, un'altra volta, dopo lo schiocco, come uno che è rimasto attaccato ad una lista

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