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La regione più accogliente? Il Lazio

2 Settembre Set 2016 1627 02 settembre 2016

Sul podio anche Sardegna e Toscana. Lombardia solo quinta. Calabria e Molise chiudono la classifica stilata dalla Fondazione Moressa, stilata in base a un indice di benessere socio-economico e non solo al numero degli stranieri ospitati

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Sul podio anche Sardegna e Toscana. Lombardia solo quinta. Calabria e Molise chiudono la classifica stilata dalla Fondazione Moressa, stilata in base a un indice di benessere socio-economico e non solo al numero degli stranieri ospitati

Secondo i dati recentemente diffusi dall’Istat, in Italia ci sono 1 milione e 582mila nuclei familiari che vivono in povertà assoluta vale a dire in condizioni che impediscono di soddisfare, secondo la definizione dell’Istituto di ricerca, un paniere di fabbisogni essenziali, come un’alimentazione adeguata, un’abitazione riscaldata e il minimo necessario per vestirsi, comunicare, informarsi, muoversi sul territorio, istruirsi e mantenersi in buona salute. Si tratta di oltre 4,5 milioni di persone: il 7,6% dei residenti in Italia.

A livello territoriale è sempre il Mezzogiorno a registrare i valori più elevati di povertà assoluta. Ma l’aumento si è concentrato soprattutto nelle regioni del Nord, a causa dell’ampliarsi del fenomeno tra i nuclei familiari di soli stranieri.

In Italia ci sono 517mila famiglie con soli stranieri in povertà assoluta che incidono sul 32% del totale delle famiglie al di sotto della soglia”, osservano dalla Fondazione Leone Moressa che da anni si occupa di analizzare l'economia dell'immigrazione. “Se invece si contano le famiglie in povertà relativa (2.678 famiglie a livello nazionale), il 21% è rappresentato da immigrati. Di questi 562mila, oltre la metà vive nelle regioni del Nord”.

“La differenza di incidenza della povertà fra le famiglie composte da soli stranieri e quelle composte da soli italiani indica come la congiuntura economica abbia colpito più duramente gli immigrati, in particolari coloro che ricoprono mansioni dalla bassa qualifica e lavorano nei settori più colpiti dalla crisi”, sottolineano dalla Fondazione Moressa.

Ma quali sono le cause profonde della povertà regionale? Per rispondere a questa domanda, l’istituto di ricerca, sulla base dei dati Istat, ha stilato una classifica delle regioni italiane in cui gli immigrati hanno le maggiori possibilità di emergere dal rischio di povertà.

“A tal fine, abbiamo analizzato alcuni indicatori economici a livello regionale suddivisi in due categorie: intensità lavorativa che racchiude informazioni relative alle chance occupazionali, all’imprenditorialità e alla retribuzione media dei lavoratori stranieri residenti, e mobilità sociale che misura invece la presenza di imprenditori sulla popolazione immigrata, la percentuale di giovani che scelgono un liceo, la dotazione finanziaria degli immigrati che inviano denaro in patria”

Il risultato finale è un indice di benessere socio-economico che assegna un valore 100 per la regione con le migliori opportunità e 0 per quella peggiore.

È emerso così che le regioni con le maggiori opportunità socio-economiche sono quelle del Centro: Lazio, Sardegna e Toscana. Generalmente, invece, le regioni del Nord sono caratterizzate da una forte intensità lavorativa a cui non corrisponde un’altrettanta elevata mobilità sociale.

Nello specifico, il LAZIO registra il tasso di occupazione degli stranieri più alto (63,5%, rispetto alla media nazionale del 58,9%) e uno dei più bassi tassi di popolazione straniera inattiva (24,8%, contro il 29,7% nazionale). Molto alto anche il tasso di occupati in professioni elevate (8,0%, contro il 6,8% nazionale). Sempre nel Lazio si registra uno dei valori massimi di rimesse pro-capite (1.426 euro annui, quasi 400 euro in più rispetto alla media nazionale) ed è molto alta la componente giovanile che sceglie un liceo (47,5%).

Al secondo posto dell’indice elaborato dalla Fondazione Moressa, troviamo la SARDEGNA, caratterizzata da un alto tasso di occupazione (62,2%) e da un’alta percentuale di occupati in professioni elevate (9,1%). Molto elevati anche il valore di rimesse pro-capite (1.308 euro) e il tasso di imprenditorialità: quasi un quarto della popolazione straniera (23,7%) è titolare o socio di azienda.

In terza posizione troviamo la TOSCANA, in cui il tasso di occupazione raggiunge quota 60% ed è molto alto il valore aggiunto delle imprese straniere. “In questo caso incide molto la presenza cinese, come dimostra il valore elevato di rimesse pro-capite (1.424 euro annui)”.

Mentre la Lombardia, che stando ai dati dell’ultimo Rapporto immigrazione di Caritas italiana e Fondazione Migrantes, è la regione con il più alto numero di immigrati, (23%), si colloca solo in quinta posizione. “Questo perché nonostante tassi di occupazione alti, (il 60%), le possibilità per gli immigrati di migliorare le proprie condizioni socio-economiche sono minori rispetto ad altre regioni”.

In fondo alla classifica troviamo Molise e Calabria, le regioni che hanno registrato le performance più basse in entrambe le categorie, in particolare in termini di rimesse pro-capite, tasso di iscritti al liceo, e presenza di imprenditori sul totale della popolazione straniera residente.

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