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Il sostegno al reddito? Non sia più strumento di consenso

5 Settembre Set 2016 1523 05 settembre 2016
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Il Governo ha varato uno degli strumenti in cantiere per il contrasto alla povertà, il Sostegno per l'inclusione attiva. Per il presidente di Federsolidarietà però, «è indispensabile che non ci si concentri solo sulla prima infanzia, ma anche alle tante forme della povertà educativa che non hanno età. La fascia di popolazione più colpita è infatti quella degli adolescenti e dei giovani»

Giuseppe Guerini

Di lotta alla povertà se ne parlava da decenni, ma fino ad ora tutti gli interventi realizzati, avevano contribuito soltanto a moltiplicare i rivoli di una spesa che negli anni si sono stratificate in una moltitudine di interventi polverizzarti e farraginosi, speso dispersivi ed iniqui, gestiti da molteplici e diversi livelli della Pubblica Amministrazione.

Si è generato così un sistema premiale per furbi “professionisti” dell’assistenzialismo, più che un vero sistema di sostegno per persone davvero in situazione di povertà. Ora lo Stato italiano, per la prima volta si appresta a mettere in campo, un piano di misure strutturali, a cui va aggiunto l’altrettanto importante accordo raggiunto dal Governo con le Fondazioni dell’Acri, per promuovere interventi di contrasto alla povertà dei minori, con particolare riguardo alla povertà educativa.

Abbiamo l’occasione di affrontare la situazione drammatica delle povertà, come conferma il rapporto annuale dell’Istat, che descrive un’Italia con oltre 4,5 milioni di persone in povertà assoluta. Come tutte le occasioni importanti, la cosa peggiore sarebbe quella di non coglierne la portata innovativa: le misure previste non sono esaustive o infallibili, ma ora quello che serve è un percorso di attuazione rigoroso ed efficace.

Occorre che mentre si implementa il nuovo piano, si metta mano ad un riordino delle diverse misure di sostengo al reddito che vengono erogate da diversi enti, che assomigliano molto ad interventi per conquistare consenso da parte degli amministratori locali. Pensiamo alla selva di buoni, voucher e contribuiti che si sono erogati nei territori per sostenere cure domiciliari, per le quali sarebbero molto più opportuni servizi strutturati.

Allo stesso modo, per quanto riguarda le misure di contrasto alla povertà educativa, è indispensabile che non si concentrino sulla prima infanzia, ma siano aperte alle tante forme della povertà educativa che non hanno età! Anzi credo, che la fascia di popolazione che paga più caro sia proprio quella degli adolescenti e dei giovani.

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