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Gli italiani? Magri, viziosi e primi in Europa nell'uso della sharing economy

8 Settembre Set 2016 1609 08 settembre 2016
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Presentato il rapporto Coop 2016 che racconta come sono cambiati gli italiani. Siamo i più magri d'Europa e abbiamo detto no alla carne rossa, -13% in 6 anni. Capofila nell'utilizzo della sharing economy con 120 piattaforme di servizi collaborativi attivi a cui ha aderito il 5% dei consumatori. Ma anche i più viziosi: 8 milioni e 559 mila gli italiani che eccedono nel consumo di alcool e il volume della raccolta del "gioco" totalizza 88,2 miliardi di euro, 4,5% in più rispetto al 2014. Le slot machine le più utilizzate e cresce anche il gioco online...

Che italiani siamo diventati? Cosa mangiamo? Come spendiamo i nostri soldi? Cosa ci piace? A queste domande ha provato a dare una risposta il Rapporto Coop 2016. Presentato oggi, il lavoro di 370 pagine redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Ref. Ricerche, il supporto d’analisi di Nielsen e i contributi originali di Iri Information Resources, GFK, Demos, Nomisma e Ufficio Studi Mediobanca, svela delle interessantissime sorprese sul popolo italiano.

Per esempio lo sapevate che noi italiani siamo tra i più magri d’Europa? Ebbene sì. 20 milioni della popolazione fanno sport e ben 16 sono gli “sportivi fai da te”: i sedentari in movimento, per capisci, quelli che invece di prendere l’ascensore usano le scale. Poi abbiamo deciso di mangiare di meno e più “global”: nel primo semestre del 2016 il consumo di cibo etnico è salito dell’8%. Ormai siamo fuggiti dalla carne, meno 13% in sei anni, e sempre più acquistiamo cibi light. Però siamo anche un Paese di “vecchi” e più soli. Più poveri e disuguali...

Questo Paese è cambiato e continuerà a cambiare. Ma a scorrere tutte le pagine del report, una cosa è chiaro: quasi sempre siamo i primi; in bene come in male. Avete presente la sharing economy? Ecco dal rapporto emerge che l’Italia è sempre “più condivisa”.

«La sharing economy è un’ area del consumo nella quale
 il nostro Paese ha assunto il ruolo riconosciuto di capofila», spiega Albino Russo, direttore generale di Coop. «Per effetto della disponibilità del consumatore a sperimentare modalità alternative di scambio e trasferimento di beni
e servizi».

E, come si legge nel rapporto, fondamentale è stato l’intervento del legislatore nel regolamentare tutti gli aspetti giuridici, economici e fiscali di questo fenomeno. L’Italia è stato infatti il primo Paese al mondo ad aver avviato in Parlamento un iter normativo, lo “Sharing Economy Act”, che risale al mese di maggio 2016, con il quale il legislatore ha inteso disciplinare la piattaforma digitale come strumento per la condivisione di beni e servizi.

In Italia sono operative circa 120 piattaforme di servizi collaborativi e vi ha già aderito il 5% dei consumatori italiani (3 milioni di individui), il
 dato più alto in Europa insieme 
alla Spagna, mentre un ulteriore 30% ha dichiarato l’intenzione di sperimentare la sharing economy nel prossimo futuro.

Gli italiani sono poi coloro che più
di tutti in Europa ne apprezzano i benefici: la possibilità di risparmiare denaro (in qualità di utente) e di avviare attività micro imprenditoriali senza l’intermediazione di altri soggetti (nelle vesti di fornitore), così come il sentimento di appartenenza ad una community e l’attenzione all’ambiente che vengono associati al consumo collaborativo.

Risultato questo dell’ effetto di quella distruzione creativa che la tecnologia ha portato nella vita quotidiana di tutte le persone. Non a caso gli italiani sono diventati sempre più digital ed anche più social mentre il telefonino è diventato il nostro migliore amico…

Da un primato positivo, indice che l’Italia sa sfruttare le nuove innovazione tecnologiche, ad uno negativo: alcol, fumo, droga e gioco continuano a crescere, per un Italia che continua ad essere “viziosa”. Sono 8 milioni e 559 mila gli italiani che eccedono nel consumo di alcool, quasi il 16% della popolazione adulta, in aumento rispetto al 2014, di cui un buon 7% responsabile di un uso smodato. Tra i più giovani, con meno di 18 anni, circa il 20% ha un comportamento a rischio.

Per quanto riguarda il “gioco” il volume della raccolta, definita dal complesso delle giocate, totalizza la cifra di 88,2 miliardi di euro, in crescita del 4,5% sull’anno precedente. La spesa dei giocatori, che rappresenta la quota della raccolta che non torna in vincite e che va a remunerare la filiera del gioco e l’Erario, è cresciuta anch’essa, arrivando a 17,1 miliardi di euro (+1,3%), 214 milioni di euro in più.

Tra i giochi di Stato la più utilizzata è la slot machine. «La spesa dei giocatori in apparecchi
 da intrattenimento ha raggiunto nel 2015 la cifra di 6,6 miliardi di euro, in aumento del 3,5% sul 2014», si legge nel report. «Altri 2,5 miliardi di spesa cadauno sono stati destinati a Video Lottery, terminali per giochi di abilità e fortuna, alle tante lotterie (che assommano le tante lotterie istantanee a la più tradizionale lotteria Italia) e al lotto. Quest’ultimo, in particolare, ha conosciuto negli anni recenti un ritorno di interesse: nell’ultimo anno il volume delle giocate al lotto è aumentato di quasi 450 milioni di euro (+6,8%), con buona pace della spesa dei giocatori, cresciuta di 127 milioni di euro».

In forte crescita è anche il gioco online; la spesa dei giocatori online italiani è stata nel 2015 pari a 821 milioni di euro (in crescita del 13%). Inoltre, continua il rapporto, «secondo i dati dell’Osservatorio sul Gioco Online del Politecnico di Milano aumentano le concessionarie del gioco che offrono servizi per smartphone (oltre 400 iniziative offerte, il 50% in più rispetto al 2014). L’identikit del giocatore online è quello del maschio, residente al centro-sud e con un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Anche se sale il numero di utenti attivi al mese, la frequenza di gioco è in diminuzione».

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