FILIPPO MONTEFORTE:AFP:Getty Images REGENI Amnesty
Diritti umani

Senza verità l'Italia non invii un nuovo ambasciatore in Egitto

9 Settembre Set 2016 1446 09 settembre 2016
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C'è anche Aoi - l'associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale - con A Buon Diritto, Antigone, Coalizione Italiana per le Libertà ed i Diritti Civili, Amnesty International, insieme alla famiglia Regeni e al suo avvocato, a chiedere al governo di congelare ogni decisione perché «è urgente un segnale di continua pressione e di insoddisfazione sulla gestione del caso Regeni»

Anche l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi) fa proprio l’appello rivolto di recente al governo italiano da: A Buon Diritto, Antigone, Coalizione Italiana per le Libertà ed i Diritti Civili, Amnesty International, insieme alla famiglia Regeni e al suo avvocato. «Chiediamo con forza al governo italiano di “congelare” ogni eventuale decisione di inviare in Egitto l’ambasciatore Cantini, designato e nominato dalla Farnesina in sostituzione del precedente Massari, richiamato a suo tempo dal Cairo per consultazioni» si legge in una nota. «Riteniamo, infatti, - continuano - che sia urgente un segnale di continua pressione e di insoddisfazione sulla gestione del caso Regeni, così come sulla situazione relativa ai diritti umani nel Paese. Un segnale al quale chiediamo siano accompagnate misure ancor più incisive, verso l’operato del governo di un Paese non sicuro per chi si vuole impegnare per i diritti umani, le libertà fondamentali, lo stato di diritto»

Il fatto è che a poco più di sette mesi dalla tragica fine di Giulio Regeni, scomparso e ucciso dopo essere stato sottoposto a torture in Egitto, come sta emergendo con chiarezza, non è stata fatta ancora giustizia nella ricerca della verità. Né i passi compiuti dal governo italiano sono all’altezza della gravità di una situazione che si protrae ormai da mesi, sullo sfondo di uno scenario di continue violazioni dei diritti umani in quel Paese, considerato un partner strategico chiave per l’Italia nel Mediterraneo e nell’intero Medio Oriente.

Anche i risultati dell’ennesimo incontro tra investigatori italiani ed egiziani, avvenuto nelle scorse ore, non appaiono, agli occhi di Aoi per nulla incoraggianti. Nel frattempo, come denunciato dall’ong egiziana Al Nadim, solo nel mese di agosto sono stati registrati ben 12 casi di omicidio, 76 di tortura, 30 di negligenza medica e 19 di sparizioni forzate di attivisti ed esponenti della società civile egiziana. La notizia della liberazione su cauzione dell’avvocato difensore dei diritti umani Malek Adly, impegnatosi nel caso non può indurci ad abbassare la guardia. Altri attivisti sono ancora incarcerati o rischiano la loro incolumità fisica come Alaa Abdel Fattah; i sindacalisti dei cantieri navali di Alessandria sono in attesa di esser processati da un tribunale militare per aver protestato pacificamente per i loro diritti.

Aoi, inoltre è promotrice della campagna Difendiamo i diritti umani cominciando da chi li difende per un ruolo diverso dell’Italia su diritti umani e democrazia in Egitto.

Nella foto in apertura di Filippo Monteforte/Afp/Getty Images una recente manifestazione per chiedere "Verità e giustizia" sul caso Regeni

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