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Senza dimora

Housing First, primo bilancio dopo due anni di sperimentazione

13 Settembre Set 2016 1213 13 settembre 2016
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L’abitazione è il punto di partenza e non l’obiettivo finale di un percorso di contrasto alle persone senza dimora. L’approccio Housing First prevede infatti il passaggio diretto dalla strada all’appartamento con un accompagnamento assertivo di un team di operatori che sostenga le persone. A due anni di distanza dall’avvio della sperimentazione italiana sono state accolte 510 persone in 176 alloggi

L’approccio Housing First (HF) si sviluppa negli Stati Uniti sin dal 1992 quando Sam Tsemberis avvia a New York “Pathways to Housing”, un programma di contrasto alla homelessness, finalizzato ad offrire un accesso in appartamenti indipendenti a persone senza dimora croniche con problemi di salute mentale e/o di disagio sociale. Quello che caratterizza HF è il ritenere l’abitazione come il punto di partenza e non l’obiettivo finale di un percorso di contrasto alle persone senza dimora. La disponibilità di una casa, il supporto di un team territoriale di operatori, l’integrazione sociale e il ritorno progressivo alla vita di comunità, sono considerati aspetti indispensabili per l’approccio HF.

L’operatività di HF si inserisce nel sistema dei servizi sociali e sanitari esistente rispetto al quale però antepone il diritto alla casa prima di ogni altro passaggio assistenziale o terapeutico. Nelle politiche sociali in Europa e in Italia prevale quello che si definisce approccio a gradini (staircase approach), un sistema di accoglienza e accompagnamento progressivo e vincolante per le persone senza dimora dove il passaggio dalla strada al dormitorio, da questo alle comunità, ai gruppi appartamento, e, infine, a un alloggio autonomo sono tutti passaggi necessari che la persona deve dimostrare di saper raggiungere (sobrietà, astinenza, autonomia finanziaria, ecc). Con il tempo questo approccio ha reso evidenti molti limiti riconducibili sia alla eccessiva standardizzazione dei passaggi a scapito di un progetto personalizzato che consideri i bisogni e la centralità della persona sia alle difficoltà incontrate dagli assistiti di raggiungere risultati ambizioni in assenza di un accompagnamento e sostegno educativo.

L’approccio HF prevede invece il passaggio diretto dalla strada all’appartamento con un accompagnamento assertivo di un team di operatori che sostenga le persone per tutto il tempo necessario a recuperare uno stato di benessere e integrazione sociale e, soprattutto, si basa sull’autodeterminazione della persona e su un obiettivo di riduzione del danno.

I numerosi elementi di innovazione presentati dall’approccio HF, unitamente ai diversi risultati positivi conseguiti dalle sue sperimentazioni negli Stati Uniti, in Canada e in diversi Paesi Europei, hanno spinto la Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora (Fio.PSD) ad avviare una sperimentazione nel contesto nazionale con la costituzione nel marzo 2014 di una rete denominata Network “Housing First Italia” (NHFI). L’espansione del network e l’intervento di advocacy della Fio.PSD ha già consentito di supportare l’approvazione, a dicembre 2015, delle Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con dodici città metropolitane.

Nel giugno 2016, per un anno, è stata inoltre avviata la campagna #HomelessZero rivolta al mondo politico, dell’associazionismo, del lavoro, della salute, alla società civile e all’opinione pubblica per richiamare la loro attenzione e invitarli a partecipare attivamente in una logica di welfare generativo alla messa in campo di azioni coordinate in cui le persone senza dimora siano parte integrante e che abbiano come finalità il riconoscimento della dignità umana e l’esigibilità dei diritti inviolabili già riconosciuti dalla Costituzione Italiana.

Il network, inoltre, si è dotato di un sistema di monitoraggio nazionale che ha permesso di avere una banca dati comune relativi al quadro del piano organizzativo di ogni ente, indagine condotta dall’Istituto di Ricerca IRES/FVG, e alle condizioni di salute e benessere degli utenti, indagine condotta dall’Università di Padova.

A due anni di distanza dall’avvio della sperimentazione italiana si può trarre un primo bilancio delle esperienze attivate e dei risultati raggiunti. Innanzitutto la sperimentazione HF è attiva in dieci regioni (Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Calabria e Sicilia) e gli enti che partecipano al network sono 53. Si tratta di comuni, enti ecclesiastici o religiosi, cooperative sociali e altre organizzazioni ascrivibili a soggetti del no profit che erogano direttamente servizi di contrasto alla grave marginalità e che hanno deciso di aderire al Network prevalentemente per consolidare e promuovere esperienze innovative nei confronti delle persone senza dimora.

Il numero delle persone accolte nelle progettualità delle organizzazioni attive, rilevato alla data del 30 marzo 2016, si attesta a 343 adulti e se a questi si aggiungono i 167 figli delle famiglie accolte si raggiunge un totale di 510 accolti. Le persone adulte accolte nei progetti HF sono prevalentemente maschi (68,2%), di queste 154 sono accolte come famiglie (73 famiglie). Dei presenti al 30 marzo 2016 le persone accolte nel 2015 sono 114 mentre 229 sono quelle entrate nel corso dei primi mesi del 2016.

Le persone accolte nel 2016, in analogia con quelle presenti sin dal 2015, presentano una forte multi problematicità: rispetto a dieci domini di problematicità della diagnosi sociale d’ingresso (famiglia, casa, lavoro, reddito, istruzione, salute, dipendenze, devianza, autosufficienza e socialità) il dato medio che coinvolge gli accolti è di circa 5 domini. Reddito, casa e lavoro sono gli aspetti di disagio predominanti e coinvolgono almeno 8 persone su 10 accolti; assenza di reddito o reddito insufficiente, assenza di lavoro o precarietà, senza tetto e senza casa risultano le problematicità specifiche più rilevanti. Problematiche di salute, di socialità, di famiglia e di scolarità sono il secondo gruppo di disagio degli accolti e coinvolgono 4/5 persone ogni 10 accolti; malattie, esclusione o marginalità, scarse competenze scolastiche e professionali, difficoltà familiari sono le specifiche problematicità di questo gruppo. Per le restanti dimensioni si registrano incidenze inferiori.

Uno dei punti qualificanti dell’approccio HF è comunque la compartecipazione di almeno il 30% delle proprie entrate da parte delle persone accolte: il 47% degli adulti coinvolti nei programmi HF concorre con proprie entrate o dei propri familiari alle spese del progetto personale. Le persone accolte nel 2015 e uscite dal programma HF si attestano a 60 unità pari al 34,5% del totale, solo per 26 persone, il 15,0%, viene valutato con esito negativo.

Gli alloggi dei progetti HF che accolgono le persone sono 176. Di questi il 60% è stato acquisito nel libero mercato immobiliare, il 21% è nelle disponibilità delle organizzazioni del network e il 19% è stato recuperato dal patrimonio immobiliare pubblico. Del totale gli alloggi singoli per persone sono il 26,7%, i singoli per famiglie il 43,7% e soltanto il 29,6% sono alloggi condivisi. Mentre due terzi degli alloggi singoli sono stati acquisiti nel libero mercato gli alloggi condivisi sono in disponibilità delle organizzazioni gestori dei progetti per circa il 50%.

Per quanto riguarda i beneficiari, vengono indagate le dimensioni della salute e dell’integrazione sociale e il grado di soddisfazione per il servizio erogato attraverso l’utilizzo di scale di misura adottate a livello internazionale nella ricerca su HF, somministrate per via telefonica a tutte le persone inserite nei programmi di sperimentazione, all’ingresso in casa e ogni sei mesi.

Per quanto riguarda la salute dei beneficiari, su 127 interviste, la media della salute fisica e mentale è sotto la media generale della popolazione italiana, dato che rimane invariato ancora a distanza di sei mesi.

Per quanto riguarda invece l’integrazione sociale delle persone accolte, viene indagata sia l’integrazione fisica, intesa come partecipazione ad attività ludico-ricreative all’interno della comunità, sia l’integrazione psicologica, intesa come senso di appartenenza al luogo in cui si vive (come casa e come quartiere). Su 47 intervistati, a distanza di sei mesi dall’ingresso in appartamento, il 76,6% dichiara di aver incontrato persone per bene un caffè o pranzare/cenare insieme, il 63,8% ha fatto amicizia con nuove persone, e il 38,3% ha partecipato a un evento organizzato dalla comunità (dati relativi all’ultimo mese dalla data dell’intervista). Per quanto concerne l’integrazione psicologica, l’80,85% dichiara di sentirsi a casa nel luogo in cui vive. Questo dato è il linea con il grado di soddisfazione per il servizio erogato; infatti la media per la soddisfazione generale del servizio è di 4,59 su un massimo di 5, ed essa riguarda aree come il sostegno abitativo ricevuto, la preparazione dello staff o la capacità di ascolto e di accoglienza dello staff. Anche la percezione dei beneficiari della propria possibilità di scelta all’interno del programma riporta punteggi alti, con una media di 4,7 su 5. Infine, per quanto riguarda la qualità della casa, intesa come sicurezza, privacy e clima dell’alloggio, vi è una media di 4,33 su 5.

In generale, le persone inserite nei programmi HF in Italia riportano un grado di soddisfazione generale alto, sia per la qualità del luogo in cui vivono sia per il servizio a loro erogato. Questa percezione verrà indagata anche a distanza di mesi, per vedere se ci sono cambiamenti nel tempo. Le aree indagate, ovvero la percezione di qualità della casa, di soddisfazione per il servizio e di possibilità di scelta, sono risultate correlate con l’integrazione psicologica dei beneficiari, in linea con i principi di HF di libertà e rispetto per la dignità umana delle persone senza dimora.

In conclusione, l’approccio che ispira il modello HF riapre anche in Italia il dibattito sul sistema di welfare e sulle politiche di contrasto della marginalità in un momento storico in cui, anche a causa della grave crisi economica, le tradizionali risposte standardizzate non risultano più sostenibili a fronte di un aumento e di una differenziazione delle sue manifestazioni in particolare nei contesti urbani. I risultati conseguiti in diversi paesi dal modello HF presentano un potenziale innovativo che alimenta speranze importanti nel mondo dei servizi sociali e socio-sanitari italiani anche se devono essere verificate le sfide sottese. Una prima sfida, prettamente sociale, consiste nel rivalutare la capacità di reinserimento che la persona senza dimora può avere, la seconda è di tipo politico, riguarda la de-istituzionalizzazione della grave marginalità e la de-standardizzazione delle risposte ai soli bisogni primari, la terza è di tipo organizzativo e culturale e riguarda l’investimento in termini di formazione per gli operatori sociali e coloro che compongono la rete dei servizi per la grave marginalità.

L’HF rappresenta in definitiva un modo nuovo, uno strumento per ripensare tutti questi temi, per umanizzare i volti della povertà e rinnovare il paradigma di policy in tema di grave marginalità.

Gli autori

Massimo Santinello, Professore Ordinario di Psicologia di Comunità presso il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova. Coordinatore del laboratorio Link (laboratorio per la prevenzione e l’intervento con la comunità), da oltre 20 anni si interessa di progettazione e valutazione di interventi di prevenzione e promozione del benessere nelle comunità locali e nella scuola. Dal 2014 è membro del Comitato Scientifico che cura la valutazione di impatto del Network Housing First Italia coordinato da fio.PSD.

Paolo Molinari, sociologo, ricercatore senior dell’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali del Friuli Venezia Giulia Impresa Sociale (IRES FVG Impresa Sociale) con pluridecennale esperienza di ricerca e docenza. Si è occupato di politiche per la popolazione anziana, giovani, minori e famiglie, di inclusione sociale e sviluppo di imprese sociali, di progettazione e valutazione sociale. Dal 2014 è membro del Comitato Scientifico che cura la valutazione di impatto del Network Housing First Italia coordinato da fio.PSD.

La secoda e la terza immagine sono a cura di fio.PSD comunicazione

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