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Start up

Bitcoin? È questa la moneta (sicura) della solidarietà

15 Settembre Set 2016 1741 15 settembre 2016
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Si chiama Helperbit la start up che vuole risolvere il problema legato alla trasparenza delle donazioni durante le emergenze umanitarie. Non utilizza la moneta classica ma quella matematica Bitcoin. Dopo il terremoto in Centro Italia, l’ingegnere che l'ha inventata, Guido Baroncini Turricchia, l'ha messa a disposizione delle associazioni e fondazioni che lanciano campagne di crouwdfunding

Si chiama Helperbit la start up inventata da Guido Baroncini Turricchia, ingegnere trentottenne, che dopo gli scandali sulla gestione dell’emergenza e delle donazione del terremoto dell’Aquila nel 2009, ha pensato di creare un servizio per risolvere il problema legato alla trasparenza delle donazioni in caso di emergenze umanitarie.

La start up non è ancora stata completata in tutte le sue parti ma, visto l’ultimo terremoto che ha colpito il Centro Italia, Guido Baroncini Turricchia e il suo staff hanno pensato di renderla già disponibile per le associazioni e fondazioni che lanciano campagne di crowdfunding. «Lo scopo», spiega Guido Baroncini Turricchia, «è quello di permettere a qualsiasi persona in giro per il mondo di fare donazioni a favore di organizzazioni non profit (o anche singoli cittadini previa verifica della loro identità) che raccolgono fondi per supportare le zone in cui si è verificata l’emergenza». Il valore aggiunto dell’applicazione è la trasparenza: le operazioni, infatti, non avvengono tramite la classica moneta, ma viene utilizzata la moneta matematica: il bitcoin.

«Ogni bitcoin vale 544 euro. E i bitcoin possono essere trasferiti da un utente del network ad un altro senza la necessità dell’intermediazione bancaria». Prima dell’esistenza del bitcoin tutti i file erano riproducibili all’infinito. Invece con il bitcoin si riproduce la scarsità nel mondo digitale. La quantità massima di bitcoin che verrà prodotta sarà di 21 milioni.

«Nel caso specifico della associazioni quello che vogliamo offrire alle non profit – insieme alle trasparenza – è anche una soglia più alta di sicurezza: in genere i portafogli bitcoin prevedono una sola password (monofirma) per gli spostamenti di moneta; mentre l’applicazione Helperbit offre alle organizzazioni la possibilità di creare un portafoglio multifirma del tipo "3 di 4".Ciò significa che per ogni spostamento di moneta sono necessarie almeno tre firme delle quattro esistenti».

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