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Musica

X Factor, Manuel Agnelli e la musica secondo Giovanni Lindo Ferretti

16 Settembre Set 2016 1330 16 settembre 2016
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È iniziata la decima stagione del talent show targato Sky. A tenere banco la presenza tra i giudici del cantante degli Afterhours. La presenza cioè, nel tempio del mainstream, di un simbolo del mondo indipendente. Vita.it ha chiesto un commento al forse più indipendente di tutti

X Factor taglia il traguardo dell'edizione numero dieci, la sesta prodotta da Sky, e la curiosità è tutta per l'esordio da giudice di Manuel Agnelli, cantante degli Afterhours e simbolo per la musica indie italiana.

E infatti la sua presenza nel tempio del mainstream è più deflagrante tra le fila di chi a quel mondo guarda e in quel mondo vive più che per i fan del programma, che per lo più ignoravano totalmente l’esistenza stessa del cantante e della sua band. Il dibattito, tra un accusa di “tradimento” e un’etichetta di “venduto”, è in realtà molto stantio e poco produttivo.

Per questo VITA ha deciso di chiedere l’opinione a uno che è sempre stato indipendente anche dalla stessa scena indipendente. Ecco cosa ci ha raccontato Giovanni Lindo Ferretti.


«Non ho nulla di intelligente di dire al riguardo», è la sua prima risposta. Ma come spesso accade, dopo questo tipo di incipit, Ferretti ci prova lo stesso e comincia a ragionare a voce alta. Per lui la questione si divide in due questioni strettamente connesse tra loro. Da una parte il fenomeno dei talent show, e quindi il lato business della musica. Dall’altro l’artigianalità della cultura. Due aspetti che secondo Ferretti, «non è concesso a nessuno far coesistere. Non possono andare insieme».

I talent show e la musica

«Almeno Manuel Agnelli per un po’ di tempo si prenderà un po’ di soldi. Più tu sei estraneo a quel mondo più diventi significativo per quell’ambiente nella misura in cui sei disposto ad entrarci». Ferretti però non è, come in molti potrebbero immaginare, antagonista rispetto ai talent e a quella forma di intrattenimento e di musica. «Il talent show è una figata da un punto di vista della comunicazione e dei media. Era qualcosa che per forza avrebbero dovuto inventare perché comunque la musica è uno dei grandi consumi della modernità».

X Factor insomma «è un mondo che esiste e ha una sua dignità, parallelo a centomila altri mondi. Certo non ha nulla a che fare con la musica così come chi è vissuto negli anni ’60, ’70 e ‘80 la immaginava. Gente che era disposta a riconoscere alla musica molti più pregi di quanti effettivamente ne abbia. Un’epoca in cui si immaginava la musica molto meglio. Ma quel mondo non esiste più».

Per il vecchio fondatore del punk il cuore di tutto è il consumo. «Quando il mondo non era consumista la musica era presente allo stesso modo ma non sotto forma di consumo. La gente cantava sempre, a lavoro, in campagna. Tutto è stato demandato alla riproduzione, oggi nessuno canta più. Così la musica è diventata una parte importantissima dell’economia. Economia che ha sempre bisogno di rinnovarsi e trova sempre modi migliori per veicolare i prodotti. Il Talent è questo veicolo migliore». Ma bisogna fare attenzione: «Chi esce dai talent non va ad occupare il mondo della musica. Occupa un piano del mondo della musica, quello della musica mediatica».

La dimensione artigianale della musica

«Quello che si salva nella contemporaneità è la dimensione artigianale. Cercando di dare a questa parola il valore più prezioso plausibile», sottolinea Ferretti. «Il mondo culturale, nella sua complessità, si sta sviluppando sempre più in una serie di nicchie. Che hanno certo anche la loro valenza economica, ma rimangono nicchie. Il talent show è chiaro che sta dall’altra parte».

Quindi due mondi distinti. «Non solo distinti», chiarisce Ferretti, «qualsiasi cosa che ha a che fare la dimensione umana, nel mondo così come lo abbiamo costruito, trova una sua ragion d’essere anche economica. C’è spazio per tutto. Ma con la convinzione che se sei nicchia devi mettere una frontiera invalicabile tra te e la maggioranza. La dimensione artigianale, in qualsiasi settore, non può avere futuro dall’altra parte di quella frontiera».

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