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“Io Cittadino”, una rivoluzione nel segno della partecipazione

20 Settembre Set 2016 0955 20 settembre 2016
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In occasione della giornata conclusiva del progetto “Io Cittadino, Strumenti per la piena partecipazione, cittadinanza attiva e Self Advocacy delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale” Vita ha intervistato il Presidente di Anffas nazionale, Roberto Speziale

«Per me e gli altri auto- rappresentanti il progetto Io cittadino avviato da tutte le Anffas d’Italia è un progetto che serve a noi per non farci sentire inferiori a nessuno, è una cosa molto importante che mi ha aiutato tanto nella mia vita e mi ha fatto capire e sentire che sono una persona uguale agli altri anche se sono una persona con disabilità». A parlare è Matteo, auto-rappresentante Anffas Onlus, in occasione della giornata conclusiva del progetto “Io Cittadino, Strumenti per la piena partecipazione, cittadinanza attiva e Self Advocacy delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale”, che si è svolta a Roma. L’iniziativa realizzata da Anffas Onlus, e co-finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stato avviato nel settembre 2015 per realizzare il percorso necessario allo sviluppo e all’avviamento del primo movimento di self advocacy italiano, che Anffas ha tradotto con il termine auto-rappresentanza, composto da persone con disabilità. I protagonisti del progetto, 117 persone con disabilità e 52 loro facilitatori, tutti opportunatamente formati grazie alla collaborazione di esperti di rilievo internazionale e provenienti da organizzazioni europee, hanno lavorato per acquisire consapevolezza dei propri diritti e poterli così rivendicare anche in prima persona. Il progetto si inserisce così tra le esperienze del movimento per la self-advocacy che stanno trasformando la vita di milioni di cittadini con disabilità. Vita.it ne ha parlato con il Presidente di Anffas nazionale, Roberto Speziale.


Da quali esigenze specifiche nasce il progetto Io Cittadino?
La partecipazione alla vita politica e sociale è una delle componenti principali dell’inclusione nelle società secondo la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità che ci impone di parlare di disabilità, o meglio, di persone con disabilità in termini di diritti umani. La capacità di influenzare i decisori politici ed istituzionali è stata anche riconosciuta come indicatore di inclusione sociale. Tuttavia l’inclusione delle persone con disabilità nei contenti partecipativi è un fenomeno relativamente recente. Le persone con disabilità non sono persone speciali che ma semplicemente persone che necessitano di vivere in condizioni di pari opportunità ed eguaglianza con gli altri. Persiste infatti ancora la convinzione che solo altri, genitori, assistenti sociali, servizi, possano rappresentare le loro istanze. L’unico modo per superare il pregiudizio era quindi sperimentarlo.

In che modo il progetto contribuisce a contrastare la tradizionale invisibilità nella quale moltissime persone con disabilità sono ancora oggi relegate?
L’obiettivo è favorire la loro partecipazione alla cittadinanza attiva, promuovere i loro diritti civili ed umani e contrastare le discriminazioni e la stigmatizzazione che vivono. In Italia, sino ad oggi, non esisteva un movimento di self-advocacy, nonostante la ratifica della già citata Convenzione Onu nel 2009 e l’esistenza di norme e giurisprudenza che se di fatto favoriscono il diritto alla partecipazione e cittadinanza attiva delle persone con disabilità intellettiva, risultano ancora carenti nel fornire supporti e strumenti concreti atti a garantire tale diritto. Il progetto rappresenta un momento storico nel percorso di autodeterminazione delle persone con disabilità che è al tempo stesso punto di partenza e traguardo di una piena cittadinanza. Un’iniziativa che ha ricevuto il riconoscimento prezioso da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ha voluto, il 30 marzo scorso, celebrare una giornata Nazionale della Disabilità Intellettiva e dedicarla proprio a questo tema.

Cosa significa quindi per le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale partecipare al progetto?
Sono state coinvolte nei gruppi pilota di self advocacy che le ha viste impegnarsi in prima persona per fare in modo che a loro stessi e agli altri siano garantite pari opportunità. Attraverso il progetto, li aiutiamo in sostanza a capire come poter diventare Auto-rappresentanti, ossia poter agire o parlare per se stessi tra altre persone, da soli o in gruppo e rappresentare anche una causa sociale. Il ruolo dei facilitatori è stato fondamentale, perché non si sono sostituiti alle persone con disabilità ma li hanno accompagnati nel percorso di accrescimento della consapevolezza rispetto al loro ruolo di cittadini attivi. Nei gruppi le persone con disabilità hanno avuto l’opportunità di esprimere il proprio punto di vista quando si doveva discutere qualcosa o prendere una decisione. Hanno anche realizzato una campagna di sensibilizzazione in merito al contributo che possono apportare alle comunità in cui vivono, al loro diritto di partecipazione ed inclusione sociale e alla loro capacità di incidere sulle proprie vite. E sulle decisioni che le riguardano.

Tra gli esiti del progetto c’è la costituzione della prima piattaforma nazionale di auto rappresentanti italiani…
Un risultato importante nel percorso di accrescimento della consapevolezza del diritto all’auto determinazione per le persone con disabilità. Il progetto ha realizzato la prima piattaforma nazionale di auto-rappresentanti anche grazie all’aiuto di una grande associazione di auto-rappresentanti europei, EPSA, e di associazioni di altri paesi europei quali Inclusion Europe, Fenacerci, (associazione portoghese) e Plena Inclusion, (associazione spagnola). Nello specifico, la piattaforma consentirà l’individuazione di 11 leader con disabilità intellettiva eletti nell’ambito dei gruppi stessi che avranno il compito di sintetizzare le istanze provenienti dai gruppi locali. Tra gli obiettivi c’è la possibilità di partecipare con un proprio rappresentante all’EPSA. La piattaforma non intende rimanere circoscritta ad Anffas ma ci auguriamo che vi aderiscano tutte le associazioni che si adoperano per l’autodeterminazione delle persone con disabilità.

Quali sono le iniziative legislative più urgenti per promuovere la cittadinanza attiva delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale?
Il 16 e 17 settembre, si è tenuta a Firenze la 5a Conferenza sulle politiche della Disabilità. Nel documento finale sono stati indicati i provvedimenti che l’Italia dovrebbe adottare al fine di mettere in pratica i principi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Tuttavia bisogna cambiare l’approccio alla disabilità. A livello culturale nelle politiche, sopravvivono convinzioni rispetto al fatto che le persone con disabilità intellettive non possono prendere decisioni, avere opinione ed esprimerle, partecipare attivamente e dare un significativo contributo alle Comunità e, più in generale, alla Società di cui sono parte. Al contrario queste persone non solo devono, ma possono, con i giusti sostegni, essere incluse nella comunità. Sostegni che devono essere forniti anche all’ambiente in cui vivono, a partire da quello familiare per arrivare alle istituzioni. Lo scoglio da superare rimane quello di convincere i nostri decisori politici ad ascoltare le vite delle persone con disabilità. Ed è in questo contesto che emerge chiaramente il ruolo di Anffas. Il nostro compito è supportare la piattaforma degli auto-rappresentanti affinché la voce delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale diventi una voce politica.

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