Bambini WILL OLIVER:AFP:Getty Images
Torino

Autismo: l'inclusione non decolla se i docenti curricolari stanno sulla difensiva

27 Settembre Set 2016 1110 27 settembre 2016
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La Fondazione Giovanni Agnelli ha curato la valutazione di un progetto biennale per accompagnare i ragazzi con autismo nel delicato passaggio dalle medie alle superiori. Grande apprezzamento da parte degli alunni (tutti) e delle famiglie, ma restano i problemi di sempre: scarsa partecipazione dei docenti curricolari alle attività formative, delega agli insegnanti di sostegno, suddivisione dei compiti tra insegnante di sostegno ed educatore.

L’inizio di un nuovo ciclo scolastico è un momento particolarmente critico per l’inserimento dei soggetti con autismo. Partendo da questa osservazione, maturata nell’esperienza, l’Angsa (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) di Torino, con il supporto dell’ Ufficio Scolastico Territoriale di Torino, della Città Metropolitana e della Onlus Associazione di Idee ha promosso una sperimentazione - il Progetto Superiamoci - realizzata per due anni in alcune scuole della città e volta costruire un “clima di classe”, che faciliti l’inclusione e la corretta socializzazione con il compagno autistico. Il “clima di classe” risulta infatti essere un fattore determinante per agevolare il passaggio degli studenti con autismo dalle scuole medie alle superiori: ma come è possibile costruirlo? Il Progetto Superiamoci ha creato un modello, i cui risultati sono stati valutati dagli esperti esterni di Fondazione Agnelli.

Quattro le tappe previste nel progetto, che ha coinvolto sette ragazzi con autismo che nell’anno scolastico 2015/16 erano iscritti alla prima classe delle superiori (le scuole coinvolte sono state IPC Bosso Monti, Torino; ITES Russell Moro, Torino; IIS Norberto Bobbio, Carignano; Liceo Classico Musicale Cavour, Torino; IIS Paolo Boselli, Torino; ISS Dalmasso, Pianezza; Primo Liceo Artistico, Torino):

  1. accompagnamento guidato, da parte dell’educatore di riferimento assegnato al ragazzo, dalla scuola secondaria di I grado alla scuola secondaria di II grado;
  2. formazione specifica degli insegnanti sull’autismo, per tutte le scuole della provincia di Torino;
  3. sensibilizzazione del “gruppo classe di compagni e genitori” che accoglieranno il ragazzo con autismo;
  4. realizzazione di interventi di assistenza specialistica ad hoc, efficaci ed efficienti, da parte di esperti in autismo (educatori professionali, psicologi, pedagogisti).

Al termine del progetto, dalla survey sui compagni di classe è emersa una valutazione positiva dell’attività di informazione e sensibilizzazione sull’autismo, giudicata utile dal 98% degli studenti per conoscere i disturbi dello spettro autistico e comprendere (anche empaticamente) il proprio compagno “speciale”, oltre che per sapere come relazionarsi e comportarsi con lui. Il 40% dei ragazzi/e intervistati ha affermato di aver “ideato” alcune strategie per comunicare e relazionarsi adeguatamente col proprio compagno autistico, mentre un altro 7% di alunni ha addirittura affermato di avere “predisposto” strumenti e “percorsi” facilitatori per favorirne l’inclusione in classe e a scuola. Anche genitori, insegnanti e dirigenti scolastici hanno sostanzialmente confermato la validità dell’iniziativa, sostenendone l’utilità e l’efficacia e chiedendone la continuazione negli anni scolastici successivi. I genitori hanno molto apprezzato l’assistenza specialistica fornita dagli educatori e dagli esperti in autismo a supporto delle famiglie e degli insegnanti: una delle caratteristiche più apprezzate di Superiamoci è l’aver contribuito a rassicurare le famiglie nel critico passaggio tra i due cicli d’istruzione e l’aver favorito maggiori sinergie tra le famiglie e la rete degli operatori. La capacità di fornire un sostegno specifico e di creare una sinergia con genitori, operatori socio-sanitari, compagni e comunità scolastica diventa centrale nelle scuole secondarie di II grado, che rappresentano il contesto privilegiato di apprendimento di competenze spendibili in una futura attività lavorativa.

Soddisfatti gli alunni, i genitori, gli insegnanti e i dirigenti, d'accordo, ma quali sono per gli esperti di Fondazione Agnelli i punti deboli ravvisati? Gli stessi dell’inclusione scolastica italiana tout court, a cominciare dalla «scarsa partecipazione dei docenti curricolari alle attività formative» e dalla scarsa «collaborazione tra insegnanti di sostegno e curricolari, indubbiamente legato al diffuso atteggiamento di delega nei confronti del docente di sostegno per quanto riguarda l’inclusione degli alunni disabili nelle classi». Anche l’uso delle ore di assistenza specialistica, con una suddivisione netta dei compiti tra educatrice (più concentrata sugli aspetti relazionali e sulle autonomie del ragazzo) e insegnante di sostegno (dedicata agli aspetti di tipo didattico) riflette una concezione dell’inclusione dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico e, più in generale, con disabilità, piuttosto riduttiva: «La doppia separazione di compiti e competenze appare una soluzione non ottimale in vista dell’adozione di un approccio di rete, che favorisca la costruzione e realizzazione di un progetto di vita finalizzato all’inclusione del ragazzo autistico all’interno della società, dopo la fine del percorso scolastico».

In prospettiva – conclude la valutazione di Fondazione Agnelli - «si auspica un maggiore coinvolgimento del corpo docente, che spesso si trincera dietro un atteggiamento difensivo e giustificatorio, adducendo motivazioni legate alla numerosità della classe, e un coordinamento del personale di sostegno ed educativo finalizzato al raggiungimento delle autonomie e all’individuazione delle abilità potenziali da sviluppare. Nelle future edizioni di Superiamoci, quindi, bisognerebbe individuare strategie concrete per coinvolgere il collegio docenti e il Consiglio di classe all’interno della sperimentazione ed evitare che si verifichi una suddivisione dei compiti tra insegnante di sostegno ed educatore. Andrebbe quindi promossa una collaborazione più permeabile tra le due figure educative, e maggiormente proiettata alla costruzione di un “progetto di vita” che fornisca allo studente con disturbi delle spettro autistico competenze utili e spendibili anche dopo la conclusione del suo percorso scolastico e in vista di un’inclusione sociale e lavorativa praticabile e sostenibile».

Foto WILL OLIVER/AFP/Getty Images

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