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Il bando Scuole al centro "dimentica" le paritarie: svista o strabismo?

28 Settembre Set 2016 1523 28 settembre 2016
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Il bando da 240 milioni di euro per l’apertura pomeridiana di 6mila scuole si rivolge solo alle scuole statali. Il problema? «È che il sistema scolastico italiano è plurale e il ministero non lo sa», afferma Maria Grazia Colombo, vicepresidente del Forum Famiglie. Per il Ministero non c'è «nessuna svista. Le scuole paritarie non possono essere beneficiarie dirette di fondi PON ma possono partecipare in rete con le scuole statali».

Il Miur dimentica le scuole paritarie. Il bando Scuole al Centro - che stanzia 240 milioni di euro per l’apertura pomeridiana di 6mila scuole, proponendo ai ragazzi attività di sport, musica, teatro in chiave di contrasto alla dispersione scolastica – prevede infatti che a concorrere ai finanziamenti (40mila euro a scuola) siano solo le scuole statali. «Il bando parla esplicitamente, in due punti, di istituzioni statali e di studenti di scuole statali come beneficiari. Il problema? È che il sistema scolastico italiano è plurale e il ministero non lo sa», afferma Maria Grazia Colombo, vicepresidente del Forum delle Associazioni Familiari, che ha al suo interno associazioni come Agesc, Faes, Age, Confederex.

«C’è uno strabismo da parte del ministero: considera “scuole” solo quelle statali, pur riconoscendo lo svolgimento della funzione scolastica a quelle paritarie. Noi non difendiamo le scuole paritarie in quanto tali, è una questione di giustizia. Se il ministero riconosce che le scuole paritarie hanno una funzione scolastica come quelle statali, allora deve poi tenerne conto in maniera coerente. Invece c’è uno strabismo, il Miur guarda la questione in un modo e poi fa scelte in un altro, le scuole paritarie sono pubbliche come funzione scolastica ma poi sono trattate come non pubbliche su altre questioni», spiega.

La discriminazione del bando Scuole al Centro è solo l’ultima, per Colombo: «pensiamo ai 500 euro per la formazione dei docenti, dati solo ai docenti della scuola statale, vuol dire non riconoscere la funzione pubblica del docente di scuola paritaria, è grave. Lo stesso è successo nei mesi scorsi con il bando per il made in Italy». Sul bando per le scuole aperte l’esclusione pesa molto perché «tante scuole paritarie sono già aperte il pomeriggio, offrono già occasioni in più agli studenti proprio per l’autonomia, che hanno. Su questo punto, se si guardasse all’esperienza delle scuole paritarie, potrebbe nascere una bella contaminazione. Serve una trasversalità tra le scuole, certo – ed è un compito – ma questa deve essere promossa dal ministero», continua Colombo, che ha sintetizzato la quesione in tre domande rivolte al minsitro Giannini (qui sotto).

Tre domande al ministro Giannini

L’allarme che lancia il Forum però è più ampio: «nel nostro Paese si sta giocando una partita decisiva per la difesa e la promozione del pluralismo culturale ed educativo. A rischio non è tanto la sopravvivenza delle scuole paritarie ma di un sistema scolastico plurale composto da scuole gestite dallo Stato e da scuole gestite da privati, entrambe pubbliche che esercitano insieme un servizio pubblico, come previsto dalla Legge 62/2000, firmata da Luigi Berlinguer. Pensi che alla maturità, nelle domande della seconda prova inviate dal ministero, si parlava di "scuole statili pubbliche" e "paritarie private", diciamo grazie a una ragazza che si è alzata per dire che anche le paritarie sono pubbliche».

Il progetto Scuola al Centro è finanziato con Fondi europei: potrebbe questo spiegare il target circoscritto alle sole scuole statali? «No», replica decisa Maria Grazia Colombo. «L’Europa parla di public school contrapposta alla scuola privata ma anche in Italia c’è la scuola privata, che non è quella paritaria… le scuole di cui parliamo sono a gestione privata ma pubbliche. Io Stato, se affido il mio assolvimento dell’obbligo alla scuola paritaria, poi devo essere conseguente con questa scelta e difendere il sistema: altrimenti significa che un milione di ragazzi italiani in questo momento non vanno a scuola». Per il Ministero non c'è «nessuna svista, stiamo semplicemente seguendo le regole. Le scuole paritarie nel caso dei fondi PON, secondo l'accordo di partenariato, non possono essere beneficiarie dirette ma possono partecipare in rete con le scuole statali».

Anche DISAL, l’associazione professionale dirigenti scuole statali e paritarie, nel documento conclusivo della sua direzione nazionale ha parlato delle scuole paritarie come di «oggetto di un oblio così metodico che sembra quasi decisamente voluto», quasi fossero «volutamente sempre più lasciati abbandonati a se stessi, quasi come linee inutili, prima o poi da dichiarare secche»: l’«assordante dimenticanza della loro presenza in molti dei bandi ministeriali per l’innovazione, il depotenziamento della loro autonomia con irrisorie detrazioni fiscali alle famiglie, le lunghe attese per l’assegnazione dei fondi ministeriali spettanti, l’indebolimento delle loro dotazioni di insegnanti in parte transitati alle scuole statali senza la previsione di corretti contrappesi. Un servizio pubblico trattato come ramo secco dal sistema di cui fa parte, quasi per poterlo a breve dichiarare inutile, mentre si tratta di un tratto di linea necessario ed innovativo».

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