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Sostenibilità

L’Italia, con 4,5 milioni di poveri, è in ritardo rispetto all’Agenda Onu 2030

29 Settembre Set 2016 1000 29 settembre 2016
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A evidenziarlo un report dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ASviS. «Il quadro che emerge indica chiaramente che il Paese ha molta strada da fare», ha commento il portavoce, Enrico Giovannini

L’attuale modello di sviluppo è insostenibile. Ne serve un nuovo sulla conservazione o l’aumento delle varie forme di capitale economico, naturale, umano e sociale. Lo ha deciso il 25 settembre 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’adozione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che vanno dalla riduzione della povertà e delle disuguaglianze all'uso virtuoso delle risorse ambientali. Si è superata così l’idea che la sostenibilità fosse unicamente una questione ambientale, a favore di una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo.

A un anno di distanza, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS, ha pubblicato il Rapporto presentato ieri a Roma dal titolo, “L’Italia e gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Il documento fa il punto della situazione del nostro paese rispetto agli impegni assunti in sede ONU. «Il quadro che emerge indica chiaramente che l’Italia ha molta strada da fare sul sentiero della sostenibilità», ha commento il Portavoce dell’Alleanza, Enrico Giovannini.

Secondo la valutazione pubblicata dal Sustainable Development Solutions Network (SDSN), rispetto ai 17 SDGs, l’Italia compare nella “zona rossa” in sette casi, in quella “gialla” nei rimanenti 10, mentre in nessun caso rientra in quella “verde”, cioè in linea con gli obiettivi concordati.

L'ex ministro del Lavoro snocciola una serie di dati sconfortanti. «Oltre 4,5 milioni di poveri assoluti, un tasso di occupazione femminile inferiore al 50%, oltre 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano, investimenti in ricerca e sviluppo di poco superiori all'1% del Pil, tassi di abbandono scolastico del 27,3% per i figli di genitori meno istruiti a fronte del 2,7% per i figli di genitori in possesso di laurea».

È il tema dei temi della società contemporanea, la crisi della disuguaglianza globale sta raggiungendo valori mai toccati prima. Secondo il Rapporto, in Italia, il divario tra ricchi e poveri è tra i più squilibrati dell’area OCSE. “I minorenni italiani a rischio di povertà sono al 25%, i coetanei tedeschi solo al 15%”.

Le cose non vanno meglio sul fronte della sostenibilità ambientale, «con tutte le specie ittiche a rischio, un’alta mortalità a causa dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani e con una transizione troppo lenta alle fonti rinnovabili rispetto agli accordi di Parigi, dal 6-8% inizio 2000 al 19-20% oggi».

Quello che manca all’Italia è una Strategia di Sviluppo Sostenibile. Il Rapporto avanza una serie di proposte in merito a specifiche iniziative in grado di avviare, da subito, cambiamenti positivi per gli aspetti su cui l’Italia è più indietro. Per esempio inserire il principio dello sviluppo sostenibile nella Costituzione italiana e affidare al Presidente del Consiglio un ruolo di guida nell’attuazione dell’Agenda 2030.

Ma non basta. «Proponiamo - ha aggiunto Giovannini - che il Governo predisponga annualmente un “Rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia” che valuti il percorso del nostro Paese verso gli Obiettivi dell’Agenda 2030, avvii una campagna informativa estesa e persistente nel tempo sui temi dello sviluppo sostenibile e un programma nazionale di educazione allo sviluppo sostenibile, finalizzato a formare le nuove generazioni».

Rispetto invece alle politiche, articolate in sette diverse aree, l’ASviS chiede la ratifica dell’Accordo di Parigi, un Piano nazionale di lotta alla povertà, un piano di incentivazione fiscale che incoraggi il pieno uso delle materie prime, l’avvio di un programma di “lifelong learning”, assente nel nostro Paese, la rapida approvazione della legge sul consumo di suolo. E infine il rispetto degli impegni internazionalmente assunti con riferimento all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo realizzando un graduale ma costante aumento di risorse stabilito con l’ultima Legge di Stabilità.

Per la versione integrale del Rapporto clicca qui