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Fondazione Ant

Pannuti: il malato non chiede di morire, ma di non soffrire

3 Ottobre Ott 2016 1103 03 ottobre 2016
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Il professor Franco Pannuti, fondatore di Ant nel 1978, commenta il primo caso di eutanasia su un minore in Belgio. Nei primi sei mesi la Fondazione ha assistito a domicilio oltre 7mila malati oncologici, un dato in crescita dell'1,2% rispetto allo stesso periodo del 2015. Con l'avvio dell'esperienza in Umbria salgono a 10 le regioni italiane in cui viene applicato il metodo fondato sul principio dell'Eubiosia

Per chi da quasi quarant’anni persegue l’obiettivo di portare assistenza specialistica e gratuita, direttamente a casa dei malati di tumore, il primo caso di eutanasia su un minore avvenuta poche settimane fa in Belgio è occasione di riflessione. L’oncologo Franco Pannuti, fondatore nel 1978 di Ant così commenta il caso belga: «Il malato non chiede di morire, chiede di non soffrire e di non essere lasciato solo. Soprattutto nel caso di un bambino malato di tumore sappiamo che non solo il piccolo paziente, ma tutto il suo nucleo familiare ha bisogno di poter contare su un’assistenza su misura, che preveda sostegno medico-infermieristico e psicologico, che consenta di trascorrere a casa, in serenità e tra i propri affetti, i difficili momenti della malattia. È quello che Fondazione Ant fa da oltre trent’anni, portando cure, sostegno e umanità nelle case di 10mila malati di tumore ogni anno»

Ant oggi si attesta come la più ampia realtà non profit italiana in questo campo, ha di recente ottenuto la certificazione ISO 9001:2008 per l’assistenza garantita, a domicilio, da uno staff di 266 sanitari tra medici, infermieri e psicologi suddivisi in 20 équipe attive in 10 regioni italiane.
«Nella cura del malato, Ant si ispira a un principio imprescindibile, quello dell’Eubiosia intesa come insieme di qualità che conferiscono dignità alla vita, dal primo fino all’ultimo respiro», conclude il professor Pannuti. «Consideriamo in ogni momento la vita un valore sacro e inviolabile: siamo contro qualsiasi forma di abbandono e isolamento, anche nei momenti più critici della malattia».

Nei soli primi sei mesi del 2016 sono stati circa 7.000 i malati di tumore (anche in età pediatrica) e le famiglie assistite gratuitamente. Un numero in aumento del 1,2% rispetto allo stesso periodo del 2015, a testimonianza della crescente domanda dei cittadini che, sempre più spesso, chiedono per sé o i propri familiari di poter ricevere a casa propria tutte le cure necessarie durante la malattia oncologica.

L’approccio multi-professionale di Fondazione Ant prevede l’affiancamento in équipe di psicologi e psico-oncologi: nei primi sei mesi di quest’anno sono oltre 1800 i pazienti e i familiari seguiti dal servizio di psico-oncologia Ant, sia durante il periodo di malattia, sia per l’eventuale elaborazione del lutto.

La regione con il maggior numero di assistiti è l’Emilia-Romagna, dove l’esperienza Ant partì nel 1985, con quasi 2.400 assistiti in 6 mesi, subito seguita dalla Puglia con poco più di 2.300 malati di tumore presi in carico dalle 6 équipe presenti in regione (Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Molfetta/Trani, Taranto). Decisamente in crescita il numero di assistiti in Campania (+28% rispetto allo stesso periodo del 2015 con 311 persone assistite) dove Ant ha potenziato la propria presenza – senza alcun sostegno dalle Asl - in particolare nella zona tristemente nota come Terra dei Fuochi, così da poter dare risposta alle numerose richieste in arrivo da quei territori.

Uno degli ultimi traguardi raggiunti nei primi sei mesi del 2016 è l’avvio, nel gennaio scorso e dopo un lungo lavoro di raccolta fondi, della startup di Perugia con un primo nucleo di assistiti da un’équipe multidisciplinare Ant. Con l’Umbria, le Regioni raggiunte dall’assistenza specialistica domiciliare Ant salgono quindi a 10.

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