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Chiesa

Papa Francesco e i gay: per 4 omosessuali cristiani su 10 non è cambiato nulla

5 Ottobre Ott 2016 1448 05 ottobre 2016
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Per il 38% degli aderenti alle realtà dei cristiani LGBT l’avvento di Papa Francesco non ha portato nessun cambiamento per le persone LGBT nella Chiesa. Il 28% però ha notato una maggior interazione con le realtà parrocchiali. Aumentano i gruppi ospitati in parrocchia. Il 29% dei gruppi è stato invitato da un gruppo scout a portare la propria testimonianza, il 24% a un'associazione LGBT del territorio. Tutti i dati del Rapporto 2016

La teoria gender come «guerra mondiale contro il matrimonio», intesa come «quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento», come «colonizzazione ideologica», perché invece le «persone con tendenze e anche pratiche omosessuali» vanno sempre - come Papa Francesco ha raccontato di aver fatto più volte nella sua vita di sacerdote «avvicinati al Signore e mai li ho abbandonati». Le parole di Papa Francesco durante il suo viaggio in Georgia hanno fatto molto discutere.

Ma come vivono l’avvento di Papa Francesco i cristiani omosessuali in Italia? Questo Papa – che ha detto sul volo di ritorno dall'Armenia «dobbiamo chiedere perdono ai gay, non solo scusa» - ha davvero portato un cambiamento concreto per le persone LGBT nella Chiesa cattolica? Se lo chiede il Rapporto 2016, sulle diverse realtà associative dei cristiani LGBT in Italia, arrivato alla sua terza edizione.

Il rapporto ha indagato 21 gruppi e associazioni, frequentati da circa 531 persone, di cui gli uomini rappresentano l’80%, le donne il 18% e i trans l’2%. L’80% di essi ha dai 35 anni in su e ben il 30% è over50. Le persone che si sono avvicinate a queste realtà nell’ultimo anno (100 persone) sono di più di quelli che li hanno abbandonati (62 persone). Il 75% degli aderenti partecipa a queste realtà per «trovare un posto dove sentirsi accettati e accolti», mentre la motivazione di «dare il proprio contributo al cambiamento della Chiesa e della società» è abbastanza importante per il 45% degli aderenti, per un buon 30% è poco importante e per il 5% per nulla importante: in generale le motivazioni personali contano più di quelle pubbliche o di carattere rivendicativo.

Attualmente il 67% di queste realtà viene ospitato in parrocchie cattoliche o nelle strutture di un ordine religioso (19%). I rappresentanti di 5 gruppi fanno parte stabilmente anche del consiglio pastorale della parrocchia in cui sono ospiti, in rappresentanza del gruppo. Quasi un gruppo su due (il 42%) dal 2012 a oggi è stato stati invitato a parlare della propria esperienza in una parrocchia, il 29% ha portato una testimonianza a un gruppi scout cattolico e solo il 24% è stato invitato a parlare presso associazioni LGBT del territorio.

Ed ecco la domanda diretta: Papa Francesco è il papa del cambiamento? Per 38% degli aderenti alle realtà dei cristiani LGBT l’avvento di Papa Francesco non ha portato nessun cambiamento per le persone LGBT nella Chiesa. Il 28% non ha avvertito un cambiamento a livello vescovile, ma ha notato una maggior interazione con le realtà parrocchiali; il 10% ha invece avvertito un cambiamento sia ufficiale che con la Curia; il 14% pensa che i cambiamenti siano precedenti a papa Francesco e il 5% ha invece avvertito un maggior irrigidimento da parte della Curia. «È dunque evidente che – seppure molti ritengano che sul piano istituzionale e teologico non ci sia stata una apertura – sul piano fattuale e pastorale viene percepita invece un’apertura in diverse realtà cattoliche (parrocchie, conventi maschili o femminili, etc.)», afferma Giuliana Arnone, dottoranda della Scuola Superiore di Studi Storici Geografici e Antropologici dell’Università di Padova e autrice della ricerca.

Il rapporto quindi «mette in evidenza una profonda interazione con il contesto di appartenenza cittadina. Le diverse realtà di cristiani LGBT cercano principalmente un dialogo che parte “dal basso”, dalle piccole realtà, dalle persone “in carne ed ossa” più che dall’istituzione ecclesiatica. In questo senso non ci sono percorsi già stabiliti, ma aperture da parte di alcune parrocchie cattoliche e chiese evangeliche. […] Al di là dei diversi percorsi esistenti e dell’eterogeneità che caratterizza le realtà aggregative di cristiani LGBT italiani, dobbiamo rilevare che questo è un movimento in costante crescita che sta prendendo piede in seno alla comunità ecclesiale e rappresenta una realtà viva fonte di “contraddizione” nella chiesa e nell’arena pubblica, cosa che spinge le comunità cristiane a doversi confrontare con loro».

Foto WOJTEK RADWANSKI/AFP/Getty Images

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