Dati shock

Carcere: 42mila detenuti italiani con disturbi mentali

6 Ottobre Ott 2016 1147 06 ottobre 2016

Oltre un detenuto su tre soffre di problemi quali psicosi, depressione, disturbi della personalità. Una percentuale che supera anche di tredici volte quella di chi sta "fuori" e viene alimentata dalla segregazione. Contro questo circolo vizioso parte un progetto integrato per nuovo approccio che sia efficace

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Carceri
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Oltre un detenuto su tre soffre di problemi quali psicosi, depressione, disturbi della personalità. Una percentuale che supera anche di tredici volte quella di chi sta "fuori" e viene alimentata dalla segregazione. Contro questo circolo vizioso parte un progetto integrato per nuovo approccio che sia efficace

Più di 42 mila detenuti italiani – il 77% degli oltre 54 mila totali – convivono con un disagio mentale: dai disturbi della personalità alla depressione, fino alla psicosi. Problemi gravi che possono portare a conseguenze estreme come l’autolesionismo (circa 7 mila episodi in un anno) o il suicidio (43 casi e oltre 900 tentativi solo nel 2014). Il carcere – avvertono gli esperti della Società Italiana di Medicina e Salute Penitenziaria – diventa così un amplificatore dei disturbi mentali: l’isolamento insieme allo shock della detenzione, possono facilitare la comparsa o l’aggravarsi di un problema psichico, a volte latente.

Il panorama delle malattie mentali nelle carceri italiane è molto variegato, con una prevalenza nettamente più alta rispetto a quella che si registra nella popolazione generale. Se fuori dal carcere, ad esempio, i disturbi psicotici si riscontrano nell’1% delle persone, dietro le sbarre la percentuale sale al 4%. Più alti sono anche i numeri della depressione: nei detenuti la prevalenza si attesta intorno al 10% contro il 2-4% della popolazione generale. Inoltre più della metà dei reclusi, il 65%, convive con un disturbo della personalità, una percentuale dalle 6 alle 13 volte superiore rispetto a quella che si riscontra normalmente (5-10%). Al disagio mentale, infine, si sommano spesso i disturbi da sostanze stupefacenti, che tra i detenuti hanno una frequenza 12 volte maggiore rispetto a quella della popolazione generale (48% contro 4%).

Constatando questa situazione è nato il progetto “INSIEME – La Salute mentale in carcere”. promosso dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria, dalla Società Italiana di Psichiatria e dalla Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze con il supporto di Otsuka. Obiettivi dell’iniziativa sono spezzare il circolo vizioso della sofferenza psichica e introdurre un approccio integrato nella gestione dei disturbi mentali in carcere, sviluppando un percorso applicabile in tutti gli istituti penitenziari italiani. Lunedì 10 ottobre, Giornata Mondiale della Salute Mentale, il progetto INSIEME presenta un nuovo Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale che si propone di integrare le diverse figure professionali che lavorano all’interno delle prigioni e di assicurare una continuità terapeutica-assistenziale anche dopo la scarcerazione. Si tratta di un progetto multidisciplinare che, puntando sull’integrazione delle diverse figure professionali che lavorano all’interno delle prigioni, propone schemi unitari per la gestione del detenuto psichiatrico sia durante la detenzione, sia al momento del suo rilascio, assicurando così una continuità terapeutica-assistenziale anche dopo la scarcerazione.

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