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L'alfabeto dell'IntegrAzione per uno sport a colori

11 Ottobre Ott 2016 1050 11 ottobre 2016
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Presentato il progetto del Comitato di Milano del Centro sportivo italiano che anche attraverso un sussidio aiuterà le società a realizzare azioni concrete che favoriscano l'integrazione. In programma un concorso video per raccontare le storie degli atleti di nazionalità straniera presenti nelle squadre Csi e un weekend speciale dedicato all'integrazione

Azioni per integrare, concrete, non retoriche. Questo l’obiettivo del progetto “Alfabeto IntegrAzione” presentato lunedì 10 ottobre dal Csi di Milano. Un alfabeto per dire le parole che abbattono i muri e creano ponti tra persone. Ventuno parole, quante sono le lettere dell’alfabeto dalla A di accoglienza alla Z di zoom, passando da Bisogno, Cittadinanza sportiva, Diversità, Empatia, Fair play, Gioco, Happening, Inclusione, Legalità, Migrante, Nazionalità, Opportunità, progettualità, Quotidiano, Razzismo, Sogno, Terzo tempo, Umanità, Vittoria. Tante sono le azioni concrete che vengono suggerite nel sussidio realizzato per l’occasione. Una sorta di guida per le società sportive “che vogliono sentirsi cittadine del mondo”, come recita il sottotitolo del volumetto (disponibile anche online al sito del comitato Milano del Centro sportivo italiano).

E per presentare il progetto, cui si lega un concorso per raccontare storie vere, anche attraverso dei video un weekend (il 13 e 14 maggio 2017) dedicato all’integrazione attraverso lo sport contro discriminazioni e intolleranza il presidente del Csi Milano ha voluto accanto a sé due sportivi del calibro di Fiona May, argento a Sydney 2000 e Atlanta 1996, oggi consigliere per le politiche contro le discriminazioni razziali della Figc ed Eseosa Faustine Desalu, velocista delle Fiamme Gialle, campione italiano nei 200 metri che hanno raccontato la loro personale esperienza e il loro impegno.

Nella foto in basso i due atleti all'Urban Center di Milano dove si è svolta la presentazione del progetto

Alla presentazione del progetto anche Teresa Zompetti, responabile Corporate social responsability del Coni, Daniele Redaelli giornalista della Gazzetta dello Sport e l’assessore allo sport del Comune di Milano Roberta Guainieri.
Ad aprire la presentazione un video e la testimonianza del presidente dell’Equipe2000 di Cesano Maderno (società sportiva del Csi con 130 ragazzi di ogni etnia).

«Uno sport che pensa prende sul serio la sua responsabilità e la sua potenzialità educativa» ha esordito Massimo Achini, presidente Csi Milano nel presentare questo progetto che detta il “tema dell’anno” delle società sportive di Milano e provincia. «Con il sussidio “Sport a Colori”, abbiamo cercato di dare un’opportunità alle nostre società di fare delle attività concrete d’integrazione attraverso lo sport. È importante che le società sportive si riconoscano come “agenzie educative”, pronte a fare dell’accoglienza verso tutti una loro regola di gioco e pronte a colorare gli spogliatoi di gioia e di entusiasmo. Questo testo è dedicato ai tantissimi allenatori, dirigenti, educatori che sono sui campi e in pedana con i ragazzi»

Nel suo intervento Teresa Zompetti ha sottolineato il valore inclusivo dello sport: «Il percorso intrapreso da Coni e ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso il progetto Sport Integrazione, aveva l’obiettivo di mappare le iniziative a livello locale per dare un valore alle buone pratiche già attive ma allo stesso tempo sensibilizzare tutto il mondo dello sport. Sul tema dell’integrazione nello sport, l’entrata in vigore dello Ius Soli a livello sportivo è stato un segnale importante. C’è ancora molta strada da fare ma abbiamo imboccato quella giusta. Credo che il progetto presentato dal Csi Milano possa essere un ottimo esempio e dare un grande contributo»

«Da quando sono arrivata in Italia nel '92 ad oggi c’è stato un grande cambiamento in materia d’integrazione ma la strada è ancora molto lunga. Io vivo di sogni. Vorrei che si investisse di più sui giovani e che gli adulti si assumessero maggiormente le proprie responsabilità» ha sottolineato Fiona May che pur venendo dall’atletica oggi è consigliera nella Figc, mentre in Uefa si occupa di Fair play. «Le nuove generazioni, rispetto alla nostra, non vedono differenze, loro stanno crescendo in una realtà multiculturale, la paura è causata dai condizionamenti esterni. Ricordo che nessuno nasce razzista ma si lo diventa se la società ci indica strada sbagliata. Lo sport, in questa direzione, è il principale strumento di inclusione e abbattimento di tutte le barriere». Faustine Desalu, nato in Italia ma che ha ottenuto la cittadinanza a 18 anni, non aveva potuto per questo motivo partecipare ai campionati giovanile «ma mi sono sempre sentito italiano. Non poteva essere un pezzo di carta ad ostacolare la mia vita personale. Io vengo dal calcio dove mi è capitato di sentire qualche "buu". L’atletica invece è uno sport molto democratico» ha rimarcato sottoineando che: «Quando sei dietro ai blocchi di partenza si parte tutti dalla medesima distanza, alla pari indipendentemente dalla nazionalità e dal colore delle pelle, e quando arrivi al traguardo si fanno sempre le congratulazioni al vincitore: insegnamenti di forte valore per tutti i bambini che lo porteranno con loro fino all’età adula».

Prima degli ultimi due interventi sono state premiate le società sportive Resurrezione Sport e San Filippo Neri per il valore sociale dei progetti di integrazione da loro già realizzati, in particolare con i Msna (minori stranieri non accompagnati) seguiti dalla Fondazione Fratelli di San Francesco.
«Comunicare i valori che portano all’integrazione non è facile ma è un dovere per chi ha il compito di utilizzare le parole per lavoro» ha sottolineato Redaelli ricordando che per chi fa comunicazione «Gli esempi d’integrazione ci sono, basta impegnarsi a scoprirli e renderli visibili a tutti per dare un segnale alla comunità».
Anche l’assessore Guainieri ha ribadito come lo sport sia «un mezzo straordinario di comunicazione ed educazione per i ragazzi. Le istituzioni hanno il dovere di mettere a disposizione gli strumenti necessari affinché lo sport sia praticato e diventi primo luogo d’inclusione». L’assessore ha poi osservato come occorra «educare i genitori».

Il sussidio che sarà distribuito a tutte le società (scaricabile anche dal sito), prevede anche l’attivazione di un corso di formazione. Il concorso “Storie a colori” prende il via dal 1 novembre: gli atleti di nazionalità straniera o di seconda generazione delle società sportive potranno scrivere la loro storia personale del proprio essere straniero in l’Italia. A giudicare le storie sarà la redazione di Vita, insieme ad una giuria competente composta da atleti e campioni sportivi, da rappresentanti delle istituzioni e da esperti del settore. I ragazzi, avranno tempo fino al 28 febbraio 2017 per inviare il proprio testo all’indirizzo email unosportacolori@csi.milano.it

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