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Giustizia: che fine ha fatto il reato di tortura?

12 Ottobre Ott 2016 0903 12 ottobre 2016
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L’Italia aspetta da 28 anni l’introduzione di questo reato nel proprio codice penale, cioè da quando ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Una proposta di legge è già stata approvata in prima lettura da Senato e Camera, ma ora, spedito nuovamente a Palazzo Madama, è stato affossato. Domani un sit-in a Montecitorio organizzato da tante sigle pro-diritti

A dicembre saranno 28 anni che l’Italia aspetta l’introduzione del reato di tortura nel proprio codice penale. Tanti ne sono passati da quando il nostro Paese ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, impegnandosi ad inserire questo delitto nella propria legislazione. All’inizio di questa legislatura una proposta di legge aveva iniziato il suo iter parlamentare. Approvata al Senato nel marzo 2014, successivamente fu approvata alla Camera, all’indomani della condanna dell’Italia per le torture nella scuola Diaz da parte della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, nell’aprile del 2015. Il testo, qui modificato, fu spedito nuovamente al Senato dove è stato affossato.

Eppure in Italia non sono mancati i casi di tortura per i quali, le vittime, non hanno ricevuto giustizia. Oltre alla scuola Diaz, anche gli episodi di violenza avvenuti nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001 e le torture avvenute nel carcere di Asti nel 2004 sono attualmente all’attenzione della CEDU che, a breve, si pronuncerà su entrambi. Lo Stato italiano aveva proposto una composizione amichevole, patteggiano le torture per 45.000 a testa per ogni ricorrente, lasciando intendere quanta consapevolezza ci sia, anche da parte del governo, rispetto al fatto che quegli atti si possano qualificare come tortura. Torture per le quali, in Italia, esiste l’impunità.

Perciò Antigone ha promosso il 13 ottobre, a partire dalle ore 10.00, un sit-in in Piazza Montecitorio, per chiedere al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, di farsi garanti dell’approvazione del reato di tortura. Tante le adesioni alla manifestazione: tra le altre, citiamo Amnesty International, Arci, Cittadinanzattiva, Fondazione Basaglia, Giuristi Democratici, Magistratura Democratica, Naga, Ristretti Orizzonti, SIPP, Unione delle Camere Penali Italiane.

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