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Berruto: «Il Servizio Civile? Io l'ho fatto e lo renderei obbligatorio»

14 Ottobre Ott 2016 1445 14 ottobre 2016
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Mauro Berruto, direttore della Scuola Holden ed ex allenatore della Nazionale italiana di pallavolo, racconta sul numero di VITA Bookazine dedicato alla Riforma del Terzo settore, il suo rapporto con il servizio civile. «Non basta “fare i cittadini” è importante diventare cittadini consapevoli e questa è un’esperienza mille volte più formativa di tante altre che siamo abituati a vivere».

Devo ammettere che la scelta di diventare volontario del servizio civile all’inizio è nata “un po’ per ideologia”. Sono stato un obiettore di coscienza quando ancora chi sceglieva di non svolgere il servizio militare non era visto di buon occhio.

Ma il servizio civile l’ho ritenuto più utile del servizio miliare. Credo che anche il nome sia, di fatto, bellissimo. Ed è bene che rimanga invariato: servizio significa mettersi — per un periodo della propria vita — a disposizione dell’altro, della comunità. E si sceglie di farlo, almeno io ho scelto di farlo, non in difesa dei luoghi fisici, o con l’utilizzo delle armi e della violenza. La mia è stata una decisione consapevole e se tornassi indietro la riprenderei. Il servizio l’ho svolto a Torino, ero responsabile del centro di accoglienza di immigrati della Caritas. Era quello — la fine degli anni ’80 — il momento della primissima ondata migratoria di extracomunitari. Ed è anche lì che ho cominciato ad allenare, se sono l’uomo di oggi lo devo a quell’esperienza.

Credo che anche il nome sia, di fatto, bellissimo. Servizio significa mettersi a disposizione dell’altro, della comunità

Non basta “fare i cittadini” è importante diventare cittadini consapevoli e questa è un’esperienza mille volte più formativa di tante altre che siamo abituati a vivere. E la consapevolezza non si acquisisce seguendo corsi o lezioni. Ma attraverso le azioni concrete.

Oggi il servizio civile offre un ventaglio vario di possibilità e opportunità a chi ha voglia mettersi a disposizione del proprio Paese: difendere la cultura, tutelare l’ambiente, esserci per l’altro. Se potessi scegliere lo renderei “obbligatorio” per tutti i ragazzi. Il servizio civile è cambiato molto dal 1972, anno della sua nascita, ad oggi. Ma questo è sicuramente un bene. I cambiamenti sono in linea con lo sviluppo dell’Italia e anche di tutta l’Europa. Io sono un difensore di questa comunità, di questa Italia che amo. Però facciamo parte di qualcosa di più grande che in maniera visionaria qualcuno intuì.

Se potessi scegliere lo renderei “obbligatorio” per tutti i ragazzi

Quindi ben venga l’idea di un “Erasmus europeo” che ci migliora e ci arricchisce. Mi piace vedere come in questi anni la richiesta dei ragazzi che chiedono di partecipare al progetto sta aumentando: i numeri parlano chiaro e dicono che il servizio civile sta recuperando quell’aspetto di dignità e di scelta che lo fa riconoscere più come un merito che, come accadeva spesso ai miei tempi, alternativa di comodo al servizio militare.

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