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Abusi, traffico di organi e di sangue: è quello che subiscono i migranti

18 Ottobre Ott 2016 1555 18 ottobre 2016
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L'Iom, organizzazione internazionale per le migrazioni, dopo aver raccolto - in 10 mesi - circa novemila risposte di migranti arrivati nei porti del sud Italia, denuncia che il 71% delle persone che intraprendono la rotta per il Mediterraneo, durante il viaggio, diventa vittima di tratta. «Quello che queste indagini dimostrano è che le reti di traffico di esseri umani stanno diventando brutali ed efficienti a valorizzare e trarre profitto dalla vulnerabilità dei migranti», dice Simona Moscarelli, esperta di anti-tratta dell'Iom

Le interviste sono tutte anonime, fatte a persone diverse, in momenti differenti. Eppure le risposte portano a galla la stessa sconfortante realtà: il 71% dei migranti che intraprendono le rotte del Mediterraneo centrale - che collegano il Nord Africa all’Europa - mentre scappa dai Paesi d’origine è vittima di tratta. E non solo. Sono abusati, e costretti a donare organi e sangue.

Le interviste sono state effettuate dall’Iom, negli hotspot del sud Italia; il risultato è frutto di un’analisi che comprende circa novemila risposte diverse. Esistono diverse testimonianze approfondite che documentano le torture a cui sono soggetti i migranti; ma un’analisi quantitativa – anziché qualitativa – in questo caso da l’idea di come le pratiche di sfruttamento sono consolidate e ormai per certi aspetti “standardizzati”.

Per la rotta del Mediterraneo centrale, il 49% degli intervistati ha riferito di essere stato trattenuto contro la loro volontà durante il viaggio al fine di richiedere un riscatto. In Libia sono stati segnalati la stragrande maggioranza dei casi di abuso. I risultati mostrano anche che i tassi di risposte positive a uno degli indicatori sono tra 7 e 10 volte superiore sulla rotta del Mediterraneo centrale rispetto ai tassi di risposte positive alla stessa indagine condotta sulla rotta Mediterraneo orientale.

Inoltre, migranti intervistati in Italia hanno trascorso più tempo in transito: il 35% degli intervistati hanno passato più di 6 mesi sulla rotta per l'Europa, rispetto al 11% intervistati sulla rotta Mediterraneo orientale. La metà dei migranti ha detto di aver lavorato senza stipendio, con molte minacce (anche con armi) da parte di un “datore di lavoro”. Altri hanno detto che il lavoro forzato era l'unico modo di essere liberati dalla cattività o garantirsi un posto su una barca per l'Europa.

Le indagini hanno anche rivelato una tendenza emergente del traffico di organi e di sangue: il 6% di tutti gli intervistati ha riferito che avevano esperienza e conoscevano persone costrette a donare il sangue e organi per pagarsi una parte del viaggio.

«Quello che queste indagini dimostrano è che le reti di traffico di esseri umani stanno diventando brutali ed efficienti a valorizzare e trarre profitto dalla vulnerabilità dei migranti», afferma Simona Moscarelli, esperto di anti-tratta al Iom. «C'è ancora molto poco vero riconoscimento della scala di questo business».

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