Scuola
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Caos nomine. Classi in balia di un algoritmo

21 Ottobre Ott 2016 1005 21 ottobre 2016
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«All’inizio dell’anno scolastico il tema è sempre lo stesso: mancano gli insegnanti, le nomine arrivano in ritardo, molti posti sono coperti da supplenti». Il punto lo fa Giovanni Biondi nella sua rubrica "Scuola Futura" sul numero di VITA in edicola

All’inizio dell’anno scolastico il tema è sempre lo stesso: mancano gli insegnanti, le nomine arrivano in ritardo, molti posti sono coperti da supplenti... Il dibattito, anche sui quotidiani, ruota in maniera quasi esclusiva sugli insegnanti. La più grande azienda del Paese, la scuola, dà lavoro a quasi un milione di persone e ogni anno mette a disposizione circa 30mila posti di lavoro, a parte le assunzioni straordinarie fatte da questo governo.

I meccanismi che negli anni si sono sommati, sovrapposti, incrociati per attribuire punteggi, riserve, preferenze hanno sempre avuto come obiettivo costante quello di garantire principalmente i diritti al personale scolastico. Per questo motivo il meccanismo che destina il docente in questa o quella scuola si mette in moto indipendentemente dai bisogni o dalle caratteristiche di ciascuna realtà.

È un sistema quasi “diabolico” che si basa sul presupposto della neutralità. Tutte le scuole sono uguali ed ogni insegnante col suo punteggio è anch’egli uguale: è abilitato ad insegnare dovunque quella materia in quell’ordine e grado di scuola. L’assegnazione avviene mettendo insieme i desiderata degli insegnanti con il pacchetto di punti che ciascuno si porta dietro e il tutto si mette in moto in seguito alla domanda degli insegnanti di trasferimento, di assegnazione provvisoria etc...

Si tratta di un gigantesco vortice che interessa ogni anno centinaia di migliaia di persone e che deve tener conto del fatto che i diritti di tutti devono essere rispettati. Un gigantesco puzzle dove ogni tessera deve trovare un suo posto. È praticamente impossibile che questo avvenga prima dell’inizio dell’anno scolastico e questa è la ragione per cui ogni anno la polemica sui ritardi, le cattedre vuote, le supplenze infiamma i media.

È un’altra faccia di quel sistema ottocentesco che abbiamo descritto nei numeri precedenti: una gigantesca “macchina per insegnare”. Nello stesso tempo, mentre conserviamo e riproduciamo questo “moloch” che viene da lontano e che ogni anno si fa sempre più complesso, spingiamo le scuole a programmare Piani triennali di offerta formativa (i cosiddetti Ptof ), piani di miglioramento e autovalutazioni che dovrebbero mettere in evidenza proprio le specificità, in positivo e negativo, di ciascuna realtà.
Spingiamo le scuole a raccordarsi sempre di più al territorio, al mondo del lavoro, ad assumere una fisionomia precisa ed a sviluppare la propria autonomia. In altre parole ad essere diverse. E poiché anche gli insegnati sono diversi per competenze, storia, esperienze e capacità, il meccanismo che regola il loro movimento perde il suo presupposto principale: quello della “neutralità”.

Non è affatto “uguale” che un insegnante con certe competenze finisca in una scuola o in un’altra. Se il capitale umano, specialmente nella scuola, è uno dei principali fattori di successo, è fondamentale spostare le tessere in maniera che l’incastro tra offerta e domanda di competenze sia perfetto.
Quest’anno per la prima volta, anche se in maniera molto timida, si è cercato di aprire una finestra per fare in modo che le scuole possano reclutare il personale in base alle caratteristiche necessarie...


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