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Unione Europea

Il consiglio europeo e il “niet” di Renzi sulle sanzioni alla Russia

21 Ottobre Ott 2016 1054 21 ottobre 2016
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«Il premier ha giocato in contropiede, Francia e Germania non si attendevano un’opposizione così dura dell’Italia e il risultato è stato che dal testo della dichiarazione del Consiglio europeo la parola “sanzioni” è sparita». Il commento dell'editorialista Mario Sechi

Il consiglio europeo e il niet di Renzi. Renzi ha fatto la mossa del cavallo, scavalcato tutti e messo l’Unione europea di fronte alla realtà: le nuove sanzioni alla Russia possono attendere. Il premier italiano forse non ha mai letto Rudyard Kipling, questa frase che è un memento: “Sciocco è colui che tenta di forzare l’Oriente”. Ma durante il vertice del Consiglio europeo di Bruxelles ieri notte si è consumato un fatto importante: Renzi ha giocato in contropiede, Francia e Germania non si attendevano un’opposizione così dura dell’Italia e il risultato è stato che dal testo della dichiarazione del Consiglio europeo la parola “sanzioni” è sparita. È un passaggio notevole – l’unico finora – del vertice di Bruxelles e lo ha firmato Renzi che in questa partita non è affatto isolato: Spagna, Grecia, Austria e altri paesi avevano la stessa linea e altri erano pronti a dire no durante la discussione notturna. Renzi ne ha assunto la guida e il risultato è che l’asse tra Berlino e Parigi ha ceduto. Agenda, scenario e documenti diplomatici inediti in nostro possesso aiutano a capire come si è arrivati a questo esito sorprendente, ma non troppo.

Occhio all’agenda, non è un dettaglio. Renzi è arrivato a Bruxelles subito dopo l’incontro con Barack Obama alla Casa Bianca. Saluti, complimenti, baci, dichiarazioni di amicizia e “collaborazione come mai prima nella storia” e poi… zac! Sanzioni contro il nemico Putin? Signore signori, non è il momento. Le navi della marina russa attraversano la Manica e sono dirette nel Mediterraneo, rotta verso le coste della Siria? Non è un problema che risolvono le sanzioni a Mosca. La Nato s’arrabbia? Ce ne faremo una ragione. In pochi avrebbero scommesso sullo strappo, ma qui sta l’essenza del Renzi più autentico, quello che ha il colpo d’estro in canna e dopo mesi di deludente tran tran diplomatico tira fuori la pallottola d’argento.

Renzi ha fatto i suoi calcoli con grande freddezza e una corretta analisi dello scenario: la Casa Bianca non gradirà la mossa, ma Obama sta facendo le valigie e bye bye mister President, avanti un altro; l’Unione europea è debole, Merkel e Hollande sono nei guai (elettorali, si vota nel 2017) e senza l’Italia, dopo la Brexit dei sudditi di sua maestà la regina, sui dossier che contano non si va da nessuna parte; la Commissione europea conosce un solo schema e gioca al muro contro muro sui conti e la manovra di bilancio e allora il premier va alla guerra di logoramento mettendo il veto sul dossier russo; il no all’Europa è un’ottima arma di propaganda in casa in vista del referendum del 4 dicembre, perché sottrae alla destra un refrain della campagna contro il governo (Renzi sottomesso a Bruxelles); ristabilisce una salutare distanza dopo l’appoggio obamiano al Sì e riafferma l’autonomia da Washington; lancia un segnale ai settori economici (agricoltura e alimentare, in particolare) che negli ultimi due anni hanno avuto massicce perdite di fatturato dopo l’applicazione delle sanzioni a Mosca; si sintonizza con una larga parte dell’elettorato italiano che vede correttamente l’instabilità nel Mediterraneo (leggere alla voce immigrazione) come una conseguenza della politica estera americana, francese e britannica (la Libia brucia); si allinea alle idee per niente minoritarie dell’opinione pubblica che ha un sincero sentimento atlantista ma non capisce la strategia della Nato, non gradisce l’accerchiamento della Russia e in ogni caso riconosce a Vladimir Putin carisma e qualità da comandante in capo. Si chiama realtà, è l’essenza della politica estera, e questa volta Renzi l’ha letta bene.

Si tratta di un esito non previsto, uno stop che Renzi ha dettato con grande abilità. Il copione era già stato scritto, una copia del progetto delle conclusioni (datata 19 ottobre) è in nostro possesso e la sua evoluzione parla da sola. Le conclusioni ufficiali del Consiglio pubblicate non fanno più esplicito riferimento alle sanzioni...


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