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Vernissage

Apre a Torino l'Eataly dei detenuti

25 Ottobre Ott 2016 1308 25 ottobre 2016
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Si chiama «FreedHome-Creativi Dentro», è in pieno centro e si presenta come il primo negozio di prodotti d’eccellenza made in carcere. Dolci, birre, vini, borse, abiti, mobili e cosmetici di alta qualità prodotti in 45 istituti di pena: non una vendita natalizia ma un negozio permanente. Per far volare un'economia sommersa

Apre a Torino giovedì 27 ottobre il primo negozio di prodotti d’eccellenza made in carcere. «FreedHome-Creativi Dentro» – questo il nome dello spazio, situato in via Milano 2/C – è un vero e proprio showroom nel centro della città (offerto in comodato dal Comune di Torino) nel quale sarà possibile acquistare prodotti e servizi realizzate dalle imprese creative attive all’interno del mondo penale. «Si tratta di un laboratorio di idee e progetti», spiegano i promotori dell’iniziativa, «per ribadire forte e chiaro che l’economia carceraria è la chiave di volta per ripensare in modo efficace il sistema penitenziario italiano».

Brutti e Buoni, Dolci Evasioni, Farina nel sacco, Vale la pena, Sprigioniamo Sapori, Cibo Agricolo Libero e Dolci Libertà: sono solo alcuni dei nomi fantasiosi delle 13 realtà d’impresa, tra cooperative e associazioni, raccolte intorno al nuovo marchio e che lavorano con 45 carceri italiane. «Si tratta di prodotti di alta qualità – ha dichiarato a La Stampa Gianluca Boggia, presidente di Extraliberi e coordinatore del progetto - dal pane, ai biscotti, ai formaggi, al vino fino ai prodotti siciliani a base di mandorle. FreedHome è il primo negozio in Italia che nasce in maniera permanente e non estemporanea come attività commerciale e luogo di visibilità delle produzioni carcerarie. Non sarà quindi la solita iniziativa natalizia, ma saranno messi in vendita prodotti provenienti sia da Torino sia da tutti gli altri istituti di pena italiani, molti dei quali sono già fornitori di Eataly o delle botteghe di Altro Mercato».

Biscotti, maglie, borse, caffè, vino e oggetti di design che puntano più alla qualità che al profitto. Dal carcere femminile di Venezia dove vengono preparati con erbe coltivate nell’orto biologico della Giudecca i cosmetici “RioTerà dei Pensieri”, al carcere Lorusso e Cotugno dove si stampano artigianalmente le t-shirt e merchandising. Dal penitenziario di Verbania dove “la Banda Biscotti” produce dolci artigianali e con materie prime scelte, senza coloranti e additivi, alle delizie biologiche della Sicilia prodotte dal carcere di Siracusa. Una scommessa – quella di fare impresa in carcere – che applica ciò che la legge prevede, perché il lavoro tra le sbarre aiuta le persone a non tornarci e ad avere un reddito, di cui una parte finisce al carcere per pagare il loro sostentamento. Nel negozio lavoreranno quattro detenuti e due agenti con funzione di sorveglianza.

Nella foto: detenute e volontarie nell'atelier di Fumne (carcere di Torino)

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