Le Idee Sul Lavoro Del Ministro Giuliano Poletti
#ilfuturoèsociale

Il welfare deve essere motore di sviluppo sociale ed economico del Paese

26 Ottobre Ott 2016 1821 26 ottobre 2016
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Oggi a Roma il convegno “Il futuro è sociale. Insieme per un piano industriale del Welfare”, promosso con l’obiettivo di mettere al centro del dibattito le politiche di welfare sociale anche alla luce della prossima Legge di Bilancio

«In una fase di importanti cambiamenti per il nostro Paese, in cui alle vecchie povertà e disuguaglianze se ne aggregano altre e nuove, sempre crescenti, il ruolo del terzo settore non può che essere quello di alzare la voce e farsi sentire», dice Pietro Barbieri, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore. Oggi, in un confronto con Governo, Sindacati ed Istituzioni Locali, e con la partecipazione del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, il Forum ha lanciato il suo Appello per intervenire proprio sul tema della lotta alle disuguaglianze e chiedere un piano industriale e stabile di welfare nazionale. Un piano che ci collochi allo stesso livello dei nostri colleghi dell’Europa a 15 e non agli ultimi posti, come accade sinora.

Se da un lato è circa un decennio si assiste ad un arretramento e ad una frammentazione del welfare, letto non in una logica promozionale ma riparativa, dall’altro oggi ci troviamo davanti ad una nuova fase: dal 2016 il ‘cantiere sociale’ ha cominciato a procedere, vedendo crescere l’attenzione sia da parte del Governo che del Parlamento. Ne sono un esempio la Legge di Riforma del terzo settore, legge sul “Dopo di noi”, il Piano nazionale Infanzia, il riparto del Fondo nonautosufficienza, il Fondo per la povertà educativa, il programma biennale sulla disabilità, l’avvio del Sia contro la povertà, e non da ultimo il maturare del dibattito anche a livello europeo. Tuttavia i tempi sono ancora molto rallentati con il rischio di non vedere messo in atto, concretamente, il tema della costruzione di un sistema di welfare, e al contrario crescere sempre più le disuguaglianze che ormai riguardano il contesto globale mondiale, non più solo quello europeo.

«La crisi che stiamo vivendo è anche figlia di un modo di concepire e gestire la ricchezza», dichiara Stefano Tassinari, coordinatore della Consulta Welfare presso il Forum, «eppure non siamo mai stati così capaci di produrre ricchezza come nel resto dell’umanità. Questa ricchezza è però ‘a-sociale’, non riproduce cittadinanza, né bene comune, né tantomeno una situazione di crescita. Il tessuto sociale si è impoverito e prevale una dimensione di paura del futuro. La necessità di tornare sul welfare sociale è quindi per ricostruire un clima di fiducia e di garanzie, dove il welfare non sia sola risposta alle emergenze, ma promotore di cittadinanza e motore di sviluppo sociale ed economico».

La richiesta di un piano di welfare industriale vuol dire per il Forum programmazione, strutturazione, e un governo che mette insieme i pezzi con una strategia. Vuol dire soprattutto uscire dalla frammentazione e ragionare su una progettazione – anche di spesa – fissando obiettivi e risultati.

Richiesta che è stata condivisa dalle istituzioni e dai sindacati presenti in sala. A partire dal Ministro del Lavoro e Politiche Sociali, Giuliano Poletti che ha ribadito l’esigenza di uno «sforzo di sintesi per costruire una strumentazione condivisa, istituzioni e terzo settore, e riuscire ad immaginare una modalità di governance che ci permetta questo passaggio, cominciando con il fissare obiettivi raggiungibili per dare collettivamente risposte efficaci».

Tutto questo, ha ribadito in conclusione il Portavoce del Forum Pietro Barbieri deve avvenire «tutti insieme, terzo settore, Sindacati, Parlamento, Governo. Lo spazio del confronto va costruito e innaffiato e deve andare avanti trovando il suo riconoscimento. Quello che oggi abbiamo portato qui è la seconda tappa di un percorso molto importante: costruire forme di partenariato, prima di tutto tra soggetti sociali, ma anche con le Istituzioni. Oggi questa è la nostra sfida e una scommessa che ci giochiamo tutti insieme».

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