America Latina

Mario Giro: «Venezuela, ultima chance per una mediazione prima del disastro»

26 Ottobre Ott 2016 0857 26 ottobre 2016

A Caracas nei giorni dell'irruzione all'Assemblea, lo scorso week end, Mario Giro, fa con noi il punto sulla grave crisi in Venezuela. «Ho toccato con mano come la situazione politica in Venezuela sia molto complicata. È evidente l’esistenza della polarizzazione politica ormai giunta all’estremo. Non ci si parla. E la popolazione, e con lei la comunità italiana, è allo stremo»

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A Caracas nei giorni dell'irruzione all'Assemblea, lo scorso week end, Mario Giro, fa con noi il punto sulla grave crisi in Venezuela. «Ho toccato con mano come la situazione politica in Venezuela sia molto complicata. È evidente l’esistenza della polarizzazione politica ormai giunta all’estremo. Non ci si parla. E la popolazione, e con lei la comunità italiana, è allo stremo»

Mario Giro, viceministro degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale è alla sua quinta visita in Venezuela, a Caracas, ma, indubbiamente, questa è stata la volta più drammatica. Nei giorni della sua permanenza, domenica scorsa, ha infatti avuto luogo l’irruzione di decine di persone identificate come chavisti all'Assemblea Nazionale del Venezuela mentre i deputati discutevano le modalità di una possibile destituzione del presidente Nicolas Maduro. Durante il discorso del primo vice presidente Enrique Marquez, dell'opposizione, hanno cominciato a entrare uomini e donne quasi tutti vestiti di rosso. Poco prima, il Parlamento del paese sudamericano aveva votato per mandare a processo Maduro per violazione della democrazia, alcuni giorni dopo che la Commissione elettorale venezuelana ha sospeso il referendum per ottenere le dimissioni del presidente socialista, erede di Chavez, accusato dall’opposizione di essere il primo responsabile della crisi economica in cui versa il Venezuela.
«È stata un’irruzione preceduta da una campagna stampa feroce contro i leader dell’opposizione di cui sono stato testimone diretto nei giorni della mia permanenza, siamo al muro contro muro, da una parte e dall’altra si escludono ipotesi di mediazione e si screditano i pochi che tanno lavorando in questo senso», ci dice il viceministro.

Siamo a una situazione di stallo molto pericolosa quindi?


«Ho toccato con mano come la situazione politica in Venezuela sia molto complicata. È evidente l’esistenza della polarizzazione politica ormai giunta all’estremo. Non ci si parla. Si ha l’impressione che ormai i due attori, i due protagonisti della politica, siano entrambi con le spalle al muro e che stiano perdendo il controllo delle loro fazioni. È assolutamente necessario il dialogo. È indispensabile che gli attori politici si parlino per evitare che il Paese sprofondi nel caos, nell’anarchia».


Un caos in una situazione economica di vera sofferenza e povertà. Il Venezuela è ormai allo sbando ed affronta una crisi economico-sociale da almeno quattro anni, una situazione che non fa che peggiorare di mese in mese. I lavoratori non hanno di che mangiare, negli ospedali i neonati vengono sistemati in scatole di cartone, i malati non dispongono di farmaci salvavita non solo i poveri ma tutti, dai giornalisti ai vescovi, costretti sempre più sovente a lanciare strazianti appelli su Twitter...


«La situazione economica e sociale è gravissima, la criminalità dilaga, mancano medicine e spesso il pane. Pensi che noi tra ambasciata e consolati abbiamo perso tre persone, una uccisa da criminali e 2 per malattie che da noi sarebbero state curabili, affrontabili. C’è mancanza di generi alimentari, di beni per l’igiene personale e di medicine. La crisi istituzionale ha profonde conseguenze sul sociale, sulla qualità di vita della popolazione che sembra allo stremo».


Una gran parte della popolazione , però,vedeva, nel Referendum, una finestra per sbloccare la situazione attuale.

«Il Referendum era l’ipotesi di una delle parti. Io, invece, sto parlando di dialogo. Bisogna uscire definitivamente dallo schema di guerra politica, dallo schema delle contrapposizioni senza se e senza ma. Le due parti devono essere pronte a fare concessioni».


L’Italia cosa può fare?


«Noi abbiamo offerto già due anni fa una mediazione e certo non ci tiriamo indietro ora, se serviamo siamo a disposizione. L'attuale mediazione sta provando a cambiare le cose, in mezzo a tante difficoltà. Ho incontrato a questo proposito Jose Luis Rodriguez Zapatero, uno dei mediatori. Il presidente del Consiglio Renzi segue la situazione minuto per minuto e conosce bene le condizioni della nostra collettività. Il ministro Gentiloni ha incontrato varie volte la sua omologa. La comunità italiana è di circa 150mila persone e soffrono insieme a tutto il popolo venezuelano. Una comunità che ho incontrato e che ho trovato molto angosciata e provata. Dobbiamo star loro vicini e aiutarli, è questo anche il senso della mia missione».



Papa Francesco, due giorni fa, ha ricevuto, in forma privata, Nicolas Maduro Moros, presidente della Repubblica Bolivariana di Venezuela. “L'incontro – ha spiegato il portavoce vaticano Greg Burke - è avvenuto nel quadro della preoccupante situazione di crisi politica, sociale ed economica che il Paese sta attraversando e che si ripercuote pesantemente sulla vita quotidiana dell'intera popolazioneIl Papa, che ha a cuore il bene di tutti i venezuelani, ha desiderato continuare ad offrire il suo contributo a favore di ogni passo che contribuisca a risolvere le questioni aperte e creare maggiore fiducia tra le Parti. Egli ha invitato poi a intraprendere con coraggio la via del dialogo sincero e costruttivo, per alleviare le sofferenze della gente, dei poveri in primo luogo, e promuovere un clima di rinnovata coesione sociale, che permetta di guardare con speranza al futuro della Nazione”.Pensa che questo incontro possa aiutare il dialogo?



«Lo spero vivamente, spero che l’incontro del Papa possa ridare sostanza all’ipotesi di un dialogo tra le parti. Si prevede una riunione per il prossimo 30 ottobre all’isola Margarita ma le posizioni sono ancora molto distanti. Domani ci sarà una grande manifestazione della opposizione. Il rischio di violenze gravi esiste. speriamo che l'appello del Papa possa aprire una breccia. A me pare si tratti davvero dell'ultimo appello prima che la situazione diventi intollerabile e non più governabile, causando una crisi regionale. Se il Venezuela si destabilizza crea un problema grave a tutti. Nel vuoto di potere già si inseriscono forze criminali oscure e il narcotraffico. Tutto ciò é intollerabile».