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Ambiente

WWF: «Biodiversità a picco, impronta ecologica umana alle stelle. Uno scenario allarmante»

27 Ottobre Ott 2016 1100 27 ottobre 2016
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Il Living Planet Report 2016 tratteggia in modo chiaro lo stato della situazione del Pianeta e sistematizza le proposte concrete per cambiare rotta

I sistemi naturali della Terra sono ormai pienamente immersi nell’era degli umani. Viviamo in un mondo in cui stiamo mettendo a rischio il futuro della nostra stessa civiltà, riducendo drasticamente la ricchezza della vita sulla Terra. Il Living Planet Report 2016 del WWF, lanciato in tutto il mondo oggi, tratteggia in maniera chiara e brillante lo stato della situazione e sistematizza le proposte concrete per mutare rotta.

Gianfranco Bologna, direttore scientifico di WWF Italia

Dal 1970 al 2012 l’Indice del Pianeta Vivente con il quale il WWF registra l’andamento di 14.152 popolazioni di 3.706 specie di animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci), fornendo quindi un indicatore dello stato della biodiversità planetaria, è sceso del 58%. Il rapporto fornisce inoltre il quadro della nostra impronta ecologica del consumo: nel 2012 è stata necessaria la capacità biologica equivalente a 1.6 Terre per provvedere le risorse necessarie all’umanità, consumate in quell’anno.

Il rapporto – presentato nel corso di un apposito evento alla Camera dei Deputati con l’intervento della Presidente della Camera, Laura Boldrini in occasione del 50° anniversario della nostra associazione - fornisce un quadro molto chiaro dello stato in cui si trovano i nove confini planetari individuati da alcuni dei migliori scienziati al mondo che si occupano del Sistema Terra, alcuni dei quali hanno collaborato direttamente alla produzione del Living Planet Report.

I nove confini planetari sono: l’integrità della biosfera (cioè la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità), il cambiamento climatico - e il problema gemello dell’acidificazione degli oceani - le modifiche nell’utilizzo del suolo, l’uso non sostenibile dell’acqua, la perturbazione dei flussi biogeochimici (l’immissione di azoto e fosforo), l’alterazione degli aerosol atmosferici, l’inquinamento dovuto a nuovi agenti prodotti dall’uomo e la riduzione dello strato di ozono.

Quando ci spingiamo al di là di questi confini, si rischia di provocare cambiamenti irreversibili alle risorse da cui dipendiamo. Anche se vi è un certo grado di incertezza scientifica sugli effetti biofisici e sociali causati dal superamento dei confini, l’analisi attuale suggerisce che gli esseri umani abbiano già spinto quattro di questi confini (cambiamento climatico, integrità della biosfera, flussi biogeochimici dell’azoto e del fosforo e cambiamenti nell’uso del suolo) oltre il limite del loro spazio operativo di sicurezza. Altre valutazioni suggeriscono che anche l’uso di acqua dolce abbia sorpassato la soglia di sicurezza.

Nel corso del 35° Congresso Geologico Internazionale, tenutosi a Città del Capo dal 27 agosto al 4 settembre scorsi l’apposito gruppo di autorevoli studiosi creato dalla Commissione Internazionale di Stratigrafia ha annunciato che la documentazione scientifica raccolta conferma l’ipotesi di poter indicare una nuova epoca nel Geological Time Scale.


Gianfranco Bologna è il direttore scientifico di WWF Italia

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