Komir Film Gaia Amaral
Cinema

Komir ci apre gli occhi sul dramma del traffico dei minori

4 Novembre Nov 2016 1703 04 novembre 2016
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All'improvviso Komir dall’8 novembre sarà distribuito nelle sale italiane grazie al sostegno di UCI Cinemas. È un film indipendente che affronta il tema del traffico di minori. AiBi sarà presente ad ogni proiezione per far conoscere questo dramma. L'intervista con Gaia Amaral, la protagonista del film.

«All’improvviso perché Komir appare dal nulla nella vita di questi due criminali da strapazzo della periferia milanese, Sandro e Gianni. Se lo trovano nel baule della macchina e da lì in poi quel bambino cambierà il loro destino»: così il regista Rocco Ricciardulli presenta il suo nuovo film, All’improvviso Komir, un mix fra noir e road movie, che racconta la tratta dei bambini.

Scritto da Giulio Baraldi e Rocco Ricciardulli, diretto da Rocco Ricciardulli, con Gaia Amaral come protagonista, All’improvviso Komir è stato presentato all’Italian film festival di Berlino nel 2015 e dall’8 novembre sarà distribuito nelle sale italiane grazie al sostegno di UCI Cinemas, in un calendario di date che si protrarrà fino a inizio dicembre. Si parte da Milano e si andrà da Bolzano a Cagliari, passando per Roma il 24 novembre. Ad ogni proiezione AiBi aiuterà il pubblico a riflettere sul tema dei minori stranieri non accompagnati: in Italia ne sono arrivati 16.800 solo nei primi otto mesi del 2016 e ogni giorno 28 di essi si allontanano dai centri in cui sono ospitati, comparendo letteralmente nel nulla

«Prima di girare ho fatto uno studio su questa problematica, mi ha colpito molto il fatto sia un fenomeno spesso ignorato», racconta Ricciardulli. «Ho scelto di parlarne in maniera anche “leggera”, il film è crudo ma non è un dramma, si sorride anche. Il bambino che interpreta Komir, poi, cattura il cuore». Christian, l’attore che interpreta Komir, Ricciardulli lo ha conosciuto durante un laboratorio di strada realizzato in Basilicata, per ragazzini a rischio dispersione e lo ha voluto sul set. Gaia Amaral invece, la protagonista del film, è da tempo madrina di AiBi: all’improvviso tutto si lega, per aprire gli occhi su una realtà che troppo spesso fingiamo di non vedere.

Gaia, chi è Komir?
Komir è un bambino albanese, in realtà della Lucania, è vittima di un traffico di minori. Riesce a scappare e si salva intrufolandosi nel bagagliaio di un’auto. Questi due microcriminali, se lo ritrovano dentro l’auto, all’inizio vorrebbero liberarsene ma per varie vicissitudini non ci riescono… Il film a questo punto diventa un road movie, da Milano all’Albania, per riportare Komir a casa, dalla sua famiglia, con questi due uomini impreparati a gestire un bambino e un bambino che non parla mai, perché non sa la lingua, con situazioni anche comiche. Alla fine Komir resta con loro, con una piega poetica, sul finale, molto carina. È un film che vuole semplicemente raccontare una storia ed emozionare.

La storia di Komir è quella di migliaia di altri bambini, che arrivano soli in Italia, spariscono dai centri di accoglienza, nessuno sa che vita facciano: i dati parlano di 28 tra bambini e ragazzi che ogni giorno si allontanano dai centri in cui sono ospitati e scompaiono. Come ti ha coinvolto il portare sullo schermo questo tema?
Io ho deciso di partecipare a questo film perché avevo già lavorato a teatro con il regista. L’arma vincente è il bambino, c’è un incipit negativo che si trasforma in un messaggio di vita e speranza, questo motivo per cui ho deciso di partecipare.

Lei è anche da tempo testimonial di Aibi.
Sì, per questo è venuto naturale parlare con loro del progetto del film. Ci siamo uniti, per promuovere il messaggio. Saremo in almeno una ventina di città dall’8 novembre in avanti.

È possibile parlare di un tema così crudo in un film?
Certo, nessun tema è troppo forte per essere trattato dal cinema. Ben vengano i film di denuncia, questo messaggio è importante che sia divulgato a un pubblico il più vasto possibile.

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