Ginger Bologna
Sharing economy

Ginger, il crowdfunding vince se tiene le radici nel territorio

8 Novembre Nov 2016 1119 08 novembre 2016
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È una delle piattaforme di crowdfunding più famose d'Italia, benché il suo raggio d'azione sia circoscritto alla sola Emilia Romagna. «La territorialità è un elemento di forza, la donazione scatta quando c'è una relazione». Il segreto? Mixare online e offline, come hanno fatto i ragazzi di Bologna Indegna. Una storia raccontata sul numero di VITA in edicola

Il portico di San Luca, a Bologna, è lungo 3.796 metri, il più lungo del mondo. Lo costruirono nel 1677 i bolognesi, mettendosi in fila uno accanto all’altro e passandosi di mano in mano i mattoni necessari, su su per il colle. Nel 2014 il restauro del portico di San Luca è stato finanziato con il crowdfunding: 7.111 donatori hanno donato 339.743 euro, superando anche la cifra necessaria. «È stata la prima campagna di crowdfunding di una pubblica amministrazione, il primo esempio di crowdfunding civico, in qualche modo questo progetto ha segnato la storia», ricorda Agnese Agrizzi, fundraiser, presidente di Ginger.

Ginger è una piattaforma di crowdfunding e l’acronimo sta per Gestione Idee Geniali in Emilia Romagna. La prima idea geniale è la loro, cinque donne che da anni vivono e lavorano a Bologna (anche se nessuna ci è nata), impegnate soprattutto sui fronti della cultura e della creatività: nel 2012 vinsero il Bando Incredibol! del Comune di Bologna e l’avventura partì così. Poi il successo della campagna "Un passo per San Luca" segnò una svolta anche per loro e oggi sono fra le realtà più autorevoli nel settore.

Ma perché una piattaforma di crowdfunding circoscrive il proprio perimetro d’azione a un territorio preciso? «Perché nella territorialità riconosciamo un elemento di forza», spiega Agrizzi, «in questo modo siamo vicini ai progettisti ed è più facile lavorare insieme a loro per far crescere l’idea e il progetto». Fare crowdfunding infatti non è semplicemente pubblicare un progetto su una piattaforma: le reti territoriali sono fondamentali, perché «la donazione scatta quando c’è una relazione one to one, online o offline che sia». Ma se la piattaforma ideaginger pubblica solo progetti che vengono dall’Emilia Romagna, il team di Ginger ha creato anche diverse piattaforme personalizzate, tra cui una fuori dalla regione, “FabLab a scuola”, un progetto di Fondazione Nord Est che unisce scuole, banche e istituzioni pubbliche per creare una rete di fablab nelle scuole.

Agnese ricorda a menadito tutte le campagne che il team di Ginger ha accompagnato, le cita nei dettagli benché siano ormai moltissime. Quella che più di tutte esemplifica quanto conti il legame con il territorio e quanto sia strategico mixare la dimensione online con quella offline si chiama “Bologna Indegna” e si è conclusa prima dell’estate con 2.322 euro raccolti, quasi il doppio dei 1.200 fissati come goal. L’idea è piccola ed è partita da alcuni studenti fuori sede dell’Università di Bologna: il loro obiettivo era raccogliere fondi per finanziare la pubblicazione di un libro, metà fumetto e metà racconto, che raccontasse le avventure di uno studente fuori sede, proprio come loro. Il lancio della raccolta fondi è stato in una discoteca ma prima «i ragazzi hanno creato il personaggio di Mario Polletti, aperto una pagina Facebook a suo nome e contemporaneamente disseminato di volantini la via Zamboni, quella delle università, e i Giardini Margherita, creando curiosità ed engagement con gli altri studenti, che erano il target della campagna», racconta Agrizzi.

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