FGM Nichole Sobecki:AFP:Getty Images
ActionAid

Mutilazioni genitali, da prevenire anche in Europa

8 Novembre Nov 2016 1631 08 novembre 2016
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L'ong ha presentato il progetto After. Le buone pratiche perfezionate in Africa saranno utilizzate per sradicare il fenomeno in Italia e in Europa, adattandole al diverso contesto sociale. La Lombardia è tra le regioni italiane più a rischio

Dall’Africa all’Europa e all’Italia per prevenire le mutilazioni genitali femminili utilizzando l’esperienza e le buone pratiche sviluppate da ActionAid negli anni. Questo l’obiettivo di un progetto che vede la collaborazione delle comunità migranti e che ha bisogno del coinvolgimento di politici e istituzioni per combattere il problema e sensibilizzare il pubblico. Il progetto, finanziato finanziato dal Programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell’Unione Europea, si svolge in cinque stati: Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Irlanda ed è stato presentato oggi, martedì 8 novembre, a Milano nel corso dell’open day dal titolo “Dall’Africa all’Europa: Combattere le mutilazioni genitali femminili”. Scopo dell’incontro che ha presentato After (questo il titolo dell’iniziativa) era quello di facilitare lo scambio di pratiche e metodologie di lavoro con le comunità migranti.

Oltre ad ActionAid Italia, che coordina le attività, gli altri partner del progetto After sono: ActionAid Irlanda, ActionAid Svezia, Fondazione Simetrias (Spagna), l’Università di Castiglia-La Mancia e Respect for Change (Belgio).

Un momento dell'open day di oggi a Milano

Grazie al lavoro in rete, che coinvolge diverse associazioni locali, saranno mappati i servizi e le politiche esistenti per contrastare le mutilazioni e saranno implementati percorsi di sensibilizzazione ed empowemrent rivolti a donne e ragazze focalizzati in particolare sul loro diritto all’integrità fisica. Sono inoltre previste attività di campagna rivolte alle istituzioni, con raccomandazioni per migliorare gli interventi di prevenzione e contrasto al fenomeno. Per raggiungere questi obiettivi, sarà messa a frutto la preziosa esperienza maturata in anni di lavoro da ActionAid e dai suoi partner in Africa. Una conoscenza che sarà condivisa anche grazie alle testimonianze dirette di leader religiosi, attiviste africane, donne e uomini coinvolti nei programmi di ActionAid contro le mutilazioni genitali femminili.

«Il 97% delle donne in Somaliland subisce la pratica di mutilazione genitale più volte nella vita. Purtroppo, il dolore inflitto non finisce con la procedura iniziale, ma continua per tutta la vita. La campagna contro le mutilazioni genitali femminili deve però essere globale perché questo fenomeno colpisce l’Africa ma anche l’Europa», ricorda Sadia Abdi Allin, direttrice di ActionAid Somaliland.

Nella foto a sinistra l'intervento di Sadia Abdi Allin a Milano

Le fa eco Rossana Scaricabarozzi, responsabile diritti delle donne di ActionAid Italia, «A livello europeo si parla da molto tempo di mutilazioni genitali femminili. C’è stato uno forzo di ricerca e sistematizzazione della conoscenza, finalizzato soprattutto a comprendere quanto hanno fatto finora i governi. Il lavoro di prevenzione attraverso il coinvolgimento delle comunità migranti è tuttavia ancora inadeguato e poco finanziato. Il progetto After vuole contribuire a rispondere questo specifico problema, partendo in particolare dall’empowerment delle donne e delle ragazze, oltre a sensibilizzare gli uomini»

Rossana Scaricabarozzi, responsabile diritti delle donne di ActionAid Italia

Le mutilazioni genitali femminili sono un fenomeno globale che coinvolge almeno 200 milioni di ragazze e donne in 30 Paesi e costituiscono una grave violazione dei loro diritti fondamentali. Un problema che riguarda anche l’Europa: secondo il Parlamento Europeo, sarebbero 500mila le donne che hanno subito mutilazioni che vivono nel continente e 180mila le donne a rischio. Sebbene vietate in molti Paesi dell’Unione Europea, sono un problema che riguarda anche bambine e giovani donne migranti che vivono nel nostro territorio, spesso a rischio di subirle quando tornano nel loro paese di origine durante periodi di vacanza per visitare i parenti.

L’Unione Europea riconosce che molti Stati membri hanno fatto passi avanti nel corso degli anni per prevenire e contrastare il fenomeno. Gli sforzi, però, si sono spesso focalizzati sull’adozione di leggi e sull’aspetto punitivo, mentre continuano a essere ancora scarsi gli interventi di prevenzione del fenomeno attraverso un lavoro di sensibilizzazione che coinvolga le comunità migranti. Ed è proprio in questo quadro che si inserisce il progetto After che invece intende rendere protagoniste le donne migranti.

Anche il governo italiano ha tentato di stimare il fenomeno, ma l’unica stima esistente per il nostro Paese risale al 2009, secondo cui in Italia sono 35mila le donne che hanno subito mutilazioni genitali. Sforzi recenti di giungere a una stima il più possibile aderente al reale da parte dell’Università Bicocca hanno rilevato che nel 2010, solo in Lombardia, vivevano circa 27mila donne che hanno subito mutilazioni genitali, mentre in Italia il numero era di 57mila (dati pubblicati nel 2016 relativi al 2010). «Il presidio ospedaliero San Paolo assiste circa 400 donne migranti l'anno. Di queste il 25% viene da Paesi di tradizione mutilatoria. Il San Carlo ha numeri simili. Le problematiche che queste donne affrontano variano a seconda del tipo di mutilazione genitale che subiscono e possono essere fisiche, ma soprattutto psicologiche» ricorda Barbara Grijuela, Responsabile Centro di Salute e Ascolto per le donne straniere e i loro bambini dell’Uo Ginecologia e Ostetricia, presidio ospedaliero San Paolo, Asst Santi Paolo e Carlo di Milano

Secondo i dati la Lombardia è una delle regioni in cui il problema è più rilevante e il rischio è maggiore. In questa regione vivono numerose comunità provenienti da paesi dove tale pratica è ancora diffusa. La conclusione di ActionAid è che occorrono per questo motivo interventi strutturali da parte di Governo e Regioni, servizi adeguati e misure efficaci di prevenzione che coinvolgano le comunità interessate.

In apertura foto di Nichole Sobecki/Afp/Getty Images

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