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#Usa2016

Texas, là dove gli homeless votano Trump

8 Novembre Nov 2016 1615 08 novembre 2016
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Analisi, statistiche, sondaggi non dicono tutto. C'è una realtà che affiora - drammatica e insospettata - dai racconti della gente. Come quello di un homeless di Houston incontrato da don Tullio Proserpio, dell'Istituto Tumori di Milano, appena rientrato dagli States

Sacerdote della diocesi di Milano e cappellano dell'Istituto Tumori di Milano, don Tullio Proserpio ha appena terminato un lavoro di ricerca presso il Methodist Hospital di Houston, in Texas. Un lavoro importante, in un contesto importante, ma anche un osservatorio privilegiato. Don Tullio, senza scendere in questioni di parte, ci racconta un episodio che l'ha colpito in questi mesi inevitabilmente segnati da un'asprissima contesa politica. Un episodio che, in qualche modo, ci riporta a quella realtà che i dibattiti e i sondaggi non riescono non solo a cogliere, ma oramai nemmeno a sfiorare.

«Un giorno - ci spiega don Tullio - ho incontrato un homeless. L'homeless mi guarda, capisce dal mio accento che non sono americano. Parliamo, prendiamo confidenza. Mentre parlo con lui, gli dico: "tra poco ci saranno le elezioni americane...". Non faccio in tempo a finire la frase che mi ribatte: "certo e io sono pronto per votare. Andrò assolutamente ai seggi..."». Fin qui, nessuna sorpresa per don Tullio. Ma poi il senza tetto aggiunge: «A votare Donald Trump».

Justin Sullivan/Getty Images

Ben al di là del dibattito politico, l'episodio ci riporta a una realtà molto dura, ma poco conosciuta: quella della cosiddetta "spazzatura bianca", il white trash. Che cos'è la spazzatura bianca? Vengono così chiamati milioni di poveri, bianchi, cittadini americani: la cosiddetta under class che, oggi, vota Trump e non vede in Hillary Clinton alcuna possibilità di progresso, di tutela, di rappresentanza. Piaccia o meno, questa è una realtà. Li descrivono ignoranti, beceri, ma non è sono così. L'impoverimento ha portato sul lastrico persone colte, raffinate, che non possono più permettersi un romanzo di Roth o un'amena discussione su una serie tv. Un'altra realtà è infatti quella delle classi medie che non si stanno impoverendo, ma volgono direttamente e repentinamente alla miseria.

Ci sono poi enormi casi di coscienza, in chi ancora ne ha una. Gente semplice, moderata, che vorrebbe vivere senza troppi conflitti e si chiede: «Trump vuole alzare un muro, ma dall'altra parte c'è la questione dell'aborto...» Su questo punto, don Tullio ha avuto la sensazione «se non di una grossa spaccatura nel Paese, quanto meno di un conflitto nelle coscienze. La gente è confusa oppure, come nel caso dell'homeless, talmente decisa da spiazzarci». Certamente, il punto di vista di Houston è parziale, ma resta uno spaccato su cui riflettere. Si fa presto a dire America, pensando che un musical a Broadway o un aperitivo in un loft di Williamsburg bastino per abbracciare la realtà.

Immagine in copertina: Spencer Platt/Getty Images