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Giovani

TedxYouth: la travolgente energia delle seconde generazioni

10 Novembre Nov 2016 1135 10 novembre 2016
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Sabato 12 novembre a Bologna ci sarà il primo TEDxYouth d'Italia: 11 ragazzi delle scuole superiori porteranno sul palco la loro idea per "un nuovo inizio". Il co-curatore Marco Ferrari: «tra i nostri ragazzi c’è una padronanza, una ricchezza di intelligenze ed esperienze che TED ha liberato e fatto emergere». Preparatevi a restare a bocca aperta.

Gabriela Ciobanu ha 17 anni. Parla dalla sua cameretta. Viene dalla Moldavia, è arrivata in Italia cinque anni fa, seguendo i suoi genitori, frequenta il liceo inguistico "A. Pigafetta" di Vicenza. Nell’estate 2015 ha aperto su facebook una pagina che si chiama “Hands of Moldova”: pubblica fotografie di mani e quelle mani raccontano, in poche righe, una storia. «Questa idea mi è venuta una mattina mentre ero sull’autobus e improvvisamente ho cominciato a notare le forme e le posizioni di tutte quelle mani aggrappate al corrimano. A un certo punto ho smesso di guardare la gente e mi sono concentrato sulle mani e mi sono resa conto che la maggior parte delle volte le mani possono dirci molto di più, sulle persone, che non le loro facce. Così ho mescolato i miei due hobby, la fotografia e il blogging, cercando di farvi conoscere qualcosa fuori out of the box»: così Gabriela presenta il suo progetto sociale. Sabato ne parlerà sul palco di TEDxYouth, a Bologna. Il suo video di candidatura è stato visto da quasi 3mila persone, la pagina Hands of Moldova ha più di 600 like, l’idea è quella di un progetto socio-fotografico che diffonda grandi storie in forma anonima: «questo progetto è stato il mio personale new beginning – spiega nel video Gabriela, tra l’altro in perfetto inglese – essere sul palco di TED potrebbe essere il new beginning di un’intera generazione».

Sabato 12 novembre 2016, l’Opificio Golinelli di Bologna ospiterà la prima edizione italiana di TEDxYouth. Undici ragazzi saliranno sul palco e faranno il loro talk, alla presenza – fra gli altri – del ministro Stefania Giannini: è la prima volta al mondo che TED e un Ministero dell’Istruzione si uniscono. L'idea è che il formato TED sia uno strumento efficace per valorizzare le idee e le esperienze dei giovani, per sviluppare le eccellenze presenti nella nostra scuola ma anche per incrementare le competenze degli studenti in in campi strategici quali l’argomentazione e il public speaking.

«Io sono un docente di storia e filosofia, ammetto che avevo qualche dubbio sulla profondità dei contenuti che i ragazzi avrebbero presentato», afferma Marco Ferrari, 35 anni, docente del liceo Malphigi di Bologna, uno che ogni anno raduna mille studenti per un concorso nazionale di filosofia, le Romanae Disputationes, e ora co-curatore di TEDxYouth insieme ad Andrea Pauri. «Tre settimane fa invece abbiamo incontrato i 22 finalisti, tra cui poi stati scelti gli 11 ragazzi che saliranno sul palco e sono rimasto letteralmente a bocca aperta», continua: «ho visto l’entusiasmo, la competenza tecnologica, linguistica, l’umanità di questi ragazzi e la qualità delle esperienze vissute e pensate. C’è una padronanza, una ricchezza di intelligenze ed esperienze che TED ha liberato e fatto emergere. Ho visto ragazzi straordinariamente disponibili al lavoro, che chiedevano un giudizio leale sul loro lavoro, non per una visibilità alla X-Factor ma per qualcosa che davvero li interessa al di là del salire su un palco. Questa è già una vittoria». Con una annotazione: «sui 22 finalisti, almeno un terzo sono stranieri: abbiamo una seconda e terza generazione, di una potenza incredibile».

Un momento del TedXBologna del 22 ottobre 2016, Nik Soric Foto

Ho visto l’entusiasmo, la competenza tecnologica, linguistica, l’umanità di questi ragazzi e la qualità delle esperienze vissute e pensate. Ragazzi che chiedevano agli adulti un giudizio leale sul loro lavoro, non per una visibilità alla X-Factor o per salire su un palco, ma per qualcosa che davvero li interessa.

Marco Ferrari, co-curatore di TEDxYouth

Undici le categorie previste per i talk, dalla tecnologia allo sport, dalla sostenibilità alle startup, passando per l’arte e l’informatica. Sono arrivate 350 videocandidature da 400 scuole, proposte da ragazzi dai 16 ai 18 anni, poi 4.500 persone hanno votato, a settembre, i 22 “finalisti”. «Ogni video, spesso, vuol dire almeno 10 studenti coinvolti, c’è quello che ha il coraggio di metterci la faccia ma altri che hanno lavorato. Per questo l’operazione ha sua fecondità su tutta la scuola», spiega il prof Ferrari. Insieme a Gabriela sul palco ci sarà, ad esempio, Mohammad Zebi, pakistano d’origine, 18 anni, che studia al liceo Ariosto di Ferrara e vuole portare un computer a tutti, nel mondo, mentre Andrei Blindu, del liceo Decio Celeri di Lovere, ha realizzato una mano robotica controllata dalla contrazione muscolare, una protesi per le persone amputate «economica, non invasiva e accessibile a tutti, che riesca a riprodurre tutte le funzioni di una mano umana».

Octavian Husoschi presenta invece N4TURE, la startup creata da 27 studenti fra i 17 e i 19 anni del liceo Galileo Galilei di Caravaggio. Hanno inventato i CrayonSEED, i pastelli a cera che contengono dei semi, che si possono piantare e danno vita a una piantina: la classe di Octavian, la 4M, ha già vinto il titolo di startup più creativa d’Italia. Giovanni Alberto Ottomanelli, del liceo scientifico Fermi di Bari ha riletto tutta la storia umana dal punto di vista della chimica, mettendo un po’ “il mondo in una provetta”, mentre Špela Kunstelj della Marymount International School di Roma parlerà di acqua e sostenibilità, con “Save That Drop" e quanto a efficacia della comunicazione sembra già una professionista.

Ma facciamo un passo indietro. Come nasce il primo TEDxYouth d’Italia? Dobbiamo tornare al 2014, quando Elena Ugolini - dirigente del Liceo Malpighi di Bologna (quello dove insegna Ferrari) e già sottosegretario all’Istruzione - fu invitata a fare un talk al TedXBologna, parlando di educazione. Il format la conquistò, perché – spiega Ferrari – «libera energie, apre orizzonti nuovi, non è banale e non è commerciale, culturalmente è molto vivace e attivo». Venne spontaneo dirsi “perché non lo facciamo con i ragazzi?”, in fondo è un buon modo per rinnovare la didattica. Partono in tre, Ugolini, Ferrari e Andrea Pauri, che da cinque anni cura TEDxBologna. A marzo 2016 arriva il protocollo d'intesa triennale con il Miur: «È un progetto che nasce dalla società e che il Ministero, ha sposato e valorizzato, è un bel segnale», continua Ferrari. «Molti genitori conoscevano TED, sono stati positivamente stupiti dalla novità».

Stiamo creando dei curricoli sull’argomentazione e il public speaking per tutte le scuole italiane: tutti i docenti potranno usare il metodo TED per favorire la competenza argomentativa dei ragazzi.

Marco Ferrari

Nella cornice dell’accordo con il Miur, TED ha offerto alle scuole un pacchetto formativo sul public speacking e l’argomentazione, in 13 lezioni: sono i TedEdClub, ne sono stati attivati 40, seguiti da docenti e studenti il pomeriggio, dopo le lezioni. Hanno coinvolto almeno 4mila ragazzi. «Il protocollo ci ha permesso di entrare nelle scuole in maniera semplice: unendo le forze di Ted e del Miur il processo che abbiamo avviato è impattante», riflette Andrea Pauri. «Al cuore di questo approccio c’è una rivoluzione del metodo didattico: non si va a scuola ad ascoltare lezioni, c’è un rovesciamento, i ragazzi si preparano a casa e diventano per un momento loro gli insegnanti, diffondono le loro idee di valore». È questo che resterà alla scuola tutta: «Stiamo partecipando a un bando del Miur sul public speaking, l’idea è di creare dei curricoli sull’argomentazione e il public speaking per tutte le scuole italiane, quindi tutti i docenti potranno usare il metodo TED per favorire la competenza argomentativa dei ragazzi», anticipa Ferrari. «Se non vinceremo il bando cercheremo altre risorse, ma andremo avanti. Intorno a TedxYouth si è costruito un tavolo interessante, con tutti i TED locali italiani, l’Università di Padova e il professor Adelino Cattani, l’associazione ToKalOn, le scuole: la garanzia che non sarà una proposta “fumosa”, ma molto molto pensata».

Foto copertina Jakob Owens, Unsplash

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