L'intervista

Welfare aziendale, la spinta del Mise alle coop sociali

10 Novembre Nov 2016 1749 10 novembre 2016

Andrea Vecchia, esperto del ministero dello Sviluppo economico: «Le cooperative sociali possono svolgere nell’attuale assetto di mercato la funzione di intermediario tra domanda e offerta aggregata di servizi di welfare aziendale in un approccio che deve essere di sistema per riuscire ad individuare soluzioni di welfare a vantaggio dei dipendenti e delle loro famiglie, in termini di nuovi e migliori servizi, e delle aziende, sotto il profilo della produttività»

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Andrea Vecchia, esperto del ministero dello Sviluppo economico: «Le cooperative sociali possono svolgere nell’attuale assetto di mercato la funzione di intermediario tra domanda e offerta aggregata di servizi di welfare aziendale in un approccio che deve essere di sistema per riuscire ad individuare soluzioni di welfare a vantaggio dei dipendenti e delle loro famiglie, in termini di nuovi e migliori servizi, e delle aziende, sotto il profilo della produttività»

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto importanti novità sul welfare aziendale, con l'obiettivo di incentivare le imprese a intraprendere iniziative in grado di rispondere ai nuovi bisogni di sicurezza sociale dei lavoratori e delle loro famiglie. In questo nuovo contesto normativo Legacoopsociali in un incontro che si è tenuto ieri a Roma ha presentato le proposte della cooperazione sociale per favorire la costruzione di un sistema di welfare più aderente ai bisogni dei cittadini. Vita.it ne ha parlato con Andrea Vecchia, esperto del Ministero dello Sviluppo economico.

Che valore aggiunto può dare il sistema delle cooperative sociali al welfare aziendale?
In questa fase di transizione dal welfare di stato al welfare aziendale, le cooperative sociali possono contribuire in qualità di agenti di cambiamento con proposte ed iniziative concrete. L’offerta di servizi di welfare aziendale da parte del settore cooperativo si basa in sostanza su elementi qualificanti l’attività cooperativa. Il know how acquisito negli anni nella lettura della realtà nella sua complessità permette alle cooperative di essere un credibile player nell’arena del welfare aziendale. E di essere quindi di fornire risposte innovative ai bisogni sociali che sono molteplici e dinamici, e mutano in tempi relativamente rapidi. Un coinvolgimento più attivo delle cooperative sociali nella definizione delle strategie di welfare delle imprese avrebbe l’ulteriore vantaggio di diffondere nella comunità di riferimento i principi della mutualità cooperativa.

Cosa possono fare le cooperative per diventare i veri fornitori del welfare aziendale?
La soluzione è favorire una progettazione partecipata degli interventi, ovvero condividere con gli attori implicati, aziende, lavoratori, istituzioni, i diversi passaggi necessari a sviluppare un sistema di welfare basato sul riconoscimento di responsabilità diffuse per l’attivazione dei servizi. In sostanza si tratta di offrire alle imprese programmi di welfare aziendale che siano il risultato di un lavoro di comunità, con lo scopo è garantire equità e uniformità agli interventi. Non solo: Il mondo cooperativo può contare su una rete integrata di soggetti pubblici e privati impegnati nel perseguimento di finalità pubbliche per creare sinergie e migliorare l’offerta di welfare aziendale.

Il Mise ha finanziato uno studio al fine di verificare la fattibilità della proposta progettuale di Legacoopsociali. Quali sono stati i risultati?
L’obiettivo è stato quello di valutare come le cooperative sociali possono posizionarsi nell’attuale mercato del welfare, caratterizzato ormai da una miriade di forme alternative di risposte ai nuovi bisogni sociali. Non si può infatti continuare ad affrontare il welfare aziendale come se si andasse al supermercato con interventi a pioggia per trovare semplicemente compensazioni alla carenza di risorse pubbliche. Tuttavia le cooperative non intendono sostituirsi al servizio pubblico. Bensì creare un soggetto imprenditoriale sociale in grado di sviluppare delle azioni di welfare aziendale coordinate e integrate con quelle del welfare pubblico che valorizzano le risorse e le specificità dei territori. Il progetto ha coinvolto quattro cooperative, ComeTe, Pronto serenità, Fondazione Easy-care Up Umanapersone collocate all’interno di uno scenario che ha tenuto conto delle trasformazioni demografiche in atto, dei cambiamenti culturali e delle crescenti disuguaglianze. La conclusione più rilevante è che le cooperative sociali possono svolgere nell’attuale assetto di mercato la funzione di intermediario tra domanda e offerta aggregata di servizi di welfare aziendale in un approccio che deve essere di sistema per riuscire ad individuare soluzioni di welfare a vantaggio dei dipendenti e delle loro famiglie, in termini di nuovi e migliori servizi, e delle aziende, sotto il profilo della produttività. A questo proposito si renderà necessario costruire una rete di welfare aziendale per mettere a sistema gli interventi e rispondere in maniera efficiente e omogenea alle esigenze dei vari territori.

In che modo le piccole e medie imprese possono beneficiare dei programmi di welfare messi a disposizione dalle cooperative sociali?
Le grandi imprese ricorrono al welfare aziendale come tecnica di fidelizzazione dei propri lavoratori. Le piccole e medie imprese invece faticano a mettere in atto piani di welfare aziendale perché non adeguatamente strutturate. Tuttavia l’obiettivo del progetto è quello di accelerare lo sviluppo del welfare aziendale anche nelle Pmi. Attraverso i pacchetti di welfare che le cooperative sociali in qualità di soggetto imprenditoriale sociale avanzeranno alle grandi imprese, potremo infatti valutare a quali condizioni anche le piccole e medie imprese potranno accedervi.

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