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L'inclusione? Passa anche dalle pubblicità

13 Novembre Nov 2016 0021 12 novembre 2016
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Una nota azienda di giocattoli ha scelto una bimba con sindrome di Down per la sua nuova campagna pubblicitaria. Non è un caso raro: negli Usa c'è una non profit che ha proprio questo obiettivo. Plauso delle associazioni: «il modo in cui vediamo le persone con sindrome di Down ha il potere di escluderle o accoglierle pienamente come cittadini uguali agli altri»

Plauso dell’Associazione Italiana Persone Down per la nuova pubblicità della Fisher Price, la nota marca di giocattoli, che ha mostrando due bimbi alle prese con i loro giochi, due piccole automobili e un castello. Uno dei bambini ha la sindrome Down.

«Siamo particolarmente soddisfatti di questa pubblicità che mostra come si stiano facendo concreti passi avanti per una reale inclusione delle persone con sindrome di Down», ha detto Anna Contardi, coordinatrice nazionale di AIPD. «Ci auguriamo di vedere sempre più persone con disabilità rappresentate in normali contesti quotidiani; l’inclusione passa anche attraverso i messaggi pubblicitari».

Negli Stati Uniti ad esempio una organizzazione non profit che si occupa della promozione e dell’integrazione delle persone con disabilità nel mondo dei media e della pubblicità: si chiama Changing the face of beauty. In soli tre anni 100 aziende hanno già realizzato spot e campagne pubblicitarie con modelli e attori con disabilità.

Non si tratta più di eccezioni. Eataly ad esempio ha messo nella sua pubblicità 10 impiegati, dalla panettiera al pizzaiolo: fra loro c’è Luana Ronutti, una ragazza milanese di 27 anni, impiegata nella sede di Milano Smeraldo da quasi un anno. «Luana ha iniziato il suo periodo di prova sul finire del 2015», spiega Rita Viotti, di AGPD, «e a giugno 2016 è stata assunta a tempo indeterminato. Aveva al suo attivo una ricca esperienza maturata alla Locanda alla Mano, il punto di ristoro che in centro città coniuga buona cucina e solidarietà, un vero hub formativo per molti ragazzi della nostra associazione che possono così sperimentare le proprie abilità e imparare un mestiere».

La vera sfida oggi è cambiare l’approccio culturale alla sindrome di Down e alla disabilità: «la visibilità delle persone con disabilità nella cultura di massa è uno dei passi fondamentali per vincere questa sfida: il modo in cui vediamo le persone con sindrome di Down ha il potere di escluderle o accoglierle pienamente come cittadini uguali agli altri», afferma una nota di Coordown. Anche l’inclusione nella pubblicità quindi «aiuta a validare e rendere normale nell’immaginario collettivo la partecipazione di persone con disabilità nella comunità e a mettere in discussione gli stereotipi e i pregiudizi che sono ancora oggi l’ostacolo più grande della piena inclusione nella società. Nel caso di Luana il valore è doppio, perché lei non solo è presente in una pubblicità ma lo è nel suo ruolo professionale: l’immagine quindi rafforza il concetto che le persone con sindrome di Down possono lavorare ed essere parte attiva della comunità».

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