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Integrazione

Boom delle scuole per migranti

14 Novembre Nov 2016 1603 14 novembre 2016
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Sono ormai venti le città che replicano il modello della Penny Wirton ideato nel 2008 a Roma dalla scrittore Eraldo Affinati. Lo abbiamo incontrato a lezione

Per molti immigrati che arrivano nel nostro Paese, la via del riscatto ha un nome: “Penny Wirton”. Così si chiama la scuola gratuita di italiano per stranieri, fondata a Roma dallo scrittore Eraldo Affinati e dalla moglie Anna Luce Lenzi.

«Una scuola nata da un sogno», racconta Affinati. «Quello di insegnare l’italiano nel modo più naturale e accogliente possibile. Senza classi, senza voti, senza registri, senza burocrazia. Uno a uno: un insegnante per ogni alunno. L’idea è nata dalla mia esperienza di docente alla Città dei Ragazzi, dove ho lavorato per diversi anni. In questa storica comunità di Roma, creata nel secondo dopoguerra da monsignor John Patrick Carroll-Abbing, che oggi accoglie decine di minori non accompagnati, ho conosciuto Alì, Mohammed, Amar, Dimitri, Jian, Pedro... E ho capito da un lato quanto è importante l’apprendimento della lingua per l’integrazione di questi ragazzi nella nostra società, e dall’altro quanto sia forte in loro il desiderio di una scuola basata sull’autenticità della relazione umana tra alunno e insegnante».

E così, nel 2008, Affinati e la moglie fondano la Penny Wirton. Il nome è una dichiarazione d’amore nei confronti di uno dei più bei libri per ragazzi che sia mai stato scritto: “Penny Wirton e sua madre” (ed. Einaudi, 1978) di Silvio D’Arzo. «Un autore su cui sia io che mia moglie abbiamo scritto la nostra tesi di laurea» continua Affinati. «Nel testo si raccontano le avventura di un bambino, orfano di padre, che scappa da casa vergognandosi delle sue umili origini, ma che, dopo molte avventure, ritorna e riscopre nell’amore della madre la dignità della sua condizione umana e sociale. Ecco, noi vogliamo aiutare tutti i numerosi Penny Wirton che arrivano nel nostro Paese, spesso dopo aver vis- suto esperienze di grande dolore, a ritrovare questa dignità».

La scuola, in otto anni di vita, si è già spostata tre volte per motivi di spazio, perché gli alunni aumentano sempre di più. Oggi è ospitata presso il liceo Giovanni Keplero, in via Gherardi 87, dove le lezioni si svolgono due giorni alla settimana, il mercoledì e il giovedì, dalle ore 15 alle 17.

«Siamo partiti con pochi insegnanti e un gruppetto di alunni» racconta la cofondatrice Anna Luce Lenzi. «Pian piano siamo diventati un punto di riferimento in città, e l’anno scorso abbiamo avuto 297 studenti e 120 docenti. Tra le persone che frequentano le lezioni, ci sono molti minorenni che arrivano dai centri di accoglienza. Stanno però aumentando anche gli adulti che vogliono imparare la lingua per trovare un lavoro. Molti provengono dall’Africa subsahariana, o da Paesi in guerra come Iraq e Siria, ma ci sono anche sudamericani, cinesi, cingalesi, ucraini. Alcuni hanno un tasso di scolarizzazione elevato, altri sono analfabeti. I docenti sono tutti volontari: abbiamo insegnanti professionisti, ma anche giornalisti, casalinghe, pensionati». Continua Lenzi: «Ci sono poi studenti liceali che, grazie all’alternanza scuola-lavoro, svolgono alla Penny Wirton un tirocinio formativo come docenti. Come anche molti ragazzi universitari, in seguito ad una convenzione stipulata con alcune facoltà. In classe usiamo il manuale “Italiani anche noi” (ed. Il Margine), e il relativo eserciziario, che abbiamo scritto io ed Eraldo, mettendo a frutto la nostra lunga esperienza di insegnamento con gli stranieri. I due testi sono arricchiti dalle illustrazioni di mia sorella Emma, pittrice».

Nelle Penny Wirton si insegna l’italiano agli stranieri con un rapporto uno a uno fra docenti e ragazzi


Negli anni, in tutta Italia, sono nate altre sedi della scuola, che oggi è presente in venti città. Tutte hanno aderito ad una Carta d’Intesa di principi inderogabili. Nel 2015, la scrittrice Laura Bosio ha portato la Penny Wirton a Milano, ospitata dalla parrocchia di San Giovanni in Laterano, in via Pinturicchio 35. A breve, grazie al suo impegno, altre tre sedi apriranno in città. «Ho sposato questo progetto, perché ho imparato che quando arrivano le cose belle, bisogna dire di sì» sorride Bosio. «Ad avermi colpito è la metodologia didattica della Penny Wirton. La scuola è aperta a tutti, senza limiti di età, e ci si può iscrivere in qualsiasi momento dell’anno. Quando uno studente arriva per la prima volta, si prepara subito la sua scheda e lo si affida a un docente: dopo la lezione, questo annota sul- la scheda i temi affrontati, in modo che, la volta successiva, si saprà da che punto ripartire. Si cerca, per quanto possibile, di fare in modo che uno studente abbia sempre lo stesso insegnante, per facilitare l’instaurarsi di una relazione umana tra i due».

E proprio nell’autenticità di questa re- lazione, la Penny Wirton vuole raccogliere la lezione di don Lorenzo Milani e della sua scuola di Barbiana, su cui Affinati ha scritto il suo ultimo libro “L’uomo del futuro” (ed. Mondadori), secondo classificato al premio Strega nel 2016.

«L’innovazione sociale e antropologica del nostro progetto sta proprio qui», continua Affinati. «Noi crediamo che la scuola, nel rapporto uno a uno, possa contribuire ad una vera integrazione. Quando tu alunno e io insegnante ci guardiamo negli occhi e ci parliamo, creiamo un contatto vero, reale, pro- fondo... che ci permette di sfondare le barriere e i pregiudizi che ci dividono». «Fondamentale è anche il fatto che non riceviamo nessuno tipo di finanziamento», chiosa lo scrittore, «le penne e i quaderni, per esempio, li regalano i docenti. I ragazzi sanno che tutto quello che ricevono è un dono e questo li aiuta a sentirsi amati e accolti. Siamo poveri e vogliamo restare poveri, perché crediamo che proprio nella donazione a fondo perduto stia il segreto del nostro successo. Oltre che la chiave per risolvere molti questioni che oggi tormentano questo nostro Paese».

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