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Ludocrazia. Quando giocando rischiamo di perdere tutto

14 Novembre Nov 2016 1400 14 novembre 2016
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​L’azzardo di massa è una sistematica e patologica corruzione del gioco, e soprattutto una realtà che cela complesse dinamiche di potere. Per questo si parla di ludocrazia, un fenomeno sociale e culturale che, trasformando tutto in gioco (e in azzardo), annulla non solo le potenzialità del gioco, ma l’umano in quanto tale

I dati più recenti sul gioco d’azzardo in Italia, confermano che si tratta di uno dei fenomeni economico-sociali più rilevanti e preoccupanti nel panorama del nostro presente. Un ottimo strumento per cominciare a familiarizzare con il lessico dell’azzardo di massa è il volume curato da Marco Dotti e Marcello Esposito, Ludocrazia. Un lessico dell’azzardo di massa (ObarraO edizioni, Milano 2016, il libro verrà presentato per BookCity2016 al Teatro Franco Parenti domenica 21 novembre alle 12).

Un libro che affida a studiosi di diverse discipline le voci di un lessico che è entrato prepotentemente nelle nostre vite ma che deve ancora essere approfondito e compreso. Non possiamo schivare il problema con indifferenza perché si tratta di un fenomeno così complesso e pervasivo che tocca tutti gli aspetti della vita concreta e che se non correttamente inteso e conosciuto, rischia di travolgere i già precari equilibri del vivere sociale.

Secondo i curatori, infatti: «l’azzardo ha sfondato gli argini che lo separavano dalla vita quotidiana, colonizzando in forme nuove l’immaginario della sfida e del rischio. Insediato in ogni luogo d’incontro e di prossimità, capace di capitalizzare i flussi, l’azzardo ha assunto una forma particolarmente aggressiva» (p. 9). Questa forma aggressiva non è «una forma intensificata del vecchio azzardo, ma ha una qualità nuova, persuasiva ed intrusiva, che a contatto con le nuove reti e tecnologie, dai big data all’algoritmica, lo ha dotato di una potenza espansiva e di rete senza precedenti […] quando si parla d’azzardo, si dovrebbe parlare nello specifico di azzardo di massa tecnologicamente e post-industrialmente diffuso, mediato dalla tecnologia e orientato al controllo integrale del soggetto, non solo delle sue pulsioni» (p. 10).

Veloce, istantaneo, rapido, il gioco di massa permette di bruciare grosse somme e intere vite in pochi attimi: «la stima dei giocatori d’azzardo con malattia conclamata varierebbe dallo 0,5% al 2,2%, ossia tra 302.000 e 1.329.00 italiani adulti. Si ritiene che almeno un terzo sei giocatori patologici sia composto da donne di età compresa tra i 48 e i 55 anni con picchi fino ai 75» (p.12) e chi crede che sia un fenomeno legato esclusivamente alla vita adulta si sbaglia: «più di 800.000 adolescenti italiani tra i 10 e i 17 anni giocano d’azzardo, mentre sono circa 400.000 i bambini tra i 7 e i 9 anni che sono stati già iniziati dai genitori, parenti e amici al mondo di lotterie istantanee, scommesse sportive eonline gambling» (p. 14).

I giocatori si affrettano con accanimento patologico a dilapidare patrimoni piccoli e grandi e alla domanda: che cosa ci si gioca quando si gioca? La risposta dei curatori è chiara e precisa: «oggi che tutto è gioco o iscritto in codici di gioco, per proprietà transitiva si potrebbe sostenere che, ovunque, comunque si giochi, ci si gioca comunque, ovunque tutto» (p. 12).

Il quadro generale che si ricava dunque, non è mai stato così fosco: finanziarizzazione estrema dell’esistenza, vite a debito continuo, estrema incertezza e percezione del pericolo, gamification integrale (ovvero riduzione entro schemi di gioco), adolescenti e anziani abbandonati al loro destino di giocatori. Questo sistema complesso che gli autori chiamano Ludocrazia e che emerge come uno spettro dalla lettura delle voci del lessico, è un dispositivo che non solo rischia di annullare le potenzialità creative, comunicative e comunitarie del gioco ma anche «l’umano in quanto tale» (p. 17). Un sistema di potere e di controllo che «ha lavorato un intelligente bricolage di frammenti e saperi, presi di forza da molte discipline, mettendoli al servizio di una vera e propria scienza. Una scienza a sua volta al servizio del business.[…] Il gioco è stato colonizzato, l’immaginario del gioco invaso» (p. 19). Giocare non significa più azzardare, sfidare la sorte, rischiare. Oggi significa partecipare a una corruzione semantica totale, a un abuso generalizzato. L'azzardo succhia come un vampiro tutte le risorse disponibili rimaste a una vita sempre più offesa.

Il libro curato da Dotti e Esposito vorrebbe aiutarci ad aprire gli occhi e a prendere coraggiosamente sul serio le conseguenze di questa deriva. Cosa ci giochiamo se non lo faremo e rimarremo dei semplici passivi spettatori? Verrebbe da dire, non senza timore, che ci giochiamo tutto.

Il libro

Ludocrazia. Un lessico dell'azzardo di massa, a cura di Marco Dotti e Marcello Esposito, ObarraO edizioni, Milano 2016, 328 pagine, 16,00 euro
L’azzardo di massa è una sistematica e patologica corruzione del gioco, e soprattutto a una realtà che cela complesse dinamiche di potere. Per questo si parla di ludocrazia, un fenomeno sociale e culturale che, trasformando tutto in gioco (e in azzardo), annulla non solo le potenzialità del gioco, ma l’umano in quanto tale. Individuare gli elementi che sottendono a questo dilagante processo e raccoglierli nelle voci di un lessico, che convoca una pluralità di sguardi multidisciplinari, costituisce un atto di resistenza in vista di auspicabili decostruzioni presenti e future.

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