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Fondazione Don Gnocchi

"Leggiamo un libro insieme!". E migliora il linguaggio dei bambini con disabilità grave

17 Novembre Nov 2016 0921 17 novembre 2016
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Fondazione Don Gnocchi, insieme a Biblioteche di Roma, ha realizzato un progetto per avvicinare alla lettura ad alta voce i genitori di bambini con disabilità e disordini dello sviluppo: qualcosa di mai sperimentato prima. «Non si può fare», pensavano molti genitori. Invece hanno scoperto un modo per relazionarsi nei momenti critici e i bambini hanno ampliato il loro vocabolario. Domani un convegno presenterà i risultati, con il sogno di creare una rete su tutta Roma.

Accoccolarsi vicini e leggere a voce alta una storia: è uno dei riti quotidiani più belli per un genitore di un bimbo piccolo, un tempo che fa star bene il bambino e i genitori, una coccola per entrambi. Quando però il bambino ha una disabilità intellettiva, un disordine delle sviluppo, un autismo, questo momento speciale scompare. Leggere ad alta voce diventa un “lusso” impensabile o un dettaglio trascurabile: «I genitori sono concentrati sugli aspetti sanitari, sulla riabilitazione, le difficoltà dell’inserimento scolastico, hanno meno tempo, meno voglia e meno occasioni per concedersi questa esperienza, che però è importantissima per la relazione affettiva e per lo sviluppo linguaggio. I bambini così sono spesso privati di questa esperienza», spiega Laura Iuvone, neuropsichiatra infantile del Centro “S. Maria della Pace” della Fondazione Don Gnocchi, a Roma.
Lei sulla lettura a voce alta ha scommesso, mettendo in piedi un progetto partito già da due anni, di cui domani verranno presentati i primi risultati, che dimostrano che «anche nella nostra popolazione, di bambini con un disturbo dello sviluppo consistente, l’esposizione alla lettura migliora lo sviluppo linguistico». Il titolo del convegno è Lettura ad alta voce con bambini a sviluppo atipico: il libro come risorsa per la maturazione delle abilità comunicative precoci, in programma presso il Centro S. Maria della Pace di Roma e traccerà il bilancio di una sperimentazione di due anni realizzata presso il reparto di neuropsichiatria infantile del Centro, frutto di un protocollo d’intesa attivo dall’ottobre 2015 fra l’Istituzione Biblioteche di Roma e la Fondazione Don Carlo Gnocchi (in allegato il programma).

L'esposizione precoce alla lettura rappresenta uno stimolo prezioso per la crescita del bambino sin dai primi mesi di vita. Ci sono tante esperienze sull’importanza della lettura ad alta voce nei bambini con sviluppo tipico e qualcosa di sporadico in alcune terapie intensive neonatali, con i genitori che leggono ai neonati pretermine. Nessuno però lo ha mai tentato con ragazzi disabili.

Laura Iuvone, neuropsichiatra infantile

Il percorso

Ma torniamo all’inizio di questa esperienza che al momento è unica: « L'esposizione precoce alla lettura rappresenta uno stimolo prezioso per la crescita del bambino sin dai primi mesi di vita. Ci sono tante esperienze sull’importanza della lettura ad alta voce nei bambini con sviluppo tipico e qualcosa di sporadico in alcune terapie intensive neonatali, con i genitori che leggono ai neonati pretermine. Nessuno però lo ha mai tentato con ragazzi disabili: sensibilizzare i genitori all'importanza della lettura precoce, sostenerli nella scelta degli strumenti e delle modalità più adatte al bambino è fondamentale per garantire un'esposizione alla lettura anche nelle situazioni di grave disabilità», spiega la dottoressa Iuvone, coordinatrice del progetto. Eppure diversi studi scientifici, basati sulla risonanza funzionale e su esami che visualizzano l’attività del cervello, cominciano a dire che per lo sviluppo linguaggio è fondamentale essere esposto alla lettura ad alta voce e che poiché in questo processo c’è anche una componente affettiva, se la lettura è fatta da un genitore è più stimolante. Il reparto di neuropsichiatria infantile del Centro accoglie 200 bambini di età prescolare, che vengono per diverse terapie: l’idea è stata quella di creare le condizioni per aiutare i genitori a fare questa esperienza insieme ai loro figli. «Abbiamo proposto ai genitori dei momenti di lettura ad alta voce al Centro, un sabato mattina al mese, in gruppetti dividi per fascia d’età», afferma Iuvone. La premessa è che «i genitori andavano sollecitati da una persona esperta nella lettura ad alta voce, per cui abbiamo fatto un protocollo d’intesa con Biblioteche di Roma, che ha coinvolto il personale di biblioteche e lettori esperti, per due anni. Un grazie particolare lo voglio dire a Paola Gaglianone, che allora era presidente di Biblioteche di Roma e ora è commissario per la gestione straordinaria, perché quando andai a proporle questa esperienza, che nessuno aveva mai fatto, ci ha subito sostenuti con grande entusiasmo», sottolinea Iuvone.

Il primo anno è stato dedicato alla formazione dei genitori: i sanitari e tecnici della riabilitazione hanno spiegato le premesse scientifiche che li muovevano, poi Giuseppe Grossi, un lettore esperto di Biblioteche di Roma ha guidato i genitori nell’esperienza sul campo, ha letto e li ha fatti leggere, dando loro la tecnica e insieme la consapevolezza dell'importanza del coinvolgimento, affettivo, empatico. Il tutto entro la cornice di un progetto presentato e finanziato dal MIUR: tramite quel finanziamento è stata allestita in reparto una piccola biblioteca, con titoli scelti con la consulenza degli esperti di Biblioteche di Roma, con l’idea che un libro «deve essere un bel libro e un buon libro, capace di attrarre molto». Il primo anno si è chiuso con un laboratorio di lettura, genitori e bambini, tanto gradito che si decide di dare stabilità all’appuntamento, che per tutto il 2016 è diventato un appuntamento fisso, un sabato al mese, con una partecipazione altissima.

I risultati

«Domani presenterò i dati sia rispetto alle modifiche di lettura con il bambino sia sullo sviluppo linguistico del bambino», anticipa la dottoressa Iuvone. «Abbiamo visto bambini con grave instabilità riuscire a fermarsi e raccogliere elementi, abbiamo visto che genitori e bambini entrano in contatto attraverso uno strumento che attrae l’attenzione e riescono a stare insieme con una qualità diversa. Tanti genitori di bambini con cui prima non riuscivano a fare nulla, ora hanno trovato una modalità di stare insieme gradita a loro e bambino».

Tanti genitori di bambini con cui prima non riuscivano a fare nulla, ora hanno trovato una modalità di stare insieme gradita a loro e bambino. Sullo sviluppo del linguaggio, abbiamo misurato l’ampiezza del vocabolario, è cambiata molto

Laura Iuvone

La lettura ad alta voce è diventata per tanti una pratica quotidiana, perché è ovvio che non è la lettura una volta al mese a poter cambiare lo sviluppo linguistico del bambino: «tanti genitori prima affermavano decisi che “non si può” leggere ad alta voce ai loro figli, perché non sono in grado o sono iperattivi… questo atteggiamento si è molto ridimensionato, grazie agli stimoli e agli aiuti che hanno trovato qui, loro stessi a casa hanno individuato le modalità per leggere anche a bambini con disturbi consistenti, usano molto di più la lettura al momento dell’addormentamento, che spesso è un momento critico, questa così diventa una modalità di relazione nel momento critico». Quanto ai bambini, «abbiamo misurato l’ampiezza del vocabolario, è cambiata molto, avevamo un gruppo di controllo costituito dai bambini delle famiglie che non hanno aderito al progetto. Certo, sono i primi dati, l’idea è di andare avanti, bisogna seguirle questi progressi nel tempo, continueremo e anzi vogliamo fare un progetto ricerca di più ampio respiro, coinvolgendo più bambini».

Intanto il protocollo con Biblioteche di Roma è stato rinnovato per tre anni e il convegno di domani è l’occasione per discutere con esperti di questi primi risultati con esperti: con la volontà di cercare di costruire, almeno su Roma, il modo per ampliare questa iniziativa unica.

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