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Sos Villaggi dei Bambini

Minori: partecipare non è un verbo, è un diritto

18 Novembre Nov 2016 1837 18 novembre 2016
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Con la presentazione delle "Raccomandazioni europee" si sono chiusi i due anni del progetto "InFo - Insieme Formando" che ha visto in partnership le associazioni di Sos Children's Villages di otto Paesi europei. Raccomandazione principale è formare gli operatori che lavorano con minori fuori famiglia ai loro diritti. Ne parliamo con Samantha Tedesco responsabile area programma di Sos Villaggi dei Bambini Italia

Una formazione ad hoc sui diritti dei bambini e degli adolescenti che non sia teorica: gli operatori che si occupano dei minori fuori famiglia d’origine devono cambiare approccio. Sono queste in estrema sintesi le Raccomandazioni europee” arrivate alla conclusione del percorso che in Italia ha preso il nome di “InFo – Insieme Formando” e che ha visto per due anni al lavoro ragazzi ed esperti grazie alla partnership tra le associazioni di Sos Villaggi dei Bambini di Bulgaria, Croazia, Estonia, Francia, Italia, Lettonia, Ungheria e Romania e che ha come partner la rete Eurochild, mentre il progetto è stato finanziato dalla Commissione europea.

In Italia la conclusione del progetto nazionale si è tenuto a Firenze a fine ottobre (qui la news) e con la conferenza internazionale di Parigi dell’8 e 9 novembre si è arrivati a queste raccomandazioni, poco più di venti pagine che danno suggerimenti generali e puntuali sui singoli Paesi partecipanti al progetto. Abbiamo chiesto a Samantha Tedesco, responsabile area programmi e advocacy di Sos Villaggi dei Bambini Italia di illustrarci i tratti comuni di questo documento. «Si raccomanda in tutti i Paesi di favorire una diversa formazione degli operatori, ma non solo degli educatori e gli assistenti sociali. Tutte le figure professionali che hanno a che fare con i minori fuori famiglia dovrebbero avere nel proprio curriculum formativo un approfondimento sui diritti dei bambini» spiega Tedesco.

Quindi nell’obiettivo delle raccomandazioni anche avvocati e giudici minorili, psicologi, poliziotti che dovrebbero essere formati in modo specifico ai diritti dei minori. «Si pensa anche alla formazione permanente. Insomma» insiste Tedesco «serve centrare l’attenzione anche in modo attivo sul fatto che i bambini e i ragazzi sono portatori di diritti, devono essere ascoltati, coinvolti e i ragazzi devono poter partecipare alla formazione delle figure professionali che si occupano di loro». Il percorso intrapreso da Sos Villaggi dei Bambini è del resto incentrato sulla partecipazione e lo si è visto e sperimentato nell’azione portata avanti negli otto Paesi europei che ha coinvolto ben 842 operatori. «Si è fatta formazione partecipata e dopo due mesi si è fatto un test di valutazione» spiega Tedesco. «E si è potuto constatare che quanto si era appreso in modo attivo sul diritto alla partecipazione e all’essere ascoltati era ben presente».

In pratica agli operatori è stato fatto sperimentare l’essere oggetto di decisioni senza informazioni «cosa che purtroppo capita spesso ai minori» chiosa la responsabile advocacy di Sos Villaggi dei Bambini. Quella che viene proposta è quindi una vera e propria rivoluzione «I bambini e i ragazzi senza cure familiari vanno protetti, ma è importante coinvolgerli» conclude Samantha Tedesco

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