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Cambiare è necessario, il non profit spinge per il Sì

23 Novembre Nov 2016 1043 23 novembre 2016
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Dall’endorsement delle Acli alle campagne informative delle coop e di Cittadinanzattiva. Così il Terzo settore guarda al referendum

«Sappiamo che il mondo cambia e anche le istituzioni possono e devono cambiare. Perchè sappiamo che senza un’adeguata manutenzione istituzionale la politica si trasforma in antipolitica. Per questo riteniamo opportuno che si riformi l’assetto istituzionale. Una eventuale vittoria del “no” metterebbe seriamente in crisi il lavoro dell’attuale esecutivo, che sta cercando con forza di intervenire sulla condizione di inerzia di questo nostro Paese». È questo il cuore dell’endorsement a favore del sì al referendum costituzionale del 4 dicembre espresso dalle Acli in un documento pubblico reso noto a fine ottobre. Un “sì” convinto, dunque, frutto di centinaia di incontri di approfondimento. Incontri che molte organiz- zazioni hanno messo in campo, per capire di più, per discutere, anche animatamente.

Lo stesso filo logico seguito da Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, organizzazione che sta promuovendo in queste settimane una serie di iniziative di informazione per divulgare i contenuti del quesito e sostenere il diritto al voto dei cittadini (con un apposito sito web, referendum.cittadinanzattiva.it). «L’informazione è partecipazione», chiarisce Gaudioso, «soprattutto in un settore, il diritto alla salute, che un eventuale nuovo scenario impatterebbe direttamente». Come è noto, infatti, uno degli snodi centrali della riforma riguarda la competenza regionale in termini di politiche sanitarie: ai territori rimarrebbe la competenza su programmazione e organizzazione dei servizi sanitari, mentre le disposizioni generali sulla tutela della salute passerebbero allo Stato. È un passo da compiere? «Cambiare è non solo necessario, ma urgente», risponde Gaudioso, «visto che in questi anni si è creato un fossato tra realtà diverse del Paese: l’accessibilità universale ai servizi essenziali è rimasta sulla carta, e chi vive in certe regioni è un cittadino di serie B».

«La regionalizzazione in sanità ha determinato grosse differenziazioni ingiustificate che ledono il diritto alla salute dei cittadini», conferma Fabrizio Pregliasco, presidente dell’Anpas. «Basti pensare all’organizzazione dei servizi di emergenza e urgenza, che soffrono di profonde disomogeneità territoriali pagate dai malati. O anche alle campagne vaccinali: non è possibile che la prevenzione sia meno efficace da regione a regione. Anche qui, a pagarne le conseguenze sono i cittadini, oltre allo Stato che vede aumentare i costi sanitari».

La regionalizzazione in sanità ha creato cittadini di serie A e cittadini di serie B. Non è possibile che la prevenzione sia meno efficace da regione a regione

Fabrizio Pregliasco (Anpas)

Motivazioni concrete, dunque, ma non di poco conto: la scelta per il sì o il no al referendum, pur senza toccare i principi fondamentali della “Costituzione più bella del mondo” avrà conseguenze dirette su diritti, uguaglianze, opportunità che la stessa Carta garantisce a tutti gli italiani. «Noi abbiamo sottolineato la necessità di informarsi e partecipare al voto», esordisce il numero uno di Federsolidarietà e portavoce dell’Alleanza delle cooperative sociali, Giuseppe Guerini. «Aborriamo le posizioni manichee, ma siamo favorevoli a un processo riformatore di ampio respiro che liberi il sistema legislativo da eccessive ampollosità e riordini i vari livelli di governo». Una considerazione che ha portato l’Alleanza a organizzare momenti di approfondimento e formazione per i dirigenti delle coop, ma anche Guerini ad andare più in là, esprimendosi personalmente: «La riforma è migliorabile, ma non esistono minacce per la democrazia né derive autoritarie», premette. «Credo che la chiarezza che verrebbe introdotta sulle competenze tra Stato e regioni sia molto positiva, anche perché alcuni territori hanno fatto scempio dell’autonomia loro concessa. Quanto al superamento del bicameralismo perfetto, lo considero necessario per superare lungaggini determinate da motivi estranei al bene comune. Infine, credo che la creazione di un Senato delle autonomie potrebbe dare più potere alle formazioni sociali».

Considerazioni che hanno spinto la rappresentanza dell’intero mondo cooperativo ad esprimersi per il sì. Così la nota dell’Alleanza: «Riteniamo le riforme istituzionali indispensabili per dare più forza e competitività alle imprese, più coesione alla società italiana, più stabilità ed efficacia alle istituzioni». «I processi legislativi attuali sono inadeguati rispetto a un panorama, profondamente mutato negli ultimi vent’anni», conclude Stefano Granata, presidente del Consorzio Cgm, «Bisogna superare la frammentazione che attanaglia l’Italia da più punti di vista, anche economici. Abbiamo bisogno di un cambiamento: se questa riforma è in grado di innescarlo come promette, io sono favorevole».

Sono favorevole a una riforma che inneschi un vero cambiamento. Bisogna superare la frammentazione che attanaglia l’Italia da più punti di vista, anche economici

Stefano Granata (Cgm)

Molte anche le prese di posizione personali che pur non impegnando le organizzazioni rendono esplicito l’orientamento al sì. Significative quelle al Comitato per il sì “Libertà è partecipazione” promosso da Riccardo Bonacina, a cui aderiscono Granata, Riccarda Zezza, co-founder di Maam e presidente di Piano C, Antonio Mazzi, presidente di Fondazione Exodus e Mariagrazia Zanaboni dell’Amico Charly.

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