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Cultura

Il fumetto non dice mai Bugie. Parola di Bao

24 Novembre Nov 2016 1017 24 novembre 2016
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È l'editore di graphic novel numero uno in Italia. Tra i suoi autori ha anche il fenomeno Zerocalcare. «Oggi il fumetto può raccontare davvero tutto»

Esistono veramente tanti incipit per iniziare a raccontare la storia di Bao Publishing. La casa editrice di fumetti numero uno in Italia. Potremmo cominciare partendo da Michele Foschini e Caterina Marietti, (nella foto di copertina) che nel 2009 l’hanno fondata. O ancora dal primo fumetto pubblicato sette anni fa, pensato per durare 12 episodi e che vedrà nel 2017 la fine della saga. O perché no da Zerocalare, tra gli autori di punta della casa editrice e talento indiscusso nel mondo del fumetto italiano.

Però — visto che non sappiamo scegliere — partiamo dalla fine. Fine — sia chiaro — che si riferisce ad un “oggi”. Bello, ricco, emozionante e movimentato dove Michele e Caterina non smettono di costruire — ma forse in questo caso è più appropriato disegnare — le basi di domani. Nelle sede al secondo piano di un palazzo in stile liberty di Milano l’aria la muove l’energia.

Si stanno preparando alla partenza per partecipare all’edizione 2016 del Lucca Comics&Games, la più importante rassegna italiana del settore, prima d’Europa e seconda al mondo. Ninja, il cane di redazione, passeggia libero tra le stanze con le porte dai colori pastello.


Com’è nata Bao Publishing?
“Ma perché questa cosa non la facciamo noi?”. Io e Caterina nel 2009 abbiamo fatto insieme un giro in diverse fiere del fumetto. Continuavamo a dirci “peccato che questa cosa in Italia non esista”. Nella nostra progettualità iniziale dovevamo fare 5 titoli all’anno. Invece oggi quelli pubblicati sono 700. Forse abbiamo sbagliato qualcosa (sorride).

L’anno che per voi è stato fondamentale?
Credo il 2012. Quando i fumetti hanno smesso di essere di “nicchia”, pensati solo per una fascia della popolazione. È in quell’anno che i media maggiori hanno fatto in modo che loro fossero “degni di essere”; di avere una rubrica; recensioni specifiche. E soprattutto “dignità” su un pubblico adulto.

Il valore del fumetto oggi in Italia?
Mentre non cambia la definizione di cosa sia un fumetto, si sta radicalmente trasformando la sua importanza. Iniziamo a parlare di fumetto la prima volta negli anni 60. È un prodotto nato per intrattenere le persone e che invece ha salvato dall’analfabetismo una generazione di classe operaia invogliandola a leggere. Anche se all’inizio non aveva l’ambizione né di durare, né di veicolare messaggi profondi. Ma per noi “graphic novel” non è mai stata un’etichetta cosmetica. Oggi il fumetto è in grado di raccontare veramente tutto. L’unione di parole ed immagini comunica molto chiaramente se il cuore dell’autore è presente nell’opera oppure no.

Vale anche per i fatti di attualità? Il fumetto può essere considerato un linguaggio giornalistico?
Dipende. Quello che si racconta nel fumetto deve essere un’esperienza vissuta realmente. L’esempio che vediamo di graphic journalism più efficace è quello di Joe Sacco, di cui noi siamo gli editori italiani. Lui è una persona che va nei luoghi e ne assorbe i dilemmi e i dissidi, i conflitti di fondo. Un altro esempio e Zerocalcare che in Kobane Calling premette di non essere un giornalista e racconta dal suo punto di vista “apparentemente basso”, ma assolutamente accessibile. Quindi nel fumetto di realtà troviamo la capacità di proiettare il lettore nei panni del narratore senza far sì che il lettore debba fare propri i pensieri del narratore ma dandogli comunque la possibilità di percepire le stesse esperienze umane che ha vissuto sul campo il fumettista.

Il fumetto è il linguaggio della contemporaneità?
È uno dei linguaggi. Ed è molto immediato: quando racconta una cosa che importa al lettore arriva in modo più diretto di altre forme. Per esempio il paradosso è che un fumettista che va a mettersi in pericolo per raccontare una zona di guerra è una cosa ancora così inusuale da suscitare più attenzione di un inviato di guerra che in quel pericolo ci si mette ogni giorno. Così si accende un faro ancora più forte su certe situazioni...