Marco Colonna
Agesci

Lupetti e Coccinelle protagonisti del Festival Bambino

24 Novembre Nov 2016 1036 24 novembre 2016
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Sabato 26 e domenica 27 novembre a Bologna l'appuntamento che non è solo la celebrazione del centenario del "Manuale dei lupetti" - pubblicato da Baden Powell - , ma vuole andare a fondo del metodo educativo scout. Ne parliamo con gli incaricati nazionali Agesci per la Branca L/C alla vigilia di un evento che si apre a educatori ed esperti del mondo dell'infanzia

Una due giorni a Bologna in occasione del centenario della pubblicazione del “Manuale dei Lupetti” pubblicato nel 1916 da Baden Powell, non un momento celebrativo, ma un’occasione di incontro dedicato a conoscere meglio i più piccoli con un evento dal titolo: “Festival Bambino”. Cent’anni fa il fondatore dello scautismo, Baden Powell estese anche alla fascia d’età 8 – 12 anni il metodo scout, un metodo ancora valido ma che ha bisogno di una “Parlata nuova”, come confermano i due incaricati nazionali Daniela Sandrini e Francesco Silipo.

La due giorni bolognese, sabato 26 e domenica 27 novembre, è stata pensata come momento di confronto aperto anche all’esterno dell’Agesci (sabato sono in programma una tavola rotonda plenaria al mattino e workshop con esperti al pomeriggio qui il programma), mentre la giornata di domenica è riservata ai membri dell’Agesci in cui «capire quali strumenti utilizzare per essere più incisivi» sottolinea Daniela Sandrini.

«Con il Festival abbiamo scelto di chiedere all’esterno dell’associazione una visione e un inquadramento sociologico dell’infanzia», illustra Francesco Silipo (saranno presenti esperti di Istituto degli Innocenti, Grupo Abele, Fondazione Ant, Csi, educatori e sacerdoti…). «Lo scorso anno abbiamo fatto un grosso intervento che ha cambiato il modello di gioco, una modifica strutturale che segue l’ultima risalente al 1990». Il senso profondo di questo cambiamento continua Silipo è «il punto di vista, la prospettiva del bambino. Ci si è chiesti che cosa pensi. E una delle sfide che vorremmo lanciare è proprio quella di comprendere come adulti e bambini possano costruire insieme». Anche perché se l’idea base del metodo scout non rischia di invecchiare, i mezzi utilizzati sì, in fondo i bambini di oggi sono molto diversi dai coetanei non diciamo di cent’anni fa, ma anche solo di quelli della fine del ventesimo secolo.

Sandrini sottolinea come i due elementi forti siano da una parte la “comunità educante” e dall’altra, appunto la “Parlata nuova” (nel nuovo manuale viene intesa come la relazione educativa, il luogo di incontro tra adulti e bambini) «affrontiamo anche la gestione dell’insuccesso che viene vissuto come una possibilità».

«I modelli di gioco che avevamo con i bambini fino a poco tempo fa», interviene Silipo, «erano consolidati ma c’era una modalità meccanica e quasi scolastica in cui l’insuccesso veniva considerato un fallimento o non veniva contemplato. Ora con il nuovo modello puntiamo soprattutto al mettersi in gioco, alla disponibilità di ciascuno rispetto al proprio compito». Daniela e Francesco ricordano il motto di lupetti e coccinelle: «il mio meglio» per i primi ed «eccomi» per le seconde.

A fianco alcuni Lupetti, in apertura il grande cerchio con Lupetti e Coccinelle (foto di Marco Colonna - Archivio Agesci)

«Nel nuovo gioco abbiamo puntato l’attenzione soprattutto sulla relazione, sull’impegno che si mette nel raggiungimento di un compito e questo ci libera dall’esito perché è importante che io mi sia giocato nell’impegno» precisa Sandrini. In pratica anche nel gioco la parte importante è il processo che si mette in atto. Così anche l’imparare facendo degli scout si libera dall’idea del perseguimento del mero risultato.

La celebrazione dell’anniversario è stata quindi affidata «a tante piccole attività a livello di branco o cerchio, simbolicamente il 24 aprile scorso a mezzogiorno tutti i lupetti e le coccinelle si sono ritrovati a fare il grande urlo ed il grande saluto, un piccolo rito per ribadire il proprio esserci» illustra Silipo. «Mentre un secondo filone è stato quello di pensare a qualcosa per i capi: 100 anni fa ci fu l’estensione del metodo scout ai bambini per dare loro un ambiente di crescita, oggi ritorniamo a ragionare sui bambini, sui diversi ambiti che saranno anche al centro dei workshop». «Ci ha mosso una domanda» interviene Sandrini «è ancora attuale? Questo nostro modo intercetta i bisogni dei bambini, i loro desideri. E per questo ci mettiamo un pezzetto in più: ripartiamo da una dimensione del gioco in cui i grandi non sono il centro, ma il nodo della rete». «Noi adulti siamo ospiti del gioco dei bambini», conclude SIlipo.

Nella due giorni di Bologna ci sarà questo e molto altro al centro del Festival Bambino: un’occasione per i capi scout di confrontarsi per capire quali strumenti potranno essere più incisivi nel rapporto con lupetti e coccinelle.

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