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Credito Cooperativo

Azzi: «La riforma è buona ma serve gruppo unico bancario»

25 Novembre Nov 2016 1224 25 novembre 2016
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Il 3 maggio 2018 è il termine ultimo per le istanze di costituzione di uno o più gruppi bancari di Bcc legati da un contratto di coesione e con una capogruppo Spa che deve avere un patrimonio netto di almeno 1 miliardo di euro. Per il presidente di Federcasse «La soluzione unica sarebbe utile per cogliere opportunità ed evitare rischi»

Il 3 novembre scorso la Banca d'Italia ha dato il via libera alla normativa secondaria di attuazione della riforma delle Banche di credito cooperativo. L’obiettivo è da una parte il rafforzamento del credito cooperativo e dall’altra la difesa della sua vocazione mutualistica. Il 3 maggio 2018 è il termine ultimo per le istanze di costituzione di uno o più gruppi bancari di Bcc legati da un contratto di coesione e con una capogruppo Spa che deve avere un patrimonio netto di almeno 1 miliardo di euro.

Alessandro Azzi

Il Presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, in occasione di una conferenza stampa organizzata presso ConfCooperative, ha dichiarato che la versione definitiva della normativa secondaria ha rappresentano un passo avanti rispetto alla versione messa in consultazione lo scorso 15 luglio.

«Nel lungo percorso che ha portato alla riforma delle Bcc, la Federazione ha svolto il ruolo di salvaguardia degli interessi del sistema delle Bcc. Il quadro normativo che infine si è delineato non tradisce le peculiarità del credito cooperativo e il suo spirito mutualistico che ha garantito il sostegno all'economia locale italiana. È una buona riforma che sostanzialmente ha accolto le nostre proposte anche se si poteva ottenere qualcosa in più».

Con riferimento al patto di adesione, vale a dire il rapporto contrattuale che impegna le singole Bcc ad accettare funzioni di indirizzo, coordinamento da parte della nuova capogruppo, il presidente di Federcasse ha spiegato che nel nuovo assetto normativo le Capogruppo non “comanderanno” ma svolgeranno un ruolo di servizio. «Si vuole in sostanza salvaguardare il protagonismo delle basi sociali delle Bcc e l’autonomia dell’assemblea dei soci di poter nominare i propri Organi sociali. In questo modo le comunità restano proprietarie delle proprie banche che diventano più stabili e competitive perché integrate in un gruppo bancario cooperativo che avrà la forma giuridica di una Spa ma di cui le Bcc saranno azioniste».

La Capogruppo seguirà in sostanza un approccio "risk based": più una BCC è virtuosa e maggiore sarà la sua autonomia operativa rispetto alla Capogruppo. La forma giuridica della Capogruppo società per azioni di servizio e non di comando darà inoltre la possibilità di aprire il sistema del Credito Cooperativo ai capitali esterni o addirittura esteri al fine di consentire in caso di necessità una rapida patrimonializzazione. «Purché non impazienti», ha sottolineato Azzi. «Capitali che confluendo nel patrimonio della Capogruppo potranno costituire un supporto per le banche in difficoltà. Nella normativa secondaria è stata introdotta anche la previsione di un fondo temporaneo finalizzato ad assistere le Bcc nella fase di transizione verso la costituzione del Gruppo Bancario Cooperativo».

Un altro obiettivo che la riforma consente di concretizzare è l’unità della categoria. Secondo il Presidente di Federcasse le disposizioni del 3 novembre lasciano importanti spazi di autonomia nella definizione compiuta dei contenuti dei contratti di coesione. E contiene anche importanti chiarimenti sui poteri e i doveri della Capogruppo nel rispetto delle finalità mutualistiche.

Sulla spinosa questione della singolarità o pluralità dei gruppi, Azzi ha dichiarato che è prevista la creazione del gruppo provinciale della Cassa di Bolzano e le 45 Casse Raiffeisen che si aggiungerà a quello o quelli nazionali. Un progetto che per il presidente di Federcasse lascia comunque aperta l’opzione del gruppo unico bancario che con a capo una Spa sarebbe il terzo soggetto nazionale e il primo come capitale italiani. «La soluzione unica sarebbe utile per cogliere opportunità ed evitare rischi. La divisione comporta infatti la duplicazione dei costi di direzione, coordinamento e controllo della Capogruppo sulle Bcc. Non solo. la replica dei processi decisionali sottrarrebbe risorse che le Bcc potrebbero invece destinare all’innovazione. La soluzione unica avrebbe in definitiva il pregio di favorire economie di scale, la messa a fattor comune delle migliori risorse patrimoniali e professionali, più forti capacità di investimento e maggiore reputazione sui mercati».

A margine della conferenza stampa, il direttore generale di Federcasse ha presentato i dati sul bilancio di coerenza delle BCC del 2016 da cui emerge che i finanziamenti delle Bcc al settore non profit sono aumentati del 14,3 %. Il documento ha messo anche in evidenza che a fine 2015, le Bcc hanno un totale di capitale e riserve pari a 20,3 miliardi di euro, +0,6% rispetto al -2,1 per cento delle altre banche e hanno erogato 119 mila piccoli prestiti per un ammontare complessivo di circa 800 milioni di euro.

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