Siccità
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Il pacchetto energia dell’Unione Europea è ancora troppo “sporco”

30 Novembre Nov 2016 1557 30 novembre 2016
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L’associazione commenta lo strumento proposto oggi dalla Commissione per aiutare a rispettare gli impegni nell'ambito dell'Accordo di Parigi sul cambiamento climatico. «Ci sono passi in avanti ma manca una decisa leadership sulle energie rinnovabili»

Per il WWF, il Pacchetto Energia per il 2030 proposto oggi dalla Commissione europea, sebbene contenga un’ampia serie di riforme al sistema energetico dell'UE, dimostra ancora la mancanza di una forte e decisa leadership dell’Unione sulle energie rinnovabili, capace di affrontare le sfide dell’Accordo sul clima di Parigi. Quello che manca è un’accelerazione al processo di transizione verso le energie pulite.

Il pacchetto energia pulita della Commissione è ancora troppo sporco, secondo il WWF. Si lasciano le porte aperte ai sussidi per i prossimi dieci anni, si mina il sostegno alle energie rinnovabili, si perdono alcune grandi opportunità in materia di efficienza energetica. La Commissione sembra anche pensare che un buon modo di affrontare i cambiamenti climatici è quello di bruciare più alberi.

C’è il rischio che alcune proposte della Commissione facciano compiere passi indietro, ad esempio, aprendo la porta alle sovvenzioni per il carbone minando così il sostegno alle energie rinnovabili e perdendo l'occasione offerta dall’efficienza energetica. Altro elemento che preoccupa è che la Commissione ritenga che bruciare più alberi sia un modo di affrontare i cambiamenti climatici.

Per il WWF ora spetta al Parlamento europeo e al Consiglio aggiungere elementi più robusti senza i quali l'Europa rischia di mettere a repentaglio i progressi già fatti, perdendo così gli enormi vantaggi che la transizione energetica porterebbe alle economie, alle opportunità di lavoro e alla nostra salute.

Efficienza energetica – 30% entro 2030 : l’Ue può fare di meglio
Aumentare l'obiettivo di efficienza energetica passando dal 27% al 30% e renderlo vincolante - come proposto dalla Commissione europea oggi - è un passo nella giusta direzione. Anche se l'obiettivo è vincolante solo a livello comunitario, senza obiettivi nazionali vincolanti, questa scelta dimostra come la Commissione abbia compreso la necessità di una politica di efficienza più forte per dare più fiducia agli investitori per il prossimo decennio.
Spetta ora al Parlamento europeo fare un ulteriore passo in avanti e, in linea con la sua precedente posizione, sostenere un obiettivo di efficienza del 40% quando si dovrà negoziare la direttiva sull'efficienza energetica con il Consiglio. L'adozione di un obiettivo di efficienza energetica più ambizioso, del 40%, significherebbe per i cittadini europei un risparmio fino a 32 miliardi di euro all'anno in termini di impatto sulla salute dell'inquinamento atmosferico e 2,6 milioni di posti di lavoro.

La Commissione Europea indebolisce il sostegno alle rinnovabili
L'obiettivo di raggiungere “almeno il 27%” di energia rinnovabile è molto al disotto di ciò che è necessario per gli obiettivi ambiziosi dell'accordo di Parigi. Senza obiettivi vincolanti a livello nazionale non si capisce in che modo si potrà ottenere questo risultato, un messaggio poco incoraggiante per gli investitori. Questi ultimi saranno scoraggiati anche da un generale indebolimento del quadro di sostegno dell'UE per le energie rinnovabili. I costi delle fonti rinnovabili come l'eolico e il solare sono diminuiti enormemente, ma il mercato non investirà adeguatamente senza garanzie solide e/o riforme capaci di renderle competitive.

«Gli investimenti europei nelle rinnovabili sono diminuiti fortemente e oggi sono inferiori a quelli di Cina e Stati Uniti. Le proposte contenute in questo pacchetto non sono in grado di dare un segnale forte a chi sta investendo e innovando nell'economia verde europea e rischiano di lasciare che altri raccolgano i frutti delle politiche avviate in passato dalla UE», ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.

Il mercato dell’energia deve andare di pari passo alle politiche
Mentre la Commissione ha cercato di bloccare il finanziamento per i nuovi produttori di energie ‘sporche’ attraverso i meccanismi di remunerazione della capacità di generazione (vale a dire il pagamento delle centrali per il loro ruolo di back-up del sistema elettrico), lascia però ancora le porte aperte ai sussidi per gli impianti a carbone esistenti, almeno sino al 2026. Inoltre, la Commissione non è riuscita a risolvere il problema della sovraccapacità in molti mercati energetici dell'UE, per esempio proponendo un programma di ritiro delle centrali più vecchie e sporche. In presenza di un eccesso di offerta, i mercati dell'energia elettrica non attrarranno investimenti adeguati per le fonti rinnovabili, a prescindere da quanto competitive esse siano. Dato che questa normativa viene negoziata tra il Consiglio e il Parlamento, è fondamentale che queste norme vengano riviste in modo da accelerare la chiusura degli impianti più vecchi e inquinanti (a cominciare dal carbone).

Proposte su Bio-energie, il preludio a un nuovo fiasco per i Bio-carburanti
È necessario che la maggior parte dell’approvvigionamento energetico del futuro venga da fonti solari e eoliche e non dalla bioenergia. Le proposte di oggi creano, invece, nuovi forti incentivi all'utilizzo maggiore di bioenergia e senza alcun criterio di sostenibilità. Questo significa che nel futuro vedremo il proliferare dell’uso delle biomasse, con benefici irrilevanti rispetto alla sostituzione di fonti fossili. In particolare, c’è il rischio di disboscamento delle foreste per fornire ceppato e pellet per il settore energetico dell'UE , cosa che sta già accadendo a un livello allarmante sia nel territorio dell’Unione che nei paesi terzi, e che accelererà molto, anche se su un target al 2050, l’aumento di emissioni.

La proposta di una governance europea sull’energia: un buon inizio
Il nuovo Regolamento riunisce una vasta gamma di obblighi di pianificazione e reporting che attualmente si trovano in diverse normative settoriali, come la direttiva sulle energie rinnovabili. Il regolamento di governance è inoltre destinato ad essere il meccanismo attraverso il quale l'Unione europea farà in modo che i suoi obiettivi energetici e climatici siano raggiunti. Il WWF avrebbe voluto vedere maggiori dettagli sulla pianificazione a lungo termine e maggiore chiarezza su come la Commissione intenda far rispettare gli obiettivi al 2030, ma nel complesso questo è passo avanti positivo.

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