Carcere Peter Macdiarmid:Getty Images
Padova

Noi, condannati alla morte viva: gli ergastolani si raccontano

6 Dicembre Dic 2016 1019 06 dicembre 2016
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Per la prima volta alcuni condannati al carcere a vita incontrano il vasto pubblico: il 20 gennaio, al carcere Due Palazzi, giuristi, rappresentati delle istituzioni, giornalisti, intellettuali e gente comune ascolteranno i racconti di chi non ha neppure la speranza di rientrare un giorno nella società. Un evento senza precedenti organizzato da Ristretti Orizzonti

Si svolgerà il prossimo 20 gennaio 2017 presso la Casa di reclusione di Padova la prima Giornata di dialogo con ergastolani, detenuti con lunghe pene, e con i loro figli, mogli, genitori, fratelli, sorelle. «Da tempo la redazione di Ristretti Orizzonti pensava a una giornata di dialogo sull’ergastolo, ma anche sulle pene lunghe che uccidono perfino i sogni di una vita libera», hanno scritto in una nota i redattori del noto quotidiano dal carcere. «Una giornata che avesse per protagonisti anche figli, mogli, genitori, fratelli e sorelle di persone detenute, perché solo loro sono in grado di far capire davvero che una condanna a tanti anni di galera o all’ergastolo non si abbatte unicamente sulla persona punita, ma annienta tutta la famiglia».

L'invito è stato esteso a parlamentari che si facciano promotori di un disegno di legge per l’abolizione dell’ergastolo e che si attivino per farlo calendarizzare, o che comunque abbiano voglia di confrontarsi su questi temi; uomini e donne di chiese e di fedi religiose diverse, perché ascoltino le parole del Papa, che ha definito l’ergastolo per quello che è veramente: una pena di morte nascosta; uomini e donne delle istituzioni, della magistratura, dell’università, dell’avvocatura, intellettuali, esponenti del mondo dello spettacolo, della scuola, cittadini e cittadine interessati. «Per anni siamo rimasti intrappolati in questa logica che "i tempi non sono maturi" per parlare di abolizione dell’ergastolo, e quindi non ci abbiamo creduto abbastanza, non abbiamo avuto abbastanza coraggio. Ma poi un pensiero fisso ce l’abbiamo, ed è quello che ci spinge a fare comunque qualcosa: non vogliamo abbandonare quelle famiglie, non vogliamo far perdere loro la speranza».

I pronotori dell'iniziativa vogliono dar vita a un Osservatorio, su modello di quello sui suicidi, per vigilare sui trasferimenti da un carcere all’altro nei circuiti di Alta Sicurezza; per mettere sotto controllo le continue limitazioni ai percorsi rieducativi che avvengono nelle sezioni AS (poche attività, carceri in cui non viene concesso l’uso del computer, sintesi che non vengono fatte per anni); per monitorare la concessione delle declassificazioni, che dovrebbe essere, appunto, non vincolata a relazioni sulla pericolosità sociale che risultano spesso stereotipate, con formule sempre uguali e nessuna possibilità, per la persona detenuta, di difendersi da accuse generiche e spesso prive di qualsiasi riscontro. «Di tutto questo vorremmo parlare il 20 gennaio a Padova», conclude il comunicato, «ma non chiediamo semplicemente di aderire a una nostra iniziativa. Vi chiediamo di promuovere con noi questa Giornata, di lavorare per la sua riuscita, di prepararla con iniziative anche in altri luoghi e altre date, e soprattutto di fare in modo che non finisca tutto alle ore 17 del 20 gennaio, ma che si apra una stagione nuova in cui lavoriamo insieme perché finalmente “i tempi siano maturi” per abolire l’ergastolo e pensare a pene più umane». Alla Giornata hanno già dato la loro adesione l'ex ministro Giovanni Maria Flick, l'ex magistrato Gherardo Colombo, il sottosegretario Gennaro MIgliore e molti altri.

Per partecipare occorre iscriversi. È possibile farlo a questo link

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