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Sclerosi multipla progressiva: individuato un linfocita-bersaglio

16 Dicembre Dic 2016 1148 16 dicembre 2016
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Pubblicato su "Frontiers in Immunology" uno studio italiano finanziato da AISM, che apre nuove prospettive sulla sclerosi multipla progressiva

Uno studio italiano apre nuove prospettive sulla sclerosi multipla progressiva. La ricerca è stata pubblicata su Frontiers in Immunology: porta le firme di ricercatori modenesi del Nuovo ospedale S. Agostino e dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ed è finanziata da AISM con la sua Fondazione. Lo studio ha indagato in particolare il rapporto fra degenerazione e infiammazione, due condizioni caratterizzanti la sclerosi multipla, che però si esplicano diversamente nelle differenti fasi della malattia. La ricerca - condotta dalle dottoresse Sara De Biasi dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Anna Maria Simone e Diana Ferraro del Nuovo Ospedale Civile S. Agostino-Estense e coordinata dalla dottoressa Patrizia Sola (NOCSAE) e dal prof. Andrea Cossarizza di Unimore, evidenzia come l'elemento infiammatorio, oltre che nella fase e ricadute e remissioni, sia presente anche nelle forme progressive di sclerosi multipla.

Lo studio si è concentrato su un tipo di linfociti molto particolari, ovvero i linfociti NK con un recettore T invariante (detti iNKT), che appartengono alla famiglia delle cellule dell’immunità innata e rappresentano meno dell’1% di tutti i linfociti circolanti. Dopo la loro attivazione queste cellule sono in grado di produrre diversi tipi di citochine, che sono i mediatori solubili e immediati della risposta immunitaria. È stato evidenziato che difetti delle cellule iNKT possano predisporre allo sviluppo di malattie autoimmuni, ma il loro ruolo nella SM è ad oggi è poco conosciuto. Per capire il ruolo di queste cellule nella sclerosi multipla, gli autori di questo studio hanno analizzato le cellule iNKT e la loro attività funzionale nelle diverse forme cliniche della malattia. In particolare hanno studiato 165 persone con SM, tra cui 102 pazienti con forma attiva di tipo RR (Recidivante-Remittente), trattati o non trattati con le diverse terapie indicate per la malattia, 19 con forma RR non attiva, 20 con forma Primariamente Progressiva (PP) e 24 con forma Secondariamente Progressiva (SP), confrontati con 55 controlli sani.

I risultati hanno dimostrato che non c’erano grosse differenze nel tipo morfologico di cellule iNKT presenti nelle diverse forme di sclerosi multipla, ma che invece, quando stimolate, le cellule iNKT presenti nelle persone con SM producevano molecole ad azione infiammatoria. In particolare, le forme di SM secondariamente progressiva presentavano una maggiore presenza di cellule iNKT che producevano IL-17, una potente citochina infiammatoria. Quindi, i ricercatori hanno capito che l’aspetto delle cellule iNKT era simile a quelle dei controlli sani, ma la loro funzionalità era invece del tutto diversa. Inoltre, il trattamento con il farmaco natalizumab, rispetto ad altre terapie, ha dimostrato di poter modulare le funzioni delle cellule iNKT.

In sostanza, questi linfociti potrebbero avere un ruolo importante nella infiammazione presente nella fase progressiva della malattia, e potrebbero diventare un importante bersaglio terapeutico. Il lavoro di ricerca ora dovrà essere esteso ad un maggior numero di persone per poter valutare se le cellule iNKT presentano differenze funzionali in diversi tessuti e organi di persone con SM.

Gli estremi della pubblicazione: De Biasi S., Simone A.M., Nasi M., Bianchini E., Ferraro D., Vitetta F., Gibellini L., Pinti M., Del Giovane C., Sola P., Cossarizza A. iNKT Cells in Secondary Progressive Multiple Sclerosis Patients Display Pro-inflammatory Profiles. Frontiers in Immunology, 30 Nov. 2016, Vol. 7, art. 555. (doi: 10.3389/fimmu.2016.00555).

Foto Luca Loiacono

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