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Migranti

Finlandia, dove ti chiedono di rinunciare a te stesso per essere accolto

19 Dicembre Dic 2016 1733 19 dicembre 2016
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La storia di Samer Saad, iracheno, alle prese con la "logica" dell'Ufficio immigrazione finlandese: perseguitato in patria per il fatto di essere musicista dovrebbe "solamente" cambiare lavoro. In questo modo la persecuzione finirà

«È come se mi si chiedesse di cambiare la mia intera identità, i miei pensieri, le mie emozioni, la mia intera persona». Non si diventa musicisti in una notte. Samer Saad ha vissuto la sua vita, sin dall'infanzia, circodato dalla musica. Samer suona la viola e racconta: «rinunciare al mio lavoro di violinista è impossibile». Eppure, proprio questo gli chiede l'ufficio immigrazione finlandese: rinunciare. Nella richiesta di asilo ora rigettata l'ufficio crede che Samer Saad sia stato perseguitato in patria, subendo violenza fisica e trovandosi in pericolo di vita. Eppure, lo stesso ufficio che attesta questo stato di cose ritiene possibile un suo ritorno a Baghdad. Lo ritiene possibile se il musicista – che ha lavorato per oltre dieci anni nell´Orchestra sinfonica nazionale dell´Iraq e ha diretto il Dipartimento di Musica occidentale dell'Università di Baghdad – cambiasse lavoro.

In sostanza, poiché la sua persecuzione è nata dal fatto che fosse un musicista, cambiando lavoro – questa la “logica” dell’Ufficio immigrazione – la persecuzione finirà. Non fa una piega, dal punto di vista della burocrazia europea. Ma la burocrazia ha un punto di vista stupido e miope, al quale Samer Saad risponde: «non posso rinunciare alla mia musica, nella mia vita non c'è nient'altro. È come se mi chiedessero di uccidermi».

Secondo l'Ufficio per l'immigrazione fare musica non è un tratto caratteristico essenziale per l'identità della persona, dei suoi sentimenti o per la piena affermazione dei diritti umani.

In Iraq, il lavoro di musicista è espressione di un’idea molto forte. La musica e, in particolare, la musica occidentale in cui Samer Saad si è specializzato viene oggi disprezzata. Saad non ha il coraggio di raccontare tutto quello che gli è accaduto in Iraq, perché la sua famiglia vive ancora là e potrebbe subire ritorsioni qualora si esponesse troppo. L’ufficio immigrazione è a conoscenza dei fatti e, nel fascicolo, li ha registrati come veri: nel suo Paese, la vita di Samer Saad è stata messa in pericolo.

Samer racconta che gli atteggiamenti, nei confronti dei musicisti, hanno cominciato a inasprirsi 4 anni fa. Da allora, la situazione è peggiorata. Gran parte dei colleghi e degli insegnanti di Samer sono fuggiti dal Paese. I fatti di violenza contro i musicisti professionisti sono semplici e brutali: le loro mani sono oggetto di tortura e gli stumenti bruciati. Nonostante sparizioni, fughe, rapimenti, torture l´Orchestra sinfonica irachena ha continuato a lavorare, anche se illegalmente, cambiano e improvvisando ogni sera una sede diversa per prove e concerti.

«Ho resistito anche io, ma quando le violenze si sono accanite costantemente contro di me non ho potuto contiuare. Io ho una famiglia per la quale voglio rimanere in vita. Non avevo altra scelta». Samer ha scelto il Nord dell’Europa, in particolare la Finlandia perche – racconta – «so che qui si apprezzano musica e musicisti. I concerti sono da tutto esaurito, l'istruzione musicale è di altissimo livello. Pensavo di trovare accoglienza, ma ho avuto questa risposta: cambia lavoro e torna a casa». Oltretutto, cambiare lavoro in Iraq non è impresa semplice. «Il governo non accetta persone che cambino lavoro, soprattutto se hanno avuto un´istruzione come la mia».

Ma se anche cambiasse lavoro, Samer Saad non può cancellare il proprio passato. «Le mie esibizioni sono conosciute, molte si trovano su youtube. Anche se smettessi di suonare, facendo il muratore o il facchino sarei comunque un bersaglio a vita in Iraq». Nessuno di noi può immaginare «che con queste persone che hanno deciso di condannarti a morte non si può trattare». Samer Saad proviene da generazioni di musicisti. Suo padre suonava l´oud, il liuto tradizionale iracheno. Suo zio era scrittore e attore e venne giustiziato al tempo di Saddam Hussein. Il nonno di Samer era un giornalista. La famiglia di Samer Saad è stata oggetto non solo di violenze, ma anche sommariamente esposta a accuse di ateismo. Samer ritiene che l´Ufficio per l´immigrazione si stia comportando come i terroristi in Iraq, chiedendogli la stessa cosa». Essere artisti si collega ai principi della mia famiglia, quando a un musicista si dice “puoi cambiare lavoro” è come se si dicesse “puoi cambiare le tue idee politiche o il tuo credo religioso”.

Una cosa del genere, spiega Samer Saad, non è possibile. Samer conosce la lingua finlandese, ha spesso suonato in Finlandia ospite di rinomati musicisti locali e persino nella prestigiosa Accademia Sibelius per un concerto di beneficenza. Samer sogna una casa, sogna di insegnare musica, sogna di insegnarla ai suoi figli. Ora, in seguito al rigetto della sua richiesta, racconta, «posso solo immaginare un futuro, non sognarlo. E questo futuro è nero». Samer ha paura di morire. «In Iraq non posso tornare, in Finlandia ho trovato amici fantastici e ho suonato con loro. Andarmene e tornare per rinunciare alla musica sarebbe anche peggio della morte. Sarei morto dentro». Ora Samer è in attesa della decisione sul suo ricorso. La sua vita è appesa a quel ricorso.

p. s. la notizia è stata resa nota da Esko Repo sul portale della rete televisiva Yle

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