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Mps, cosa rischiano i risparmiatori

20 Dicembre Dic 2016 1200 20 dicembre 2016
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Dopo il cambio di rotta della Consob, il 90% dei piccoli obbligazionisti di Mps si è ritrovata davanti ad un bivo: assumersi il rischio di diventare azionista della futura banca Mps oppure tenersi le obbligazioni subordinate e rischiare il loro azzeramento in caso di bail in. I risparmiatori possono tuttavia sperare in una qualche forma di indennizzo da parte dello Stato ma solo venisse provato che c’è stata vendita impropria di titoli inadatti al profilo di rischio del risparmiatore.

Cinque secoli di storia della Banca Mps sono stati spazzati via da decenni di cattiva gestione che hanno lasciato all’istituto senese circa 28 miliardi di sofferenze. Rocca Salimbeni ha bruciato in pochi anni 20 miliardi di capitale. Il risultato è che oggi la banca più antica del mondo ha tempo fino al 31 dicembre per effettuare l’aumento di capitale da 5 miliardi imposto dalla Banca Centrale Europea per evitare di essere nazionalizzata. Venerdì scorso la Consob, con una decisione che sta facendo molto discutere, ha approvato la conversione volontaria dei bond subordinati in mano al pubblico retail. Per il buon esito dell’operazione di mercato, la banca deve infatti convincere entro le ore 14 di mercoledì 21 dicembre circa 40mila piccoli obbligazionisti a trasformare le obbligazioni subordinate in loro possesso in azioni della futura banca Mps. Si tratta dei bond emessi da Mps per 2,16 miliardi nel 2008 a sostengo dell'acquisizione di Antonveneta e in scadenza nel 2018. Le nuove azioni verranno emesse a un prezzo compreso tra i 24,9 euro e 1 euro, questa la “forchetta” annunciata dalla banca senese.

Nella prima fase della conversione che si è chiusa lo scorso 2 dicembre, Siena ha ricavato 1,028 miliardi di euro Tanto maggiore sarà l’adesione degli investitori istituzionali e retail al piano di conversione, tanto minore sarà quindi l’importo dell’aumento di capitale da trovare sul mercato. Un miliardo potrebbe essere fornito dal fondo sovrano del Qatar, che però nel frattempo non si è fatto più sentire. Mentre in queste ultime ore, l’ipotesi della conversione integrale si fa sempre meno concreta, se si considera che finora dalla conversione volontaria sono arrivati solo 150 milioni.

Ma cosa rischiano i risparmiatori? Facciamo un passo indietro. Prima del via libera di venerdì scorso, l’organo presieduto da Giuseppe Vegas aveva negato il consenso alla conversione volontaria, affermando che in base ai criteri Mifid, i profili di rischio della clientela non professionale, i cosiddetti piccoli risparmiatori, non erano adeguati per investire in strumenti altamente rischiosi come le azioni. Dopo il cambio di rotta della Consob, il 90% dei piccoli obbligazionisti di Mps si è ritrovata davanti ad un bivo: assumersi il rischio di diventare azionista della futura banca Mps oppure tenersi le obbligazioni subordinate e rischiare il loro azzeramento in caso di bail in.

Peraltro, gli obbligazionisti che decidono di optare per la conversione, dei bond, devono firmare una dichiarazione dove attestano di “aver aderito all'Offerta di propria iniziativa senza sollecitazione o erogazione di consulenza da parte dell'intermediario, nonché di essere stato informato della non adeguatezza dell'operazione e di volere, ciò nonostante, dar corso all'adesione”. Per incentivare i risparmiatori a trasformare i bond in azioni, la banca ha promesso un tasso di conversione “allettante” rispetto a quello cui i risparmiatori sarebbero soggetti con il salvataggio pubblico. Tuttavia, nessuno può prevedere il valore delle azioni Mps, qualora il tentativo di mercato dovesse avere successo.

Se l’operazione di conversione non dovesse invece andare a buon fine, entrerebbe comunque in azione il piano B che prevede l’intervento dello stato. Il Tesoro, già azionista con il 4% di Mps, è pronto ad approvare il decreto legge per far fronte alle varie criticità che pesano sul settore bancario attraverso un fondo pari a 20 miliardi più 80 miliardi di garanzie pubbliche sulle emissione strumenti finanziari già autorizzate da Bruxelles. Il Consiglio dei Ministri ha infatti chiesto al Parlamento l’autorizzazione allo sforamento di bilancio per l’attivazione dell’ombrello pubblico sulla ricapitalizzazione precauzionale che in base alla direttiva europea Brrd del 2014 riconosce allo stato la qualità iniziale di garante dell’aumento di capitale e evitare così la risoluzione della banca.

L’intervento salva-risparmio, come lo ha definito il premier Paolo Gentiloni, potrebbe far scattare comunque il meccanismo del burden-sharing già applicata nel novembre del 2015 con il salvataggio delle quattro banche Etruria, Marche, Cariferrara e Carichieti. In questa prospettiva, per i detentori dei bond, la trasformazione forzosa delle obbligazioni in azioni potrebbe avvenire anche a valori inferiori rispetto alla conversione facoltativa. Con perdite anche per gli azionisti. I risparmiatori possono tuttavia sperare in una qualche forma di indennizzo da parte dello Stato qualora fosse provato che c’è stato un caso di 'misselling', ovvero vendita impropria, di titoli inadatti al profilo di rischio del risparmiatore.

E le associazioni dei consumatori insorgono. Per gli esperti di Aduc “La CONSOB ed il Governo, ancora una volta, stanno dimostrando di non essere seriamente interessati a tutelare i piccoli investitori esponendoli ad una scelta estremamente complessa ed incerta senza, per altro, fornirgli tutte le informazioni indispensabili per poterla effettuare in modo consapevole.

In questo scenario di profonda instabilità e incertezza, di ora in ora prende sempre più forma l’ipotesi dell’intervento delle istituzioni italiane al fine di evitare il fallimento e l'attivazione del meccanismo del bail-in che nel peggiore dei casi potrebbe azzerare il valore dei titoli.

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